stupratore seriale

…quando il sesso sfocia in violenza

In un mondo giusto: un uomo incontra una donna, se ne innamora, la corteggia, ci esce insieme e, alla fine, i due, si ritrovano stesi su uno squallido materasso dozzinale, simile a molti altri, a far cigolare le molle. Il rumore, nel silenzio generale, si protrae per pochi minuti. La luce resta sempre spenta. Quando il cigolio si quieta, la donna, insoddisfatta, mente sulla prestazione dell’uomo. L’uomo, pensando di essere Dio sceso in terra, ronfa con orgoglio.

Diciamocelo: Adamo ed Eva hanno messo al mondo un’umanità priva di midollo spinale. Siamo la brutta favola che nessun bambino vorrebbe mai leggere. La sitcom che non finisce mai in onda sui teleschermi. Per fortuna, a risollevare le nostre sorti, esistono loro, gli: stupratori.

Ok, detto così può sembrare bieco e un tantino cinico, lo ammetto. Peggio: può quasi sembrare che suggerisca ai lettori di diventare essi stessi dei violentatori, o quando meno di portare loro ammirazione. Nulla di più falso. Lo scopo di questo articolo, tuttavia, è di spingervi a guardare il demone dritto negli occhi. Il demone in questione, cari followers, siete proprio voi.


Je_suis_Charlie

…quando la libertà di satira è ipocrisia

Alla satira volgare e spesso sessualmente esplicita, io, ho sempre preferito una riflessione più intima e pacata. Non sono mussulmano, ma neanche ebreo. Non sono ateo, ma neanche religioso. Non approvo chi impugna un fucile per sottolineare le proprie ragioni, ma neanche chi fa della satira un’arma. Diciamolo: la satira, come espressione dell’intelligenza umana e come veicolo di protesta, non mi è mai piaciuta.

Certo, c’è satira e satira. Quella dei fratelli Guzzanti, ad esempio, mi è sempre andata a genio. Sa essere irriverente, ma anche divertente. Quella del settimanale Chalie Hebdo, invece, è solo volgare. Brutta. Così avrei risposto, se me lo avessero chiesto, prima che un pugno di dementi falciasse a suon di proiettili la loro redazione.

Dopo i fatti di Parigi, tutti si sono alzati urlando in coro: “Io sono Charlie – Je suis Chalie!”. Io, invece, più che Chalie Hebdo, mi sento un po’ Chalie Brown. Ecco, è quello il livello di satira che va a genio a me. Chi pensa che non ci sia satira nei Peanuts, non li ha mai letti con attenzione. La satira c’è, verso il genere umano, mostrandone le peculiarità e le debolezze. Debolezze che si manifestano fin da piccoli.


terza persona narrante

… quando non servono strade giuste,

ma il giusto narratore

Cari follower, so che aspettavate questo momento. Vi siete trascinati per tutta la settimana in un’ansia asmatica, da prestazione post-mestruale, solo per la tensione di poter leggere il seguente articolo. Ebbene, il tempo è giunto. Adesso potete tirare un sospiro di sollievo, strappare il testamento redatto malamente in presenza del vostro labrador e voltare finalmente pagina. Oppure…

Potreste continuare a leggere dandovi l’opportunità di: 1. scoprire regni utopici in cui la fantasia è normalità; 2. galleggiare su oceani di pensieri percorsi da ondate di parole deliranti; 3. immergervi in sostrati di avverbi di modo (leggi: lentamente) o di tempo (leggi: immediatamente), cozzanti con aggettivi qualificanti (leggi: romboidale); 4. regnare su consonati sibilanti e virgole punteggianti; poiché l’argomento di questo post è: narrare, sì, ma in terza persona.

Incipit numero 2

Capisco, preferite la normalità di un linguaggio armato di senso. Bene, concordo. Dunque, la volta precedente abbiamo parlato di scrittura in prima persona sia al presente sia al passato. Oggi, se riuscirò a essere serio ancora per qualche riga, potremmo parlare della scrittura in terza persona.

«Ragazzo, ti vedo un po’ affaticato».

«Tranquillo, vecchio mio, sto bene. Solo, non avevo mai scritto “mestruale” prima d’ora».

«Ti capisco. Ma alla tua età saprai che capita, no? Almeno una volta al mese. Vieni, ti spiego un po’ di cose».


Prima persona narrante

…quando il bivio svolta nella prima persona narrante

Questo è il primo vero ostacolo e la prima scelta importante che si deve compiere quando si decide di narrare in prosa una storia. Ci sarebbe anche la seconda persona come opzione; qualcuno c’ha anche provato, ma i risultati non sono stati soddisfacenti. Narrare in seconda persona significa raccontare al lettore quello che lui stesso sta facendo… come se fosse il protagonista. Potete tentare, se volete, giusto per divertirvi, ma non vi porterà da nessuna parte.

Restiamo dunque alle opzioni classiche: prima o terza persona? Sono entrambe scelte valide e plausibili. La ragione per cui si sceglie l’una o l’altra, riguarda l’effetto che si vuole ottenere presso il lettore. Effetti molto diversi fra loro, devo dire. Quali sono, lo vedremo fra un attimo. Prima lasciate che vi chieda: voi come scegliete il punto di vista della narrazione? Lo fate a casaccio, vero? Non esiste niente di più sbagliato…