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Estranei al parco

Sbocciata la primavera ho preso l’abitudine di concedermi una pausa dalla grammatica. A pochi metri dal mio ufficio sorge un piccolo polmone verde: un grosso giardino situato nel cuore di piazza Adriano. Aiuole a forma di soffici seni, sormontati da pini e abeti, con alcune sghembe panche di legno disposte a cerchio. È poco frequentato. Ci vanno solo nugoli di piccioni, i cani con i loro due-zampe appresso e un gruppetto esiguo di folli: una signora che canta a voce alta filastrocche montanare, un signore che legge incurante La Stampa, un ragazzo di colore che prega in privato, un’avvocatessa in tiro, e il sottoscritto. Da tre settimane è qui che passo le due ore del pranzo. Anziché lo stomaco, ho scelto di nutrire il cuore e l’intelletto.


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Continuiamo l’approfondimento dell’aggettivo qualificativo.

Concordanze

Credo di averlo già accennato la volta scorsa ma ripeterlo non farà male: poiché l’aggettivo è un vocabolo variabile, esso concorda in genere e numero con il sostantivo a cui è appoggiato: «un topo grigio» / «una topa grigia» / «alcune tope grigie» [sì, sono ironico].

Le cose si complicano quando uno stesso aggettivo si riferisce a più sostantivi. In questo caso si distinguono:

  • Se i sostantivi sono tutti dello stesso genere, l’aggettivo concorda con esso e assume il plurale: «nel salotto di mia nonna ci sono due divani e un tappeto antichi»; «spregiudicatezza e furbizie proprie del nostro personaggio» [Morante].
  • Se i sostantivi sono di genere diverso l’aggettivo assume, di preferenza, la marcatura maschile – «tale preferenza si spiega col valore più vicino al ʻneutroʼ del maschile rispetto al femminile» [Dardano-Trifone, La lingua italiana, Zanichelli 1985] – e il plurale: «il nostro esercito di professionisti è composto da uomini e donne straordinari»; ma per ragioni di contiguità sintattica si può avere una concordanza di genere anche con l’ultimo nome che precede l’aggettivo, nel caso sia femminile: «i minerali e le sostanze ferrose» [Serianni].

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Storie di ordinaria amicizia

Il web è una cosa buona o una cosa cattiva? E il self? E l’editoria tradizionale? E gli smartphone? E il neolinguaggio via whatsapp? E la pedanteria di chi rasenta la norma inviolabile? E le automobili, l’industria, la cultura con la C maiuscola sono cose buone o cattive? … e mettere al mondo figli in un pianeta sovraffollato? … e la religione? L’ortodossia? Le coppie di fatto? Per ognuno di voi queste e altre domande avranno risposte differenti. Parrebbe che al mondo di cose buone non ce ne siano, o quantomeno, non così buone da mettere d’accordo tutti. Eppure un paio di buone cose al mondo, nei miei quasi quarant’anni, credo di averle trovate. Una di queste è la stima…


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Nello scorso mini-ripasso abbiamo affrontato il discorso riguardante gli aggettivi, identificandoli con una definizioni, dividendoli in due categorie (qualificativi e indicativi) e una sottocategoria (relazionari), dando di ciascuna di essi un’indicazione di utilizzo. Oggi approfondiamo il discorso con gli aggettivi qualificativi.

Concordanza di genere e numero

«La flessione grammaticale dell’aggettivo qualificativo ricalca, in modo più semplice e meno articolato, quella del nome».

Luca Serianni, Ivi p. 194

Se ne possono distinguere tre classi, usando un termine dello stesso Serianni, che suddividono gli aggettivi qualificativi in altrettanti gruppi affiancabili per tipo di desinenza.


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Questa settimana, in edicola

Forse un po’ annoiata dalla vita coniugale, del tutto priva di stimoli, in cui mi era toccato il fortunato ruolo della mantenuta, un paio di anni fa mi ero trovata un lavoretto come venditrice porta a porta di articoli per signora: make-up, creme, bigiotteria… All’epoca non mi andava male. Mio marito aveva rilevato un’officina e guadagnava bene. Io non lavoravo da quasi tre anni; stavamo assieme da nove.

Prima ero stata impiegata nella stessa carrozzeria in cui a quel tempo lavorava anche mio marito. In effetti è lì che ci siamo conosciuti. Poi mi hanno licenziata per esubero di personale. Nello stesso periodo a lui è capitata un’occasione d’oro: rilevare l’officina di un signore che da lì a poco sarebbe andato in pensione. Avevamo un po’ di soldi da parte, e visto che la casa avevamo già finito di pagarla e che con i titolari della carrozzeria non c’eravamo lasciati poi così bene, mio marito si decise a fare il grande passo. Un passo fortunato.

Ho passato i tre anni successivi a fare la casalinga, dipendendo totalmente dalle sue entrate. Intendiamoci, mio marito non mi faceva mancare nulla e almeno una volta alla settimana mi portava a cena fuori. Però mi sembrava di buttare via il mio tempo. Avevo già trentadue anni. Non avevamo figli. I miei genitori erano anziani ma non così tanto da avere bisogno della mia presenza fissa. Jackie, la nostra pincher, mi faceva compagnia, ma cosa avrà mai da dire un cane alla sua padrona? Passavo tutto il giorno oppressa da una sensazione di vuoto. Poi un’occasione è capitata pure a me.

… continua sul numero 21/2016 di Confidenze.

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Note

Questo è il primo racconto piccante che spedisco a una casa editrice, contiene persino la prima scena di sesso che abbia mai scritto: sesso selvaggio, animalesco, infoiato, ma vago ed allusivo… tanto, tanto allusivo.