pterodattile

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Abbiamo finalmente svoltato, chiudendo alle nostre spalle la lunga epopea del sostantivo – con tutta la sua carica di polemiche, di eccezioni, ecc. – durata ben sei mini-ripassi (praticamente un mese e mezzo), ed entrando finalmente in quella – si spera più breve – dell’articolo.

L’articolo

«L’articolo è una parte del discorso che si associa al nome, con cui concorda in genere e numero, per qualificarlo in vario modo»

Luca Serianni, Ivi p. 161

Ci sono due qualità di articoli: il determinativo e l’indeterminativo. L’articolo determinativo può abbinarsi a una preposizione semplice formando così una preposizione articolata. Mentre il latino non prevedeva l’articolo, nell’italiano esso c’è e si mette davanti al sostantivo. In alcuni casi, per locuzioni cristallizzate, per espressioni abitudinarie del linguaggio parlato o per espressioni giornalistiche l’articolo può apparire spaiato dal soggetto: “un due pezzi” (un costume a due pezzi), “la due ruote” (la motocicletta), ecc. Infine l’articolo si usa anche con i nomi propri: la Scala, il Manzoni, l’Antonello, ecc.


Pesce d'aprile

Una richiesta d’aiuto

In genere ricevo molte mail, molti messaggi in cui mi viene chiesto un parere, un’opinione, o più semplicemente la correzione di un qualche racconto allegato. Spesso queste richieste vengono dalle mie lettrici, dalle lettrici di questo blog o di Confidenze. In alcuni casi anche da colleghe di scrittura. C’è anche una piccola percentuale di uomini che si spingono a chiedere il mio parere, ma gli uomini mal sopportano le correzioni, i giudizi, le tirate d’orecchie. Più raramente mi capita che qualcuno arrivi a chiedere esplicitamente il mio aiuto non nel giudicare o corregge un proprio prodotto di narrativa, ma su delucidazioni o spiegazioni riguardanti questioni più tecniche. È questo il caso.

Verso la fine di febbraio ricevo il messaggio di una ragazza che sta preparando una tesi. Questa ragazza si chiama Serena e mi chiede ragguagli tecnici sullo spazio e sul tempo in narrativa, offrendomi così l’opportunità di sperimentare una cosa che volevo tentare da tempo. Le ho chiesto quindi il permesso di copiare alcuni stralci dello scambio che ne è seguito e di postarli qui, sul mio blog:


Writer

Si nasce o si diventa scrittori?

Chiariamolo subito: scrittori non si nasce, si diventa. La risposta era già evidente nel titolo, ma preferisco comunque approfondire un po’ di più. Ritenere che scrittori si nasca crea due ordini di problemi. Il primo è che se si nasce scrittori, allora si nasce anche chirurghi, massaie, poliziotti, avvocati, giuristi, scienziati… Potremmo andare avanti per pagine e pagine. Se qualcuno si può autodefinire scrittore, sostenendo che scrittori in fondo si nasce, cosa impedisce a qualcun altro di autodefinirsi chirurgo o igienista dentale? Andandosene poi in giro a tagliuzzare la gente o a sgangherare la dentatura delle persone? Se per fare il dentista o il chirurgo serve un lungo percorso fatto di studio, dedizione, pazienza… in una parola: di fatica; perché per fare lo scrittore tutto questo non serve?

Semmai si può parlare di indole, di propensione, di attitudine verso un certo mestiere o una certa disciplina. Se la vista del sangue ti fa svenire, è improbabile che quella del chirurgo sarà la tua strada. Se non ami giocare con le parole, se un libro di grammatica è per te solo un buon sonnifero, se leggere libri è un’attività che ritieni superflua, è improbabile che quella dello scrittore sarà la tua via. Non si nasce scrittori, lo si diventa attraverso un lungo percorso fatto di apprendimento, di tentativi, di confronti; quello stesso lungo percorso che molti aspiranti scrittori vorrebbero saltare piè pari cimentandosi subito nella stesura di un romanzo. Nulla di male nell’avere un romanzo nel cassetto, intendiamoci. Ma ritenere che scrittori si nasca crea un secondo ordine di problemi: ben più gravi del primo…


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Ovvero: insidie per chi scrive

Ormai credo di poterne parlare, sono passati diversi mesi. Spero comunque che l’interessata non mi legga: sarebbe piuttosto imbarazzante. Spesso, quello che facciamo, soprattutto quello che scriviamo, sfugge infatti al nostro controllo… e non sai mai chi possa affacciarsi alla tua vita seguendo l’eco di ciò che hai scritto.

Le parole, soprattutto quelle incise a inchiostro (o bit), sono molliche di pane che seminiamo alle nostre spalle. Ma non servono a farci ritrovare la strada; servono a farci scovare da chi, seguendo la scia, è attratto da ciò che gli lasciamo in lettura.


Edward Hopper

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Nel precedente mini-ripasso abbiamo compilato una lunga didascalia di sostantivi dotati di un doppio plurale. Oggi, invece, vedremo i sostantivi dotati di plurali doppi ma anche doppi singolari; di nomi invariabili al plurale e, visto che è stato espressamente richiesto (…): anche del plurale di nomi stranieri non adattati. Ho come la sensazione che anche questa volta non riusciremo a esaurire l’argomento…