Alexej Ravski

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La volta scorsa abbiamo visto come si adopera l’articolo davanti ai nomi stranieri, alle sigle, ai titoli, ai nomi e ai cognomi; oggi ci dedichiamo al suo uso davanti ai toponimi, al possessivo e ai singenionimi.

Luoghi

«Con i nomi di luogo la presenza di articolo e di preposizione articolata è legata ad usi complessi e non sempre riducibili a norme generali».

Luca Serianni, Ivi p. 173

In genere esso manca:


Caffè Le Roy

È una domenica mattina. Me ne sto appollaiata su un tavolino del Café Le Roy, in via Verdi a Torino, a osservare dalla vetrina il via vai di gente sul marciapiede. Non c’è un gran via vai, e anche il caffè è piuttosto tranquillo. Manca un quarto alle undici quando dalla porta entrano un uomo e una donna, silenziosi e grevi come a un funerale. Nemmeno si sfiorano, ma si capisce che stanno insieme.

Si avvicinano, non dicono buongiorno, non dicono nulla, e mi si siedono accanto. Lui accende una sigaretta, Lei guarda fuori: entrambi tesi come corde di violino a una nenia funebre. Un attimo dopo arriva Carlo, con il suo buffo papillon rosso, la camicia bianca e le bretelle bordeaux. Il faccione giocondo, le guance accaldate la testa a sfera priva di capelli. Si avvicina e chiede:


Abluzioni quotidiane

Una giornata tipo

La vita di uno scrittore, come quella di un monaco, è fatta di rituali. Le mie giornate, settimana dopo settimana, si susseguono quasi immutevoli. L’unica variabile è una crescita costaste, fatta di febbrili accumuli. Accumulo letture, accumulo informazioni, accumulo sperimentazioni, accumulo pubblicazioni, accumulo esperienza, accumulo conoscenze… accumulo rinunce. Perché la vita di uno scrittore, come quella di un monaco, è fatta anche di rinunce.

Questo è il motivo per cui mi stupisco ogni volta che mi capita di parlare con un altro aspirante scrittore. Li osservo, li ascolto e non riesco a capacitarmi del perché vogliano fare gli scrittori. Se potessi, io vi rinuncerei immediatamente. Dopo l’esperienza alla Holden di Baricco, avvenuta tra il 2005 e 2006, ho smesso di scrivere per quasi un decennio. Stavo benissimo. All’epoca avevo scritto un racconto che s’intitolava Chi c’è al café Wha?, che aveva attirato l’attenzione dell’insegnante al punto da spingerlo a chiedermene altri. Non ne scrissi. Semplicemente non mi importava. E stavo da dio. Mi lasciai la Holden alle spalle convinto di avere definitivamente chiuso con la scrittura.

Nel periodo che seguì, mi capitarono due convivenze: la prima durata due anni, la seconda cinque: due donne splendide che certamente non meritavo. Ho fatto running, rafting, pugilato, paracadutismo… Ho lavorato, ho viaggiato, ho continuato a leggere perché l’amore per la lettura, fortunatamente, non si spegne mai. Ma di scrivere… niente, nessuna pulsione. E stavo meravigliosamente.

Il nove settembre 2013 qualcosa mi ha spinto a ricominciare. All’epoca avevo scritto alcuni articoli contro la tassazione delle sigarette elettroniche voluta dall’allora governo Letta, a sostegno dell’iniziativa di un’associazione di negozianti. Scrissi diversi articoli e uno slogan, che partecipò a una delle manifestazioni a Roma. Piacquero entrambe le cose, tanto che qualcuno mi chiese se ero un professionista. Le parole che usò furono: «Ma tu pubblichi?». Quel “pubblichi” fece scattare qualcosa. Ripresi a scrivere e d’allora non ho più smesso.


Alexei Ravski

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La volta scorsa abbiamo cominciato a introdurre l’articolo: quali sono, come si usano e che differenza ci sia tra un articolo determinativo e un articolo indeterminativo. Oggi approfondiamo il discorso osservando come si adoperano davanti ai nomi stranieri, alle sigle, ai titoli e via dicendo.

Davanti ai nomi stranieri

«Con i forestierismi si usa, in generale, l’articolo che si troverebbe in una parola italiana iniziante con lo stesso suono: il jazzman, il chador (come il giallo, il ciambellano), ma lo champagne, lo smoking (come lo sciame, lo smottamento)».

Luca Serianni, Ivi p. 165


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Quando venni al mondo la seconda guerra mondiale era finita da pochi mesi. Era il sei ottobre del ’45. La gente faceva un gran parlare di giustizia. L’Italia era un paese in fermento, pronto ai cambiamenti. Gli uomini scampati alla miseria e alle bombe volevano arricchirsi. Giù in Calabria, però, la guerra era stato solo un episodio marginale e il nostro mondo era rimasto quello di sempre. Di tutto questo non conservo grande memoria. I miei primi ricordi risalgono alla scuola materna. Andavamo dalla suore Francescane e frequentavo il primo anno quando presi coscienza che mia madre non c’era. Seppi in seguito che era morta mettendomi alla luce.

Di lei non ricordo nulla. Guardo le fotografie e riconosco nei suoi lineamenti, nei suoi occhi, nella forma della sua bocca me stessa. Mi dissero che si chiamava Antonietta. Per me è solo una sconosciuta che mi assomiglia. Ne provo un grande trasporto però. Un affetto di cui non comprendo l’origine. Era una donna bella, mia madre. Era una donna raffinata, elegante, emancipata. Era una donna solenne. Avrei voluto conoscerla.

… continua sul numero 015/2016 di Confidenze

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Note

Tengo molto a questo racconto, perché diversamente dagli altri è stato in parte tratto dalla biografia di mia madre. Quando dico “tratto”, intendo letteralmente. Il mese scorso sono andato a trovarla e, conservate con cura materna dentro una busta gialla, mi ha consegnato un plico di cose che ho scritto da ragazzo. In mezzo a queste c’è finita anche la sua biografia. Mia madre l’aveva redatta di proprio pugno almeno due decenni fa. Da questa biografia ho tratto l‘ambientazione per il racconto.

La cosa che mi ha colpito, però, è il modo in cui una donna con solo la prima media sia riuscita a rendere così bene la propria storia. Ad esempio, la prima frase del racconto è interamente sua: «Quando venni al mondo la seconda guerra mondiale era finita da pochi mesi». È un incipit da scrittore professionista. Il resto del testo, pur con delle ingenuità, è in linea con questo stile. Quindi non ho potuto che chiedermi: ce l’ho nel sangue, la scrittura?