Aggettivo qualificativo (parte II)


sedie-rosse

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Continuiamo l’approfondimento dell’aggettivo qualificativo.

Concordanze

Credo di averlo già accennato la volta scorsa ma ripeterlo non farà male: poiché l’aggettivo è un vocabolo variabile, esso concorda in genere e numero con il sostantivo a cui è appoggiato: «un topo grigio» / «una topa grigia» / «alcune tope grigie» [sì, sono ironico].

Le cose si complicano quando uno stesso aggettivo si riferisce a più sostantivi. In questo caso si distinguono:

  • Se i sostantivi sono tutti dello stesso genere, l’aggettivo concorda con esso e assume il plurale: «nel salotto di mia nonna ci sono due divani e un tappeto antichi»; «spregiudicatezza e furbizie proprie del nostro personaggio» [Morante].
  • Se i sostantivi sono di genere diverso l’aggettivo assume, di preferenza, la marcatura maschile – «tale preferenza si spiega col valore più vicino al ʻneutroʼ del maschile rispetto al femminile» [Dardano-Trifone, La lingua italiana, Zanichelli 1985] – e il plurale: «il nostro esercito di professionisti è composto da uomini e donne straordinari»; ma per ragioni di contiguità sintattica si può avere una concordanza di genere anche con l’ultimo nome che precede l’aggettivo, nel caso sia femminile: «i minerali e le sostanze ferrose» [Serianni].

«La concordanza dell’aggettivo con l’ultimo nome al femminile va però soggetta ad una duplice restrizione: l’ultimo nome deve essere plurale, e riferirsi ad un’entità inanimata».

Luca Serianni, Ivi p. 199

Si può dunque avere: «il mobile e le sedie rosse» [Serianni], correndo comunque sempre il rischio di generare un equivoco (anche il mobile è rosso?); ma non: «i due infermieri e la caporeparto nuove attendono le loro prime disposizioni».

  • Se un sostantivo plurale regge più aggettivi, se il concetto espresso è il medesimo, anche gli aggettivi vanno al plurale: «le case vecchie e malfatte» [Rohlfs (cit. in Serianni p. 199)]. Quando i concetti espressi dagli aggettivi sono diversi e condensati al plurale dal sostantivo, allora essi vanno al singolare: «emissari dei governi irakeno e libico» [Serianni].

Posizioni

Spesso, sia precedendolo sia seguendolo, l’aggettivo occupa una posizione prossima al sostantivo, arrivando ad affiancarlo soprattutto nelle sequenze: aggettivo + sostantivo o sostantivo + aggettivo. In altre combinazioni sintattiche la posizione dell’aggettivo può occupare uno spazio anche distante dal sostantivo cui si riferisce.

«Quando l’aggettivo assume una forte indipendenza sintattica, esso può esercitare la funzione di ʻpredicato principaleʼ, talvolta anche con l’omissione del nome cui si riferisce: “Alta, il cappotto a grandi scacchi scozzesi le modellava morbidamente il contorno dei fianchi” (Moravia)».

Luca Serianni, Ivi p. 200

A inizio frase, con ellissi del verbo essere, l’aggettivo svolge una funzione predicativa: «bella l’auto di Giorgio» [Serianni]; «zeppo, il granaio; il vin canta nel tino» [Pascoli]. Messo dopo il nome, invece, l’aggettivo occupa una posizione non marcata: «l’auto di Giorgio è bella»; «il granaio è zeppo». Se il nome viene preceduto, allora l’aggettivo indica «una maggiore soggettività di giudizio» di chi parla o scrive, caratterizzando la scrittura di una maggiore enfasi: «i neri occhi della mia bella». Tutto questo si riferisce all’aggettivo qualificativo.

Per ciò che riguarda la collocazione dell’aggettivo di relazione (di cui abbiamo parlato la volta scorsa) nell’italiano contemporaneo è di norma posposto al nome: «il calore solare» / «il solare calore», poiché esso porta un’informazione né emotiva né stilistica, ma oggettiva. Quando l’aggettivo di relazione assume la funzione di qualificativo, allora diventa possibile retrocederlo alle spalle del sostantivo: «una solare verità».

Funzione restrittiva o descrittiva

A seconda della posizione, gli aggettivi qualificativi possono assumere una funzione restrittiva o descrittiva.

La prima, restrittiva, si attua quando un aggettivo seleziona, marcandolo con una qualità precisa, un soggetto come l’unico dotato di quella qualità: «I tubi vecchi non hanno retto», «i soldati ben addestrati andranno al fronte», «i ragazzi poveri di Castelgaccia rubavano il pane», ecc. Sono i tubi vecchi, e non quelli nuovi, che non hanno retto; sono i soldati ben addestrati, e non i pivelli privi di addestramento, quelli che andranno al fronte; sono i ragazzi poveri, e non tutti i ragazzi di Castelgaccia, a rubare il pane.

Nella posizione descrittiva, invece, gli aggettivi hanno una connotazione più soggettiva ed evocativa, tanto da arrivare a cambiare persino significato: «I vecchi tubi non hanno retto», «i ben addestrati soldati andranno al fronte», «i poveri ragazzi di Castelgaccia rubavano il pane». Come si vede, c’è quasi biasimo per quei «vecchi tubi» che si rompono: forse si potevano cambiare prima? E che dire del rammarico a stento trattenuto e bilanciato da un certo orgoglio per quei «ben addestrati soldati» destinati al fronte? Si riesce quasi a immaginare un vizzo e baffuto generale che prova ad un tempo orgoglio e patimento per i giovani soldati in partenza per il fronte. Infine, e in questo caso è persino più marcato, con «poveri ragazzi» cambia anche il significato della frase, perché in questo caso sono tutti i «poveri ragazzi di Castelgaccia» a rubare il pane, e per questo sono “poveri”: poiché costretti al gesto infamante.

«Si noti che la funzione dell’aggettivo restrittivo è simile a quella esercitata, nella sintassi del periodo, dalla frase relativa limitativa e che, allo stesso modo, l’aggettivo descrittivo può facilmente commutarsi in una frase relativa esplicativa».

Luca Serianni, Ivi p. 202

Alcuni aggettivi qualificativi possono essere adoperati per intensificare un concetto già espresso dal nome. Tra questi, i più comuni sono bello, buono, forte, piccolo, ecc. Quando sono adoperati con questa funzione, gli aggettivi in genere si collocano prima del nome. Ad esempio, una minestra non può essere bella, eppure: «adesso ti preparo una bella minestra». Usato in questo modo, e accoppiato al sostantivo minestra, l’aggettivo bella potenzia ed esalta il concetto di benefico apporto alla salute o al morale a cui la pietanza brodosa supposta è destinata. Possiamo quasi immaginare un piccolo paziente affetto dal mal di pancia e una premurosa mamma che gli dice: «adesso ti preparo una bella minestra». Al che il piccolo paziente sta già meglio: tutto pur di evitare la minestra…

Come aggettivo, bello si adopera anche per segnalare un mutamento di situazione: «un bel giorno, mentre camminava verso la scuola, incontrò un branco dei soliti compagni» [Collodi].

«Insieme con la congiunzione coordinativa e e un participio passato», dice il Serianni, bello conferisce al participio un aspetto «perfettivo» (cioè segnala la totale compiutezza dell’azione): «è bell’ e fatto».

Come intensificatori, molti degli aggettivi qualificativi diventano quasi sinonimi. La scelta dell’uno o dell’altro, allora, dipende dalla loro attinenza a una locuzione cristallizzata: «c’è alta pressione sull’Adriatico» oppure «c’è forte pressione sull’Adriatico» oppure «c’è grande pressione sull’Adriatico» [esempi del Serianni]. «Tutte e tre le frasi», dice il Serianni, «sono in sé accettabili, ma solo la prima, in cui troviamo il sintagma cristallizzato alta pressione, esprime il concetto tecnico di ʻalta pressione isobaricaʼ; le altre due comportano una connotazione soggettiva».

«In molti casi la distinzione tra funzione intensificatrice e funzione qualificativa (descrittiva o restrittiva) dipende dall’opposizione anteposizione/posposizione, e lo spostamento dell’attributo dall’una all’altra posizione muta l’intero significato della frase».

Luca Serianni, Ivi p. 203

Esempio:

  • Compriamo un’automobile di una certa grandezza
  • Compriamo un’automobile di una grandezza certa

Curiosità

  • Gli aggettivi «anteposti» non possono mai essere sostantivati, quindi hanno sempre bisogno della presenza del soggetto con cui si rapportano.
  • Quando compaiono due o più aggettivi, essi assumono un ordine di successione che dipende direttamente dal rapporto di logica col nome: «un impatto emotivo terribile» / «un impatto terribile emotivo».

Conclusioni

La lunga traversata oceanica sulla zattera degli aggettivi non si è ancora conclusa. Per non appesantire troppo l’impatto emotivo di questi articoli tendo sempre, alcune volte senza riuscirci, a progettare post di circa mille parole (che sono già lunghi, trattandosi di grammatica), il cui risultato si traduce in una sequenza di post monotematici: ma non vedo come poter fare diversamente: le cose da dire sono sempre moltissime e una grammatica (date un’occhiata a quella del Serianni, ad esempio) è sempre più prolissa di quanto lo sia io. Oggi non ci sono riuscito. State bene.

_________________________

Note

Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET 1989

In calce: sedie rosse.

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9 Comments on “Aggettivo qualificativo (parte II)

  1. Sono stato assente alcune lezioni (ma ho la giustifica :P) quindi magari se n’è già parlato, ma nella frase «l’auto di Giorgio è bella» bella non perde la sua funzione qualificativa diventando aggettivo predicativo? In italiano in realtà fa poca differenza, ma in tedesco cambia la concordanza, ovvero l’aggettivo cessa di concordare col sostantivo. In tutti gli altri casi in tedesco l’aggettivo concorda in genere, numero, caso e anche a seconda dell’articolo col sostantivo a cui è legato, cosa che non riuscirò mai a padroneggiare completamente (del resto i tedeschi stessi tendono a sbagliare le concordanze :P), ma probabilmente aveva ragione Oscar Wilde: life is too short to learn german.

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    • Poiché scrivo questi articoli sempre un mese prima di postarli, non ricordo se ho già parlato della funzione predicativa. Riterrei di sì. E comunque la tua giustificazione non vale una cippa.

      Per rispondere alla tua domanda, gli aggettivi hanno due funzioni: attributiva e predicativa. La prima prevede che l’aggettivo si trovi direttamente a ridosso del sostantivo a cui si riferisce, sia seguendolo sia precedendolo. Per la seconda, invece, l’aggettivo si trova di norma posposto a un ausiliare essere o a un verbo copulativo. Quindi nell’esempio che hai fatto, sì: l’aggettivo ha una funzione predicativa.

      Ho risposto? 🙂

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  2. Bello (!) e interessante l’approfondimento sull’aggettivo “bello”.
    Unico punto in cui mi si storce il naso (anche se Serianni avalla) è la concordanza del tipo “il mobile e le sedie rosse” e “minerali e sostanze ferrose”. Anche in un contesto poco tecnico e narrativo il primo mobile me lo immagino color legno, e i minerali non obbligatoriamente ferrosi… dunque temo che uno scrittore attento a quello che vuole evocare nel lettore ci dovrebbe pensare molte volte prima di usare quella concordanza. Interessante comunque sapere che grammaticalmente non è sbagliata.

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  3. Pingback: Gli indefiniti collettivi – Salvatore Anfuso ● il blog

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