Abluzioni quotidiane

Una giornata tipo

La vita di uno scrittore, come quella di un monaco, è fatta di rituali. Le mie giornate, settimana dopo settimana, si susseguono quasi immutevoli. L’unica variabile è una crescita costaste, fatta di febbrili accumuli. Accumulo letture, accumulo informazioni, accumulo sperimentazioni, accumulo pubblicazioni, accumulo esperienza, accumulo conoscenze… accumulo rinunce. Perché la vita di uno scrittore, come quella di un monaco, è fatta anche di rinunce.

Questo è il motivo per cui mi stupisco ogni volta che mi capita di parlare con un altro aspirante scrittore. Li osservo, li ascolto e non riesco a capacitarmi del perché vogliano fare gli scrittori. Se potessi, io vi rinuncerei immediatamente. Dopo l’esperienza alla Holden di Baricco, avvenuta tra il 2005 e 2006, ho smesso di scrivere per quasi un decennio. Stavo benissimo. All’epoca avevo scritto un racconto che s’intitolava Chi c’è al café Wha?, che aveva attirato l’attenzione dell’insegnante al punto da spingerlo a chiedermene altri. Non ne scrissi. Semplicemente non mi importava. E stavo da dio. Mi lasciai la Holden alle spalle convinto di avere definitivamente chiuso con la scrittura.

Nel periodo che seguì, mi capitarono due convivenze: la prima durata due anni, la seconda cinque: due donne splendide che certamente non meritavo. Ho fatto running, rafting, pugilato, paracadutismo… Ho lavorato, ho viaggiato, ho continuato a leggere perché l’amore per la lettura, fortunatamente, non si spegne mai. Ma di scrivere… niente, nessuna pulsione. E stavo meravigliosamente.

Il nove settembre 2013 qualcosa mi ha spinto a ricominciare. All’epoca avevo scritto alcuni articoli contro la tassazione delle sigarette elettroniche voluta dall’allora governo Letta, a sostegno dell’iniziativa di un’associazione di negozianti. Scrissi diversi articoli e uno slogan, che partecipò a una delle manifestazioni a Roma. Piacquero entrambe le cose, tanto che qualcuno mi chiese se ero un professionista. Le parole che usò furono: «Ma tu pubblichi?». Quel “pubblichi” fece scattare qualcosa. Ripresi a scrivere e d’allora non ho più smesso.

Per questo post ho scelto un titolo che reputo significativo. In alcune culture, in particolare orientali, è d’uso lavarsi con fini rituali, per purificare il corpo e lo spirito. La mia giornata quotidiana è fatta simbolicamente di abluzioni. In questo senso, la scrittura è un percorso quasi mistico, fatto di rituali magici. In realtà la mia visione del mondo è tutt’altro che mistica. Io sono un fatalista, è vero, ma non credo in niente all’infuori di me stesso. Nonostante questo, c’è qualcosa di ritualistico nel mestiere di scrivere. Inconsapevolmente ritualistico.

Al mattino mi sveglio presto. Quando ripresi a scrivere mi svegliavo addirittura alle tre, pur di cominciare la giornata con un paio di pagine dalla mia. Poi ho capito che la qualità ne risentiva, e se c’è una cosa che mi infastidisce: è una scrittura sciatta. Così ho smesso. Mi sveglio ugualmente presto e, restandomene comodamente steso sotto le coperte, leggo. La mia giornata comincia con una lettura, quella del libro che resta adagiato sul comodino dalla sera precedente. In genere si tratta di narrativa. Di buona narrativa.

Nella pausa pranzo, che nella mia azienda si protrae per ben due ore filate, ripasso la grammatica (quella da cui traggo i miei mini-ripassi), o approfondisco lo studio della linguistica attraverso i saggi del Serianni o della Garavelli (ma anche di altri studiosi). Non scrivo. In ufficio il telefono non smette mai di squillare, c’è sempre un via vai di gente, il boss se può rompe le scatole sottoponendomi questioni lavorative. Non posso concentrarmi in ufficio. Non per scrivere, ma per studiare sì: quello lo posso fare.

La saggistica su cui studio è fatta di sottolineature, di appunti a margine, di rimandi ad altri saggi e ad altri autori, di cerchietti attorno a quei termini di cui ignoro il significato. Non ho l’abitudine di prendere appunti su un quaderno. Odio prendere appunti fin dai tempi dell’università. Mi bastano quei segni che lascio sui libri; sono loro i miei appunti e li ricordo tutti. Ho sempre avuto una memoria invidiabile. A scuola mi bastava ascoltare la lezione del professore per riuscire a ripetere a memoria le stesse identiche parole a settimane di distanza. E poiché erano le parole del professore, e non del libro di testo, nessuno si accorgeva mai del trucco. Ho vivacchiato parecchio grazie alla mia memoria.

Le chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè con il mio collega preferito, quello che ha il padre scrittore e che per i primi dieci anni della sua vita lavorativa ha lavorato in una casa editrice, mi sono d’aiuto nelle riflessioni. Lui dice di non voler leggere nulla di mio. Mi sprona a scrivere, ma non vuole leggere. Teme che non gli piaccia la mia scrittura, e poi come farebbe a guardarmi negli occhi? L’adoro per questo. Dimostra una sensibilità invidiabile. Tuttavia mi ascolta volentieri e, se al mio arrivo in azienda, ormai più di un decennio fa, ero io ad ascoltare lui, ormai il divario e tale che raramente trova qualcosa da opporre ai miei ragionamenti. Il vecchio punta sul giovane. Sa di passaggio di testimone, il nostro rapporto.

La sera è il momento della giornata che preferisco. Dopo cena mi raccolgo nello studio. Nello studio ci sono: una scrivania stracolma di libri, una libreria stracolma di libri, un letto, una sedia comoda, una poltrona, e il mio bonsai che sopravvive da quasi un anno e mezzo. Il bonsai mi osserva scrivere ma non commenta mai, neanche quando gli pongo delle domande. Ogni tanto getta una foglia. E allora so di dover ricominciare.

Prima di iniziare a scrivere riordino la scrivania. Netto la superficie con un panno umido. Spolvero e allineo i libri. Ne sfoglio qualcuno. Mescio un caffè lungo, all’americana, che con il suo pennacchio di fumo riempie la stanza di calore e aroma. Poi mi siedo, accendo il mac, e comincio: «La vita di uno scrittore, come quella di un monaco, è fatta di rituali…».

86 Comments on “Abluzioni quotidiane

  1. Tanti anni fa il mio professore di costruzioni di macchine ci parlò della meccanica zen. Me l’hai fatto tornare in mente con il tuo ultimo paragrafo.
    L’approcio era lo stesso, una stanza chiara e pulita (con ironia parlava anche di una tonaca bianca) un foglio, quello sì, rigorosamente bianco, senza righe o quadretti, una penna (il caffè non lo citò, ma sono quasi sicuro che ne facesse parte) e solo allora lui era in grado di iniziare il lavoro.
    Nel mio approcio sono più disordinato e meno rispettoso dei canoni celesti, ma il foglio bianco l’ho mantenuto, una sorta di rigoroso omaggio a chi mi ha insegnato più di tutti cosa fosse l’ingegneria.

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  2. Ogni vita è fatta di rituali, se è per questo. A meno che uno non voglia fare il vagabondo 🙂
    Comprendo però il tuo collega, secondo me è difficile leggere i propri amici.

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    • Condivido, la vita è piena di rituali. C’erano anche prima, solo che oggi gli diamo un’attenzione diversa.

      Riguardo il mio collega, a maggior ragione: la sua famiglia è nell’editoria da sempre… Dà alla scrittura un valore ancora più alto del mio.

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  3. Bello questo post, Salvo. 🙂
    Sai che credo ne trarrò un meme?

    La mia vita scrittoria non è molto diversa dalla tua.In ufficio non scrivo mai, se non per il blog. Ultimamente uso i tempi morti per riprogettare le parti del romanzo che dovrò cambiare. Se la sera non riesco a leggere almeno un’ora prima di dormire, però, sento che la mia giornata è mutilata.

    Una coincidenza: io ho deciso di riprendere a scrivere il 24 settembre del 2013, poche settimane dopo di te. Ero nell’ hinterland milanese per un corso di internal-auditor: c’era un piazzale squallido con in mezzo un hotel 4 stelle dove dormivo, mangiavo e seguivo le lezioni. Chiusa lì dentro per 4 giorni. Lì vicino, solo un ristorante e un paio di negozietti, di cui uno dei cinesi. Tipica realtà post-moderna che mi è sempre piaciuto raccontare: per fortuna avevo dietro il mio portatile… 😉

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    • Grazie tesoro. Bella l’immagine del piazzale, trasmette tutta l’idea di squallore di cui è capace. Almeno a me, che posti del genere sono abituato a frequentarli per lavoro. 😛

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      • OK ragazzi, ho capito che sono un personaggio e sono finito per sbaglio in sto mondo postmoderno, ma voi che siete gli autori quando mi fate tornare nella mia storia? 😛

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          • Perchè il personaggio sta fermo se non aspira ad una condizione migliore, vuoi un personaggio che sta fermo o un personaggio che si muove? 😛

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              • Però la cosa interessante di questo mondo postmoderno fluido (drago a parte, di quello me ne occupo dopo) è che un solo personaggio ha più autori 😛 Il personaggio fluisce dalla penna dell’uno a quella dell’altro 😉 cosa state aspettando a scrivere?
                aj, già, prima devi pulire la scrivania e preparare il caffè…

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                • Un po’ come l’Odissea, che probabilmente è stata scritta e riscritta migliaia di volte da autori diversi e prima ancora d’essere scritta, da bocca a bocca, è stata raccontata. Quindi il postmoderno, in questo caso, non è altro che un tentativo di ritornare ai classici… 😛

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                  • Però in quel caso gli autori diversi hanno raccontato la stessa storia cambiando solo le parole. Da buon postmoderno non dovresti toglierla la storia? Lasciare il personaggio solo nel suo mondo postmoderno?

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                    • Esatto, la storia evapora e resta tutto il resto (scusa il gioco di parole)… Ma anche il personaggio non conta più, perché sempre cangiante è impossibile coglierlo in un fotogramma immobile. 🙂

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                    • Quindi sono libero? posso uscire da questa storia non storia postmoderna e tornare ad una vita normale?

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                  • P.S. io però mi aspettavo che vi lanciaste tutti a scrivere la storia di questo povero personaggio 😛

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  4. Aspetta che ti sposi e la lady sforni due marmocchi e poi rivedrai per difetto le abluzioni quotidiane. E non è mica una minaccia… un avvertimento da amico. 😀

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    • Tuttavia, immagino, ti ricaverai del tempo per scrivere. Tempo che, se è poco come immagino, sarà di qualità. C’è ritualità anche nel fare colazione assieme, accompagnare i figli a scuola, tornare di corsa a casa facendo prima una capatina in edicola per acquistare Confidenze, e poi mettersi a scrivere. Magari, in tutti i passaggi che sei costretta a fare nella tua giornata per ritagliarti un momento per te, riesci a escogitare un tuo personalissimo percorso che ti porti davanti alla pagina bianca perfettamente concentrata. 🙂

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      • Ma certo, hai perfettamente ragione, un po’ scherzavo. (Lo so che tu su certe cose sei dannatamente serio). Il fatto è che nella vita con i bambini rimangono fissi certi impegni obbligati (l’ora in cui portarli e prenderli da scuola, i compiti da fare, la cena da preparare, il mercoledì a basket, etc etc), invece vengono sconvolti quelli più personali. Questo non vuole dire che una persona non possa più avere spazio per sé, ma non riesce più ad avere un momento fisso per sé o almeno diventa più saltuario e, appunto, meno rituale. Io, per esempio, tendo a scrivere di notte per ottimizzare i tempi, perché di giorno lo faccio già per lavoro e posso lavorare solo nello spazio di tempo in cui i bambini sono a scuola, ma sovente, se non ho finito un lavoro durante il giorno, lavoro di sera. Eppure immancabilmente quando sono in ritardo su qualcosa, uno dei due mostri (affettuosamente parlando) ha mal di denti o la febbre o non riesce a dormire. Per cui quando ho un attimo di tempo, accendo il computer e mi ci butto. Nemmeno mi accorgo se sulla scrivania ci sono 2 peluche di Masha e Orso, i resti di un biscotto smangiucchiato e il quaderno delle operazioni. E, in fondo, mi piace che sia così. 😉

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        • Vedi? Questo è il tuo rituale. Sai cosa dovresti fare? Quando ti capita di scrivere qualcosa di bello, ricordati com’era la disposizione dei peluche… 😛

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  5. Oddio le giornate sempre uguali… Saranno anni che non mi capita… No, forse non mi è mai capitato. Da piccola devo aver espresso il desiderio di “una vita interessante” giusto mentre passava una fata madrina… Quindi ho pochi rituali nella scrittura. Adesso come adesso non ho neanche scrittura, a dire il vero negli ultimi 10 giorni ho tagliato parecchio anche sul sonno, ma confido che questo passerà.
    Ecco, se tanto posso preferisco mettere della musica di sottofondo, anche ascoltata con le cuffie, per entrare in un mondo mio. Ma se non è possibile faccio senza.

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  6. Bella questa immagine dello scrittore e dei suoi rituali, a proposito adesso vado anch’io ad accendere il mio pc per scrivere un po’ prima della buonanotte 🙂

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      • Non ho rituali particolari, ma quando sono ispirata posso restare ore davanti al computer a scrivere dimenticandomi anche di mangiare. Questo però avviene raramente perché tra il lavoro e gli impegni familiari è difficile che io possa permettermi questo lusso. È capitato un paio di domeniche fa che ero sola in casa e finalmente ho potuto scrivere ininterrottamente.
        Però anch’io pulisco la scrivania (che è in realtà il tavolo della sala perché è più grande e perché ho una scrivania piccola) e mi metto volentieri davanti al pc per un paio di ore la sera dopo cena e quasi sempre vado avanti fino a mezzanotte.

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  7. “non riesco a capacitarmi del perché vogliano fare gli scrittori”: magari fosse una cosa che si puo’ scegliere. Se smetti, stai bene o, per lo meno, ti illudi di starci, fino a che non capita quel qualcosa che crea la prima crepa in questo muro di idilliaco isolamento dalla scrittura dietro cui ti sei rifugiato. A quel punto l’Arte torna a chiedere la tua attenzione, e lo fa con gli interessi.

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  8. Tra il 2014 e il 2015 mi sono presa diversi mesi di libertà dal lavoro e ho cominciato a crearmi dei rituali quotidiani di scrittura che prima erano ridotti alla sera o al fine settimana. Mi piaceva da morire preparare il tavolo con il pc, la bottiglia d’acqua, il caffè, il blocchetto degli appunti che tengo sempre nella borsa, la musica, ore intere per fantasticare in solitaria… Da gennaio sono tornata a lavorare e mi manca tanto tutto questo, non solo in termini di tempo, ma di spazio mentale nel senso che sul lavoro non riesco nemmeno a fantasticare per quanto sono concentrata e la sera c’è il resto della vita da mandare avanti. Per fortuna, vedo la luce in fondo al tunnel: il 15 settembre avrò finito, il 17 partirò per un nuovo viaggio e al mio ritorno potrò riprendere a scrivere ogni giorno. Non vedo l’ora!

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    • Cara Simona C., sappia che la invidio moltissimo sia per il tempo trascorso sia per il tempo futuro che ha potuto e potrà dedicare interamente alla scrittura. Io questo privilegio mica ce l’ho. E poi si definisce una “cazzara”… 😦

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  9. Leggerti mi ha fatto riflettere sul fatto che negli ultimi mesi ho scritto molto poco. Venivo da un buon periodo e poi mi sono disperso. Cosa è cambiato? Avevo iniziato un rituale e l’ho tralasciato. Sarà bene che instauri anche io dei riti.

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    • Ciao Mario, benvenuto nel mio blog. Ti è capitato quel che è accaduto anche a me: è arrivata la primavera. Ho passato un paio di settimane in cui non avevo proprio voglia di scrivere. Io non credo nel blocco dello scrittore; infatti sforzandomi ho tirato fuori idee, e gli articoli per il blog non sono saltati. Tuttavia, ad esempio, racconti per Mondadori non è ho più scritti, fino a domenica scorsa. Non è solo questione di rituali quindi. La natura e i suoi cicli hanno un effetto su di noi, e ormai sono arrivato a ritenere che non serve combatterli, piuttosto bisogna assecondarli. La primavera è un buon periodo per uscire dal proprio studio e incamminarsi nel mondo, per raccogliere quegli stimoli che poi ti serviranno a inventare storie.

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      • Sì, anche nel mio caso sono le distrazioni, le idee non mancano ma il tempo è sempre poco. Però avevo preso l’abitudine di scrivere tutti i giorni dopo cena, prima di andare a dormire e la cosa funzionava bene, anche perché sono un animale notturno. Dovrò riprendere. Certo hai ragione, uscire e tenere la mente in ascolto è indispensabile per alimentare la fucina. Buon divertimenti allora. 😉

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