Come una bambola

Leggende metropolitane

La prossima settimana, quella di Natale per intenderci, sempre di giovedì – come la volta precedente –, uscirà il mio nuovo racconto: L’equivoco. È il secondo che invio al Gruppo Mondadori; è il secondo che mi pubblicano. Finora, per esperienza diretta, non posso che affermare: «Non mi hanno mai rifiutato una pubblicazione». Sto con i piedi per terra, tranquilli; solo che… be’ leggendo quel che si dice in giro per il web sull’argomento, cioè che pubblicare sia difficile; che pubblicare poi con una grossa casa editrice (è indubbio che al momento Mondadori sia davvero la più grossa) per un esordiente sia quasi impossibile; che i racconti non li legge e non li acquista più nessuno, eccetera eccetera, mi aspettavo di trovare le porte editoriali serrate a doppia mandata, di ricevere rifiuti su rifiuti, come racconta Stephen King in On writing, e invece… mi pubblicano, di nuovo. Alcune delle cose che si dicono sul web sono solo leggende. O forse sono io a essere fortunato?

In realtà, a inizio Dicembre, ne ho inviato anche un terzo: pubblicheranno pure quello, la settimana del 14 gennaio; ma ne riparleremo. L’equivoco, questa volta, è un racconto di tre pagine (pagine da rivista), cioè da dieci mila caratteri. Come una bambola, il racconto precedente, era di 6.800 caratteri (due pagine da rivista). Quando l’ho inviato, L’equivoco, era più corto di un migliaio di caratteri.  Non avendo il cuore di tagliarlo per farlo rientrare nelle due pagine ho allungato un po’ il finale che, in effetti, era un po’ rocambolesco e aggiungendo un paio di battute in più nei dialoghi. Credo che allungare un racconto sia più facile che tagliarlo.

Poiché il Natale rientra cronologicamente nella dinamica del racconto, anche se non è un racconto natalizio, mi hanno concesso proprio la settimana che porta al Natale. Insomma, finora con loro mi sono trovato benissimo. Tanto che… stavo pensando di farne un mestiere.

La strada del venditore di racconti

Da quasi dodici anni vendo “sogni” per un ufficio di rappresentanza. Mi pagano un netto al mese da leccarsi le dita ma… credo fermamente che in un mercato meno statico del nostro, cambiare lavoro ogni dieci anni non sia un male. Anzi, bisognerebbe cambiare spesso, per fare esperienze, ampliare i propri orizzonti ed evitare di sedersi sugli allori. Ma in Italia forse non è possibile. Noi non siamo americani… O forse anche questa è una leggenda metropolitana? Un mio carissimo amico ha di recente lasciato una poltrona in Ferrari per passare in FIAT: a certi livelli cambiare è forse più facile.

Ho ripreso a scrivere a settembre 2013. Erano dieci anni che non scrivevo; dieci anni in cui mi sono dedicato alla mia carriera da “venditore di sogni”; a due convivenze, purtroppo finite; al paracadutismo; al pugilato… eccetera. Ho impiegato due anni ad arrivare alla pubblicazione. Due anni… Prima di Come una bambola non avevo mai spedito niente a nessuno. Nel 2013 avevo partecipato a un paio di concorsi letterari, piazzandomi bene (conservo un diploma di merito sopra la scrivania), e nel 2014 avevo tentato un concorso di quelli importanti. Escludendo queste misere esperienze, non mi sono mai confrontato con il mercato editoriale. Oggi mi rendo conto che lo scrittore è un fornitore dell’editoria. C’è chi fornisce gli imballaggi per i libri, chi la consegna e la rappresentanza del prodotto finito, chi la carta e la stampa… lo scrittore fornisce i contenuti. Scrivere a livello professionale, in definitiva, significa proprio questo: avere coscienza del proprio ruolo.

Quando ho ricominciato a scrivere pensavo di essere un genio; adesso credo che tutti quelli che iniziano a scrivere pensano di esserlo. Alcuni lo pensano anche dopo. L’importante, invece, è fare i conti con se stessi e migliorare un po’ per volta: se qualcosa di buono c’è, verrà fuori. Due anni, dicevo, possono essere tanti o pochi. Al momento non ho l’esperienza per valutare. Tuttavia guadagnare dalla propria passione dopo solo due anni di “studio” non mi pare male. Quindi, a un certo punto, credo sia normale chiedersi se sia possibile farne un mestiere.

Il mestiere che vorrei

Sono giunto alla conclusione che scrivere romanzi non è scrivere. Cioè che lo scrittore non è solo uno che pubblica romanzi. Il romanzo, per quanto mi riguarda, dovrebbe rappresentare il culmine di una carriera. Più vado avanti per questa strada, più mi convinco che per scriverne uno si debba avere qualcosa di grosso che preme da dentro. Ma scrivere per il piacere di farlo, e anche per mestiere, non significa «scatarrare le proprie inquietudini sul prossimo». Mi piace scrivere racconti; mi piace molto scrivere narrativa. Non credo, invece, che mi piacerebbe scrivere la qualunque per fare cassa. Ad esempio: contenuti per il web, articoletti per giornali e riviste, il retro delle confezioni di cereali… Non lo posso affermare con certezza: al momento la penso così; domani è un altro giorno.

Il mestiere che vorrei, quindi, è quello dello storyteller: del racconta frottole, per intenderci. Cioè, di chi inventa storie per parlare di una verità più grande. Facendo i conti, tenendo presente quanto paga Mondadori un racconto (non ho al momento altri dati per fare confronti), per arrivare a guadagnare quanto guadagno adesso dovrei pubblicare dieci racconti al mese, tutti i mesi, e pregare che non venga mai saltato un pagamento. Tuttavia avrei a disposizione molto più tempo per scrivere: attualmente 12 delle 24 ore giornaliere (weekend esclusi) sono dedicate al lavoro convenzionale. In queste dodici ore quante cose potrei fare in più? Dieci racconti al mese, tutti i mesi, sono tanti, ma potrebbero non essere troppi…

A una sola casa editrice, però, potrebbe non stare bene acquistarne così tanti da un solo fornitore. Ma al mondo di case editrici ne esistono tante e io non ho alcun contratto che mi vincola. In un mondo ideale, quella del freelance è la posizione migliore: ti permette di vendere a tutti e di mettere gli acquirenti in competizione tra loro. Certo, il nostro non è un mondo ideale… O forse anche questa è una leggenda metropolitana?

Tuttavia, per fare una scelta così radicale bisogna quantomeno essere ben introdotti; è ancora un po’ presto per me. Facciamo passare un altro anno e alla fine del 2016 tireremo le somme. Per il momento, però, mi perdonerete se su questo blog pubblicherò meno racconti, limitandoli a quelli che, per loro natura, non possono essere venduti.

59 Comments on “Vendere racconti

  1. Complimenti per l’ottimo traguardo raggiunto.
    Scrivi bene e ti meriti che il tuo impegno sia riconosciuto e pagato.
    Penso però che non dovresti lanciarti a testa bassa in questa nuova passione, ti conosco abbastanza bene da temere che durerà ben meno di un anno, quindi penso sia una decisione intelligente quella di stare a guardare come si evolvono le cose durante l’anno.

    Mi pare di aver capito che Confidenze abbia un’audience specifica, pensi che avresti idee da proporre a lungo termine? So che sei un vulcano di idee, quindi probabilmente la risposta è sì, io probabilmente mi troverei col cervello in panne solo a sentirmi dire “scrivi di…”, qualsiasi fosse l’argomento!

    PS: ma chi non può comprare il giornale come fa a leggere le tue storie? 😥

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    • Ciao Lisa, grazie. 🙂

      È vero, sono un po’ scostante, ma neanche tanto se pensi che mi sono impegnato parecchio per due anni consecutivi in un’unica direzione. A volte la vera difficoltà è capire quale sia la propria strada, più che la strada in sé.

      In Mondadori sono ormai ben introdotto, mi pare. Siamo passati a darci del tu; i miei racconti vengono apprezzati; le persone mi sembrano capaci e alla mano. Ho inviato di recente un quarto racconto (sì, sono un vulcano) e nella mail di accompagnamento – cosa che non faccio mai – ho ritenuto di dover aggiungere una spiegazione su alcune scelte grammaticali, come ad esempio la variante attualizzante «ci» elisa davanti al verbo avere. Il timore era di non essere compreso, perché lo stile doveva simulare il racconto di un caporeparto di un’acciaieria che si sforza, riuscendoci, di scrivere un buon italiano.

      Mi ha risposto la responsabile narrativa Mondadori, ringraziandomi per la spiegazione: «senza ironia, all’altezza dell’Accademia della Crusca». Ecco, queste sono le cose che fanno davvero piacere; che ti fanno capire di essere sulla strada giusta.

      Confidenze ha un pubblico e un tipo di narrativa ben definita, anche proprio nel taglio, ed è un po’ limitante, perché non ti permette troppe variazioni, ma la capacità di uno scrittore sta anche nel riuscire a fare cose profonde e originali quando i margini di movimento sono davvero minimi. Non credo ci riuscirebbero in tanti. Tra l’altro i miei racconti non sono perfettamente in linea con la loro produzione editoriale; sono un po’ troppo “profondi”. Però li pubblicano lo stesso e questo sfata un mito.
      Chi non può comprare la rivista, perché ad esempio è bloccata in Canada (…), dovrà aspettare che un giorno faccia una raccolta di racconti da pubblicare magari con la stessa Mondadori. 🙂

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  2. Ok, ci sarebbero tante considerazioni da fare e lo so già che quando premerò invio mi perderà il commento e dovrò riscriverlo 😛
    Punto uno non mi stupisco che ti selezionino i racconti, scrivi bene e sei anche “astuto” nel farlo, nel senso che sai padroneggiare abbastanza la tecnica da scrivere per il pubblico che selezioni. E’ anche per questo che mi permetto di farti delle critiche, e poi non mi sembri così permaloso, o per lo meno non mi sono ancora trovato una testa di cavallo nel letto (ma forse questo è solo merito delle poste italiane:P)
    Punto (boh, ho già perso il conto) mi pare che Mondadori paghi abbastanza bene (pur non sapendo quando prendi di stipendio) ma temo che non ti pubblicherebbero 10 racconti al mese, vorrebbe dire che su ogni numero dovrebbero esserci due o tre racconti con la tua firma, qundi ti ci vorrebbero cinque riviste settimanali che bubblichino racconti pagandoli come mondadori: ci sono? Quando avevo fatto una ricerca non ne avevo trovate) oppure potresti provare ad usar cinque pseudonimi 😛
    Poi, sì, sull’editoria ci sono un sacco di luoghi comuni, primo tra tutti che pubblicano solo schifezze, ma qui sarebbe un discorso troppo lungo per rischiare che vada perso nel salvataggio del commento 😛
    Io a differenza di te vendo competenze, e le competenze nessuno le vuole più comprare, ormai sono tutti capaci di fare tutto, tanto che ci vuole? leggi un manuale, trovi un tutorial su youtube. Se invece di vendere calcoli strutturali di strutture portanti aeronautiche, vendessi che so, grafica ci sarebbe qualcuno che “mio cugino sa usare il computer, la grafica del sito la faccio fare a lui” se vendessi servizi editoriali ci sarebbe qualcuno che “ma tanto l’editing non serve, o mi leggo un libro e lo so fare anch’io, che ci vuole?” Ecco, succede lo stesso nel mio lavoro anche se a livelli un po’ diversi, ma tanto un neolaureato si studia il software e lo fa al posto tuo resta.
    La mancanza di dinamismo del mercato del lavoro in Italia è un luogo comune, ma lo devi ragionare a livello europeo (e comunque a livello di estensione terrtoriale sei ancora al di sotto degli stati uniti) e questo te lo posso dire per esperienza personale, se hai voglia di cambiare, di spostarti, le occasioni si trovano, anche in Italia.
    Sul freelance, anche questo te lo posso dire per esperienza, è il lavoro ideale (almeno per me) niente orari, le ferie le fai quando vuoi e quante ne vuoi (tanto non te le pagano) se ti scocci o ti trattano male hai 2 settimane di preavviso (questa ovviamente è un arma a doppio taglio) e poi eliminando uno degli intermediari almeno un po’ di soldi in più in tasca ti entrano. Poi ci sono i contro, ma qui ci vorrebbe almeno un post. E poi nel mio campo il prezzo lo fa il cliente, puoi solo decidere se accettare o no.
    Comincio a pubblicare qua perchè mica ho finito 😛

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    • Grilloz: copia prima di inviare, così se te lo perde basta che fai incolla al tentativo successivo. 😛

      Esatto, sì, è quello che ho pensato anch’io. Finora ho selezionato cinque riviste che pubblicano racconti e forse ce ne sono altre che non conosco… Intendiamoci, non penso di lasciare il mio lavoro per intraprendere questa strada, non subito almeno, ma è una potenzialità da coltivare.

      Anche per la scrittura è la stessa cosa: tutti pensano di saper scrivere: alcuni se lo dicono pure da soli: sono uno scrittore! … poi non sanno quello che fanno e se per caso gli riesce, casualmente e inconsapevolmente, un racconto scritto quasi bene: vanno in giro come dei galletti. In fondo la stessa cosa vale, se ci pensi, anche per la cucina: tutti pensano di saper cucinare e fino a un certo livello è anche vero, ma gli chef sono un’altra cosa. Quando scrivo un racconto ogni parola ha un posto preciso per un motivo preciso; non è mai una “scatarrata emotiva”.

      Per la testa di cavallo, consiglio: non aprire quel pacco enorme di Natale che si trova sotto il tuo albero…

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      • Infatti ho copiato il testo, solo che preso dalla foga mi sono scordato di spuntare la casella delle notifiche ed ero li a chiedermi, ma quanto lavoro ha oggi Salvatore? 😀

        Ma davvero hai trovato altre cinque riviste che pubblicano racconti (pagandoli)? Io dopo lunghe ricerche ne avevo trovato solo una che li pubblicava ma mi pare non li pagasse (anzi per mandarli dovevi anche allegare il loro tagliando, ovvero comprare un numero della rivista)

        Per il saper cucinare ti racconto un aneddoto:
        Anni fa seguivo un corso di nuoto, giunto al periodo natalizio la piscina organizzò la solita festa di fine anno nella quale ognuno poteva portare qualcosa da mangiare o bere. Io mi impegnai e preparai una bella torta, ero anche parecchio soddisfatto del risultato.
        Quando arrivò il momento di aprire le cibarie sul tavolo c’erano tre torte *perfette* (roba da pasticceria, per intenderci) ma preparate a casa a manina da tre signore che seguivano altri corsi. La mia rimase quasi tutta lì.
        Dall’anno dopo portai il vino.

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  3. Vorrei tornare solo sul discorso romanzo, quando scriverlo, quando pubblicarlo: forse ti stai ponendo troppe aspettative sul tuo primo romanzo, forse pretendi troppo, ma qui ognuno deve agire come si sente, e se per ora senti i racconti nelle tue corde procedi con quelli.
    Parlando invece di scrittura come professione: io non sono un aspirante scrittore, nel senso che scrivo quando mi viene, per diletto, ma non punto alla pubblicazione o a essere letto da milioni di lettori, però ho fatto un esperimento di freewriting nei giorni scorsi, un po’ così per curiosità, un po’ per esercizio, un po’ perchè a volte faccio le cose senza motivo 😛 Ecco, in 10 minuti di flusso di coscienza libero ho scritto poco più di una cartella, e non sono particolarmente veloce a digitare, in un’oretta di scrittura un po’ più strutturata riesco a scrivere 3/4 cartelle, probabilmente con un po’ di esercizio potrei anche arrivare a 5/6. Insomma, se avessi la trama più o meno per punti in testa potrei scirvere 200 cartelle in poco più di un mse lavorando un’oretta al giorno, sì, poi ci sarebe da rileggere, rivedere, affinare, però uno scrittore di basse pretese, con un po’ di abilità e un po’ di esercizio potrebbe effettivamente tirar fuori 3/4 romanzi l’anno, certo, nessuna opera d’arte, anzi, però magari, non so, qualcuno potrebbe pensare di farne un mestiere, ecco, soprattutto se ti butti su generi dove puoi andare avanti a stereotipi.
    Ok, forse ho detto tutto, almeno per ora 😛

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    • Anche quella del primo romanzo, come giustamente noti, non è una scelta emotiva: il primo romanzo è il più importante della produzione di uno scrittore: non solo vieni “etichettato” in base a quella prima pubblicazione (per i racconti non vale invece), ma è anche il libro più facile da pubblicizzare per una casa editrice perché è il primo libro di un esordiente e la curiosità si crea già da sola. Se è una vaccata, poi non ti legge più nessuno (e non ti pubblica più nessuno). Inoltre: è vero, sto preparando qualcosa di speciale come primo romanzo (tu ne sai qualcosa). O faccio il botto, o è un buco nell’acqua. In entrambi i casi: serve tempo.

      Tre-quattro romanzi all’anno mi pare un’assurdità, non puoi dedicargli davvero l’attenzione necessaria: io, però, quando parlo di romanzi non intendo mai narrativa di genere. Sono cose differenti. Per me un buon romanziere, non di genere, dovrebbe pubblicarne uno ogni dieci anni. Diciamo uno ogni cinque. Salinger ne ha pubblicato uno solo e gli è bastato per tutta la vita. Senza pretendere di essere a quel livello, questi sono i miei riferimenti.

      Con i racconti, invece, è diverso. Tra l’idea, il ragionamento, la stesura, la rilettura e la revisione passa più o meno una settimana. L’ultimo, il quarto che ho inviato a Mondadori, l’ho scritto in due giorni. Però ne puoi impostare un certo numero, mentre aspetti di rilegge il primo. Alla fine è una questione di mestiere. La qualità però, se lo proponi a una casa editrice (e ne rifiutano tanti, ma tanti tanti) dev’essere curata con attenzione.

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      • Ah, io pensavo che il più difficile fosse il secondo, come dica Caparezza 😛
        Sì, ho fatto un esempio estremo, ma secondo me qualcuno che ci si avvicina c’è, soprattutto nella narrativa di genere.

        Comunque mi hai ricordato che devo darmi da fare, altrimenti il prossimo Nobel per la letteratura avrà una scusa in più per non vincerlo 😛

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  4. Al di là delle leggende metropolitane e della fortuna, sei bravo. E questo è un dato di fatto. Sono certa che, checché se ne dica, alla fine, nel mondo del lavoro, la sostanza conta . Per cui, perché non fare davvero della tua passione un lavoro?
    Oltre dieci anni fa mi licenziai da un richiestissimo impiego comunale, per il quale avevo vinto il concorso a tempo indeterminato, al fine di poter seguire la mia passione e creare un’attività che ho poi gestito e amato finché non sono nati i miei figli. Non mi sono mai voltata indietro né pentita. Nemmeno io posso pensare di fare lo stesso lavoro per troppo tempo: quando si spegne la passione, quando non ci sono più obbiettivi un lavoro, diventa un peso inaccettabile. Almeno per me. Per quanto riguarda te, penso che tu sia perfettamente in grado di buttarti nella tua avventura e ti auguro di avere dalla tua la fortuna che meriti. 🙂

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    • Grazie, Silvia. Io ad esempio ci morirei in un posto statale. Oppure lo sfrutterei ritagliando tempo “pubblico” per le mie passioni vere, ma non sarei allora troppo diverso da chi va a timbrare il cartellino in mutande… 😛

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  5. Salvatore, che dire, i miei complimenti.

    Non è facile essere pubblicati da un editore, nessuna leggenda, e non è facile essere pubblicati da riviste. Quindi tutto merito tuo. Fai salire l’ego di 20 centimetri, ma resta sempre al piano terra.

    Probabilmente dall’esperienza di vita che ho accumulato, ti servirà anche il primo rifiuto.

    Si impara molto più quando le cose non vanno bene, che quando vanno alla grande. Ma, finché dura perché crucciarsi.

    Sono contento per te, ho letto puntualmente i tuoi racconti e ho sempre visto un ottimo talento.

    A questo mondo, esiste la sfortuna e la gran botta di culo, ma nessuno regala niente e tutto si conquista, quindi bravo sul serio.

    Sulla possibilità di vivere di scrittura in questo modo, la fantasia stuzzica. Mi ricorda il periodo americano da prima del dopo guerra agli anni settanta. Quando il New Yorker era ambito da tutti gli scrittori, sia per prestigio, sia per vile pecunia. Non so se conosci le peripezie del grande Salinger per essere pubblicato dal New Yorker e dei continui frustranti rifiuti. Editor con le palle quelli, e che comunque spinsero Salinger a migliorarsi racconto dopo racconto.

    La sostenibilità economica dello scrivere racconti così come teorizzata da te, regge. Ma sarebbe troppo precaria. Ciononostante, una evoluzione del genere sarebbe possibile, se con le riviste potessero seguire anche collaborazioni varie ed eventuali. Io “confidenze” proporrei la rubrica: e lo scrittore risponde. 😀

    Comunque, queste pubblicazioni valgono oro per il curriculum letterario. Quando presenterai un manoscritto a un agente o un editore, ne terranno un gran conto.

    In tal senso, non so se conosci la risposta di Umberto Eco a un’aspirante scrittore. Si trova in rete. Il tizio aveva mandato il suo manoscritto a tutti, fra cui anche Umberto Eco. E si era seccato perché Umberto Eco non lo aveva nemmeno letto. Eco risponde da par suo. Però è interessante il frammento in cui dice che per fare carriera oggi come allora, inviare manoscritti è una pratica inutile. Ne arrivano troppi, la quasi totalità degli editori non li legge. E’ invece molto importante la gavetta, dice sempre Eco, creare il curriculum di selezioni, perché l’editore possa scorgere nello scrittore colui che compie un percorso.

    Non mi dilungo più. Ho solo una curiosità tecnica. Per pubblicarti il racconto, credo che ti abbiano fatto un minicontratto, un’autorizzazione, qualcosa di legale sulla concessione dei diritti. Per forza. In tal senso come funziona, tu hai ceduto i diritti del racconto a Mondadori, quindi non puoi pubblicarlo di tuo, per quanto tempo?

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    • Ciao Marco, grazie. Mi hai sempre sostenuto, anche quando io stesso non riponevo troppa fiducia in quello che scrivevo. Certo, servono anche i rifiuti. Ma mi interessava notare che: se lavori sodo, sei consapevole di quello che fai e hai un minimo di talento prima o poi qualcosa di buono uscirà.

      Hai visto il film su Salinger, vero? L’ho visto anch’io: illuminante. Al momento sto vivendo il mio: periodo “newyorkese”, con tutte le differenze del caso. Ma se pensi che solo un anno fa si credeva che vendere racconti a una rivista cartacea in Italia fosse impossibile…

      Conosco la risposta di Eco: una delle prime cose che ho letto due anni fa quando ho ricominciato a scrivere. Nell’editoria lavorano persone molto diverse fra loro, sia per carattere, sia per esperienze e idee. Rimanendo in tema, Mozzi la pensa diversamente: lui con i manoscritti che gli inviano ci vive… In realtà non c’è un unico approccio possibile. A ben guardare vanno bene tutti: il self, il manoscritto alle case editrici tradizionali, il crowdfunder, pubblicare racconti sulle riviste… L’importante è essere consapevoli di chi si è e di cosa si vuole.

      Nessun contratto: comprano i racconti come comprano le penne per la cancelleria, i toner per le stampanti, il cellofan per gli imballaggi… I diritti rimangono miei e, chissà, fra qualche anno, quando di racconti ne avrò scritti parecchi e avrò già pubblicato il primo romanzo (non prima) potrei farne una raccolta. 🙂

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  6. Beh, il film su Salinger è bellissimo.
    Sull’ingresso nell’editoria è vero, si può entrare da varie fonti. Ma avere all’attivo pubblicazioni, comunque importanti, aiuta parecchio, soprattutto quando ci si confronta o presenta all’interlocutore editoriale. Per quanto se ne possa dire, nella nostra società, l’abito fa il monaco.
    Quindi nessun contratto? Ottimo direi.
    Potresti diffonderli in rete, mettendo anche racconti selezionati da…
    Creare una raccolta e molte altre belle possibilità.
    Pensavo fossero più rapaci, così come avviene nell’editoria. Bella scoperta.

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    • Sull’editoria si dicono tante cose, non tutte fondate. Io non ne so molte; quel poco lo scrivo sul mio blog: magari può essere di aiuto agli altri. 🙂

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  7. Intanto complimenti per le pubblicazioni 🙂
    Sul fatto di allungare e tagliare forse hai ragione. Nell’ultimo racconto pubblicato nel blog ho tagliato 1000 parole e non è stato facile. In quello che sto finendo ho dovuto invece aggiungere diverse pagine e mi è facile farlo.
    Concordo sullo scrivere romanzi e racconti. Un romanzo è una grossa storia in cui sai di aver tanto da dire. Io ne sto scrivendo uno, ma mi piace un sacco anche scrivere racconti.
    Forse, però, Confidenze non è proprio la rivista adatta a ciò che scrivo 😀
    Scrivere narrativa è senz’altro più piacevole che scrivere per le confezioni dei cereali…
    Il problema di vendere racconti è questo, in base alle mie scarse conoscenze: uno è quello che citi, Mondadori, o anche un’altra rivista, potrebbe smettere di chiederti racconti. Io ho disegnato qualche anno per Gente Motori, poi hanno smesso di chiedermi vignette.
    Mi pare naturale, comunque, che se trovi qualcuno che ti acquista racconti, ne pubblicherai di meno nel blog 😉
    È proprio quello che ho deciso di fare io quando ho pensato di vendere qualche racconto in self.

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    • Grazie Daniele, infatti mantenere buoni rapporti è d’obblico. Ma lo è in qualsiasi ambito lavorativo. Non è che se uno fa il meccanico si può permettere di trattare i clienti a pesci in faccia: prima o poi non tornano più. Per fortuna io sono un commerciale… 🙂

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    • Visto che ne parli tu, ma lo sai che invece per me è più facile tagliare che allungare? Col bisturi so essere spietato, ma se devo aggiungere una frase ho il blocco peggio che con la pagina bianca 😀

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  8. Complimentosissimi anche da parte mia!
    Mi riconosco abbastanza in quello che hai scritto.
    Gran parte della mia produzione è costituita da racconti. Forse, mi sto rendendo conto, sono migliore come narratrice breve, piuttosto che come romanziera. Si sente sempre dire che in Italia i racconti non interessano, ma in realtà io li riesco a pubblicare con discreta facilità. Mentirei se dicessi che guadagno bene. Diciamo che con Delos riesco a pagarmi qualche bolletta, i diritti d’autore in molte antologie vanno in beneficienza e di questo sono contenta. Ho partecipato ad alcune antologie i cui diritti sono andati al FAI, associazione che sostengo da anni. Di esse ho dei rendiconti abbastanza precisi. La prima di queste antologia in un anno ha venduto circa 2000 copie che, per un piccolo editore, mi pare che non sia male.
    Io scrivo racconti diversi dai tuoi. Anni fa ho lavorato parecchio su commissione, scrivendo un libro, 100 articoli sull’idraulica (di cui non me ne può importar di meno) e adesso vorrei scrivere solo ciò che mi piace. Ho la fortuna di avere anche un lavoro che amo, quindi posso “permettermi” di scrivere davvero solo ciò che mi piace. I gialli sono meno richiesti, perché non c’è un equivalente di “Confidenze”. Giallo Mondadori pubblica 2/3 racconti al mese, Delos qualcuno di più, ma i numeri sono minori. Mentirei se dicessi che tutti i miei racconti sono stati accettati al primo colpo, ma ho una media di cui non mi posso lamentare. Insomma, io credo che i racconti siano un ottimo modo per entrare nel mondo editoriale e anche per essere pagati (o ricevere premi che hanno la forma di penne Mont Blanc, cene o quadri).
    Non so perché molti autori alle prime armi snobbino i racconti che a me sembra rappresentino la naturale via d’accesso al mondo dell’editoria.

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    • Grazie Antonella! 🙂

      Non lo so neanch’io, ma tant’è… Duemila copie non mi sembrano affatto male. Ricordo che Mozzi, a lezione, diceva che l’editoria (quale, non credo di averlo capito) ritiene buono uno scrittore che vende in media 1.200 copie (a libro). Personalmente, però, non ne so nulla di più.

      A me non sembra male, come dilettante, quello che vengo pagato. Però è una strada troppo “barcollante” per farne un mestiere senza avere le spalle solide. Ci lavoreremo. 😛

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      • Aggiungo inoltre qualcosa che ritenevo scontato, ma forse non lo è.
        Sei molto bravo e molto tecnico. Per scrivere racconti a livello professionale ci vuole una precisione da orologiaio. In un romanzo una sbavatura si può anche perdere nel tutto, in un racconto no.
        Sembrerà banale, ma anche questa tua conoscenza della grammatica, che dovrebbe essere scontata, ma non lo è, è una marcia in più.

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      • Ricordo che l’anno scorso fece abbastanza scalpore che la Cilento, finalista al premio strega, avesse venduto meno, mi pare, di 800 copie, secondo me con 1200 copie un editore indipendente si lecca le dita (mi pare che ormai partano da tirature di 300 copie, significherebbe 4 ristampe)

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  9. I commentatori precedenti hanno già detto quasi tutto quello che avrei detto anch’io, dunque non ripeto inutilmente. Sono d’accordo su tutto.
    Aggiungo solo due cose: dieci anni, la tua sensazione è giusta, sono un tempo fisiologico oltre il quale qualsiasi lavoro “dipendente” diventa una gabbia insopportabile. Alcuni se ne accorgono, altri purtroppo no. Grilloz ha ragione: il free lance, il mettersi in proprio è il miglior compromesso al momento, almeno in Italia. Sperando che la situazione economica generale migliori e il mercato diventi più ricettivo. Fai bene ad aspettare un anno per vedere come va.

    Poi, una domanda: i racconti che ti richiede “Confidenze” devono essere “inediti”, cioè mai apparsi neanche sul tuo blog?

    Vai avanti così Salvatore, sembra proprio tu abbia le palle per farlo. Insisti.

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  10. Gli articoli di giornali, se fatti bene, possono trasmettere molto: a me non è mai dispiaciuto scriverne, quando ero presso giornali che concordavano con l’idea di mostrare una fetta di mondo sconosciuta ai più. Certo che se devo parlare del gattino cacciato dal mercato di sanremo … (articolo uscito oggi su Sanremonews!) … ciao!

    Anche io ho progetti simili per il futuro ma al contempo diversi dai tuoi (sai che racconti non ne sto scrivendo al momento, ma in futuro chissà) che ci muovono nella stessa direzione. Facendo un conto sommario sulla base di quanto hai scritto (che per guadagnare ciò che guadagni ora dovresti scrivere 10 racconti al mese) presuppongo che il nostro stipendio sia simile. Per molti sarebbe una follia lasciarlo, ma ognuno ha il diritto di seguire la propria strada.

    Il 2016 sarà un anno importantissimo. E noi (gemelli – bilancia) avremmo ottime energie provenienti da Giove. Utilizzandole al meglio, potremo raggiungere risultati importanti. Diamoci una mano, e rimbocchiamoci le maniche. 😉

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  11. Caro Salvatore, prima di tutto complimenti, quello che ho letto sul tuo blog mi è sempre piaciuto molto, quindi Mondadori ha giustamente percepito il tuo potenziale. Sei bravo soprattutto perché al di fuori delle dodici ore di lavoro riesci a trovare il tempo e l’energia per scrivere così tanto, io per esempio quando rientro la sera dopo dieci ore di lavoro sono talmente stanca che scrivere qualcosa di buono diventa assai arduo; a volte scrivo svegliandomi alle cinque del mattino, ma più di mezz’ora non riesco perché dopo devo scappare al lavoro. Comunque sto andando fuori tema, però puoi sapere di cosa parlo. Complimenti soprattutto perché con la pubblicazione dei racconti su Confidenze hai creato un rapporto con una grande casa editrice e questo può aprirti non solo la possibilità di vivere scrivendo racconti, ma anche di poter pubblicare il romanzo che stai scrivendo. A proposito per Lisa e Grilloz sul sito Mondadori c’è la possibilità di comprare la rivista on line, io sono abbonata Mondadori “Donna moderna” per il cartaceo ma scarico anche quella on line compresa nel prezzo, devo provvedere con Confidenze, altrimenti mi perdo i tuoi racconti, salvo riuscire a fare un salto in edicola il giovedì che il lavoro fagocitante che faccio mi impedisce, magari la vigilia ci riesco!

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    • Ciao Giulia, grazie per le belle parole. Trovare il tempo, le energie ma soprattutto la lucidità mentale per scrivere a un livello accettabile non è facile: ci vuole molta determinazione. Sono cosciente che questo rapporto con Mondadori è solo un primo piccolo passo. La strada è lunga e sono felice di condividerla con tutti voi. 🙂

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      • Buon giorno, mi inserisco solo per fare una correzione, ho scoperto che per Confidenze c’è solo il cartaceo, di quasi tutte le riviste Mondadori c’è sia cartaceo che digitale, per Confidenze no, si vede che il target di pubblico al momento non lo consente. Bisogna proprio comprare la rivista di carta. Buona giornata 🙂

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  12. Ciao Salvatore,
    innanzitutto complimenti per il blog, ma soprattutto per le tue pubblicazioni. Io sono fra i milioni di italiani che si credono scrittori, è una passione che ho da sempre. Il mio primo racconto l’ho scritto a nove anni, si intitolava “passi nella notte” era un giallo…Insomma ho sempre scritto, finchè qualcuno non mi ha convinto a spedire un romanzetto ad una casa editrice. La risposta arrivó a sorpresa dopo oltre 5 mesi dall’invio, neanche ci pensavo più. Alla fine ho pubblicato con il “piccolo” contributo dello scrittore…ho anche venduto benino, ma per i compensi ho dovuto bussare più volte alla porta. Ho continuato a scrivere, ma ora dopo la solita richiesta di contributo, ho deciso di autopubblicare con vendita on line e la possibilità di stampa on demand, per mera soddisfazione personale. Quindi se ti hanno pubblicato senza richiesta di contributo, vuol dire che sei davvero bravo, non mancherò di leggerti.
    Auguri di Buon Natale
    Ennore

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    • Ciao Ennore, benvenuto/a nel mio blog. Grazie per i complimenti. Riguardo al “piccolo” contributo richiesto da alcune case editrici agli scrittori, ormai è chiaro, credo, che sia una cosa molto vicina a una truffa bella e buona. Se un editore crede nel tuo libro ti pubblica assumendosi i rischi dell’impresa, altrimenti può evitare di pubblicarti. Ma ti dirò di più: anche pubblicare gratuitamente i racconti, ad esempio, di uno scrittore è una truffa. Se l’editore crede nella bontà di un progetto editoriale è giusto che l’autore venga ricompensato. Permettere a un editore di pubblicare un tuo lavoro gratuitamente (non prendo neanche in considerazione la prima possibilità) abbassa il valore anche dei prodotti degli altri scrittori. È una situazione che va combattuta. Torna a trovarmi, mi farebbe piacere. … e visto che il periodo è propizio: Buone feste! 🙂

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  13. Ciao, non è che potresti passarmi la mail a cui hai inviato i racconti? Vorrei provarci anch’io ma non trovo i contatti della rivista su Internet

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