Spaziotempo-distorce-la-visione

Cosa sono il tempo e lo spazio?

Se non si perde tempo
non si arriva da nessuna parte
– Carlo Rovelli

Il tempo e lo spazio sono un unicum indivisibile che caratterizza la nostra esperienza di osservatori del creato. La nostra è una vita limitata, e con questo limite dobbiamo fare i conti. Immaginare che tempo e spazio siano un continuum fluido e allo stesso tempo effimero è un peccato veniale, poiché i nostri limiti non ci consentono di vivere l’esperienza terrena in modo differente. Tuttavia dobbiamo prendere in considerazione la possibilità che ci sbagliamo, che i nostri sensi c’ingannino, che la nostra limitata intelligenza non sia in grado di capire se non con grande, grandissima fatica i meravigliosi meccanismi dell’universo; che la nostra esperienza diretta della realtà sia vacua e sfumata. Per dirla in modo semplice: le cose potrebbero non stare come c’immaginiamo.


ceruleo

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Con lo scorso mini-ripasso abbiamo concluso la nostra epopea con gli articoli. Oggi approdiamo a un argomento decisamente più succoso: gli aggettivi. Cosa sono? quali sono? qual è la loro funzione? come si usano? Per scoprirlo basta continuare a leggere.

Aggettivo

«L’aggettivo è una parola che serve a modificare semanticamente il nome o un’altra parte del discorso con cui ha un rapporto di dipendenza sintattica e, nella maggior parte dei casi, di concordanza grammaticale».

Luca Serianni, Ivi p. 191

Dunque, la funzione dell’aggettivo è quella di aggiungere semantica a una parte del discorso con cui è in rapporto sintattico diretto. Questa parte del discorso è solitamente un sostantivo: «le rose profumate», «il cielo ceruleo», «il caldo afoso». Con esso l’aggettivo mantiene quasi sempre un rapporto di concordanza sia numerale sia di genere, essendo l’aggettivo – ve ne ricorderete – una delle parole variabili del discorso.


Alexej Ravski

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Dopo aver parlato, negli scorsi mini-ripassi, dell’articolo determinativo e dell’articolo indeterminativo, è la volta adesso del partitivo. Scusate la rima…

Partitivo

Abbiamo già detto di come in alcuni casi si ricorra al partitivo per sopperire all’esigenza di un uso plurale dell’articolo indeterminativo. Al singolare, invece, l’uso di del, dello, della, dice il Serianni, è molto più limitato.

«A differenza dell’indeterminativo singolare un(o), una, il partitivo si usa quasi solo con sostantivi che esprimono una nozione collettiva, per indicare una parte, una quantità imprecisata: “pianger sentì’ fra ‘l sonno i miei figliuoli / ch’eran con meco, e dimandar del pane” (Dante, Inferno, XXXIII 39); “prendeva con sé della gente che teneva sempre pronta a ciò” (Manzoni, I Promessi Sposi, XXX 22)».

Luca Serianni, Ivi p. 186