Gli Stati Uniti d’Europa


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Storie di dei e di nazioni

Figlia di Agenore, re di Tiro, per la propria bellezza Europa si guadagnò l’attenzione di Zeus, il quale, assunte le sembianze di un toro, la condusse sulla propria groppa fino all’isola di Creta. Lì, il signore dell’Olimpo, ripreso il suo aspetto di uomo dichiarò il suo amore a Europa, e assieme generarono tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse, divenuto re di Creta, diede vita alla civiltà cretese: culla della civiltà europea. Da quel momento, tutte le terre poste a nord del Mediterraneo presero il nome di Europa.

Benché abitata da popoli anche molto diversi tra loro – per lingua, costumi, origine –, l’Europa ha un’indiscutibile tradizione culturale comune che nasce dalle menti dei filosofi greci, passa attraverso l’organizzazione militare e legislativa Romana, si esalta fluendo nel misticismo Cattolico, prosegue con l’Illuminismo francese e il Romanticismo tedesco, e sfocia nella cultura scientifica britannica: il mondo, senza l’Europa, non sarebbe come lo conosciamo oggi. E come la trattiamo noi, figli di quei miti, di quei pensatori, di quelle idee che ci hanno generato, noi, questa Europa?

Una Europa debole e divisa conviene a tutti tranne che all’Europa stessa. Il nostro vero limite è non parlare una lingua comune. Immaginate cosa potrebbero fare i popoli europei, grazie anche alle loro differenze, se ponessero fine alla babele linguistica. Il mondo, con alcune eccezioni asiatiche e africane, si rispecchia nella nostra cultura. Come fabbri l’abbiamo modellato a nostra immagine e somiglianza. Ma a un certo punto abbiamo smarrito noi stessi. Le due guerre mondiali hanno spezzato il nostro comune sentire; spazzato via quell’origine genetica che era palese e ovvia a tutti. Coltiviamo ancora sensi di colpa per la Shoah, e non riusciamo a vedere quanto di buono invece abbiamo fatto per il mondo.

L’Inghilterra è recentemente uscita dalla comunità europea – infatti non si può dire che sia uscita dall’Europa, perché per farlo dovrebbe spostare il suolo della propria isola in un luogo diverso e cancellare più di duemila anni di storia – facendo compiere a tutti noi un enorme passo indietro, un ruzzolone di anni. Non ce la sentiamo di incolparli per questo. Non ci sono colpe per chi ha votato contro l’Europa unita; ci sono colpe per quanti hanno vegetato, ingrassando meschinamente, all’ombra di una comunità europea in fasce e quindi indifesa. La colpa è anche nostra che, mal consigliati da chi continua a urlare e a puntare il dito contro gli euro-burocrati (pur con qualche ragione), abbiamo abbassato lo sguardo a terra e stretto la vista su minute convenienze territoriali insignificanti agli occhi della storia.

La colpa più grande, tuttavia, ce l’hanno coloro che, pensando di fare del bene, hanno scommesso sull’unione monetaria e bancaria come unica via per generare quel comune sentire, quell’identità di stirpe che è sempre stata palese prima e che mai come oggi appare invece evanescente. Nell’ultimo decennio le scelte burocratiche hanno fatto suscitare e coltivare in noi un’odio viscerale verso l’istituzione euro-centrica. Come intendere altrimenti la creazione di quell’aborto che chiamiamo Costituzione Europea? Di cui non solo alla sua costruzione non siamo stati chiamati a partecipare, ma che fin dalla sua origine è riuscita a rappresentare unicamente una gabbia legislativa per tutti odiosa e incomprensibile. Si sono fatte regole per tutti, costringendoci a digerirle, ma ogni Stato ha dovuto risolvere da solo i propri problemi. Qualcuno ha commesso uno sbaglio enorme, per miopia intellettuale, e il voto degli inglesi in fondo è questo che ha sancito.

Nei prossimi mesi il Commonwealth britannico si frantumerà, o forse resterà in piedi: questo ci importa poco. È la sconfitta dell’Unione Federale Europea invece a pesare molto. Una sconfitta per il nostro futuro, per il futuro dei nostri figli e, scusate il delirio, della civiltà umana occidentale nel suo insieme. Il baricentro politico si sposta in altre aree geografiche, come già avvenne a seguito delle due Guerre verso gli Stati Uniti d’America, e noi che, del mondo, almeno quello occidentale, abbiamo fatto la storia, conteremo sempre meno.

Tuttavia questa frenata non va vista come una battuta d’arresto, ma come un’opportunità. Senza grandi sforzi e grandissimi sacrifici, senza pene e patimenti, senza eventi catastrofici e tragici non si modifica mai nulla. La mia speranza è che a seguito dell’uscita dall’Europa della Gran Bretagna qualcosa nella mente dei burocrati cambi; spero che questo evento nefasto susciti crisi d’identità in chi, come un folle treno in corsa, si è lanciato vero un’idea di Europa in cui nessuno, tranne forse le grandi banche, riesce a immedesimarsi; spero, infine, che chi governa questa Europa burocratizzata si ponga delle domande e, rispondendosi, faccia (loro sì) un grosso passo indietro dimettendosi. David Cameron, il leader britannico, coerentemente lo ha già annunciato; mi sarei aspettato la stessa cosa da Martin Schulz e Jean-Claude Juncker.

L’Europa che sogno è uno Stato in cui i popoli si mischino, apprendendo gli uni dagli altri un nuovo modo di convivere e di svilupparsi; uno Stato che torni a pesare sulla bilancia mondiale; uno Stato che riprenda a sfornare idee e condivisibili identità umane. Quanto ha pesato l’Europa nell’evoluzione culturale mondiale negli ultimi cinquant’anni? Quali idee sono partite da noi? La lancetta è a noi sfavorevole…

Non riesco a riconoscermi in questa idea di Europa che, da troppi anni ormai, abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi; ma sono un europeista convinto, come lo erano tutti, innegabilmente, gli intellettuali pre-costituzione. Io credo ancora nell’Europa, ma in un’Europa fatta dai popoli per i popoli, non dalle banche per le banche. Quale alternativa abbiamo?

62 Comments on “Gli Stati Uniti d’Europa

  1. Non so quale alternativa abbiamo, ma ho osservato una cosa: la Gran Bretagna, in fondo, non è mai stata realmente dentro l’Unione ed uscirne sarà per lei relativamente facile. Il problema, come in tutta la Storia d’Europa dei Romani in avanti, è ancora una volta la Germania: essa, frustrata due volte nei suoi progetti espansionistici, s’è fatta più scaltra e ci ha inguaiati con l’economia: costruendo una Banca Centrale Europea che è sostanzialmente un prolungamento della propria; imbrogliandoci in regole sulla grandezza delle vongole che favoriscono solo lei; costringendo sé stessa e tutti i vicini ad adottare la versione immodificabile del Marco tedesco (Euro), il che le ha impedito di rivalutare la propria moneta accumulando oltre 200 miliardi di surplus (illegalmente, stando alle tanto osannare leggi del mercato, che pure vengono subito applicate quando c’è da strangolare noi). Di contro, noi non possiamo svalutare (e ci servirebbe come l’ossigeno), né imporre dazi contro i crucchi per riequilibrare la situazione, come il far parte di un mercato comune imporrebbe secondo logica (in realtà la Germania avrebbe il dovere di usare il surplus per ripianare i debiti contratti con lei dai Paesi meno solidi, ma è una possibilità che Frau Merckel nemmeno prende in considerazione…).
    In conclusione, al momento non possiamo che uscire anche noi, e dall’Euro e dall’Unione; o dichiarare il default come fece a suo tempo l’Argentina, che mi pare sia ancora al suo posto in fondo all’America e sta benissimo.

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    • Non entro nel merito dell’analisi economica perché, per farla bene e seriamente, bisognerebbe conoscerla con altrettanta serietà, e non è il mio caso. Resta il fatto che l’Europa, forse non questa Europa, sia l’unica alternativa che abbiamo per valere qualcosa. Solo che, come fai d’altronde notare tu, bisogna sganciarsi dai nazionalismi (quindi, certo, anche quelli tedeschi) e diventare Paese.

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      • No, non intendevo questo: non possiamo sganciarci dai nazionalismi se prima non eliminiamo i liberismi che ci stanno uccidendo: finora, lo Stato democratico è la sola possibile difesa da politiche dissennate che rendono solo i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Non così l’Europa, dove il solo organo elettivo è ininfluente e infestato di rappresentanti di lobby. Se tutte le istituzioni europee (consiglio europeo, banca centrale, corte europea, corte dei conti…) fossero completamente democratici e costretti a rendere conto ai cittadini invece che alle élite milionarie, forse sarebbe pensabile difendere l’Unione Europea. Al momento la Befana continua ad esibire migliori credenziali.

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  2. Mi fa un po’ rabbia pensare che gli inglesi dopo aver colonizzato mezzo mondo siano usciti dalla comunità europea per paura degli immigrati. Non è forse per questo che la lingua inglese è così diffusa in tutto il mondo? Gli Stati Uniti d’Europa sono una bellissima chimera anche se io ancora vorrei crederci, ma siamo tutti troppo arroccati negli egoismi nazionalistici per riuscire a creare una vera Europa. Le colpe di chi ha creato un Europa burocrate basata su austerità e Unione monetaria ci sono tutte, nessuno voleva un Unione Europea basata sul dominio delle banche, la gente comune sicuramente no, ma alla fine è questo che si è avuto con i noti effetti negativi sotto gli occhi di tutti. Bisogna cambiare registro, ma dubito che le grandi menti al potere dei vertici europei ci riescano davvero. Il paese leader, la Germania (il potere economico è riuscito laddove Hitler aveva fallito) dovrebbe guidare l’Unione europea fuori dal guado, ma non so se basterà l’uscita del Regno Unito a far muovere davvero il timone nella direzione giusta.

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    • Hai ragione Giulia, bisogna uscire dagli arroccamenti e pensare all’Europa come a uno Stato sovrano e unito. Nessuno vuole un’Europa così, e hai nuovamente ragione a dire che non saranno i burocrati a farla, l’Europa. Allora tocca a noi. 🙂

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    • Credo che una decisione del genere non dovesse essere fatta prendere dal popolo. Chi ha promosso questo referendum si e’ servito delle paure, conscie ed inconscie, degli inglesi, e il fattore che torturava la serenita’ nazionale piu’ di tutti gli altri nell’ultima decade era la mancanza di stabilita’ economica per i singoli. Lavoro ce ne e’ e ce ne era, per chi sapeva adattarsi o per chi aveva le competenze per ottenerlo. Il problema e’ che, per quanto gli inglesi abbiano tante qualita’ che a noi mancano – spirito nazionale e resilienza in primis – peccano di orgoglio e non vogliono ammettere che, in fondo, in questa storia si sono fatti sovrastare dall’ignoranza. Senza titoli di studio, senza competenze ne’ esperienza, scendevano in strada a puntare il dito contro gli immigrati che toglievano loro il lavoro. Se solo si fossero fermati un attimo a ragionarci su, si sarebbero resi conto che questo non era possibile. Le agenzie interinali e le aziende non danno nulla gratis, a nessuno. Se un datore di lavoro prende uno straniero anziche’ un autoctono e’ perche’ gli autoctoni che si sono presentati non erano all’altezza dello straniero. Conosco persone che lavorano nel ramo del recruitment che mi hanno confermato come, negli ultimi anni, le agenzie siano state spinte poco a poco a dare la precedenza agli inglesi, nei colloqui di lavoro. Il che, se ci pensiamo bene, e’ normale e prevedibile. Penso che in Italia succeda la stessa cosa. Tutto questo, pero’, le persone dei ceti piu’ bassi (si’, scelgo proprio “ceti”, perche’ che ci piaccia ammetterlo o no in Inghilterra la divisione sociale e’ ancora parecchio sentita) non lo sanno ne’ si sono prese la briga di scoprirlo. Vanno avanti come treni, coi paraocchi, aggredendo gratuitamente quello che e’ diventato il loro nemico. Alcuni, magari, fino a ieri erano vicini di casa e si passavano le sigarette in cortile, chiacchierando del piu’ e del meno.

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      • D’altronde hanno ancora la Regina, no? 🙂

        Io credo che il voto sia stato un voto “emotivo”, spinto da ragioni che non sono ragioni, o se preferisci, che hanno un corpo più astratto che logico. Tuttavia, nonostante pare se ne siano già pentiti, io rispetto l’espressione popolare: è proprio questa la democrazia. Quindi non posso condividere la tua affermazione: «Credo che una decisione del genere non dovesse essere fatta prendere dal popolo». Io, invece, credo che il popolo finora abbia partecipato troppo poco alla costituzione di un’Europa intesa come Stato. Il problema nasce tutto da lì. Piano piano l’idea di Europa e quel comune sentimento di appartenenza si è annebbiato proprio perché è diventato qualcosa di astratto. L’Europa si fa in strada, non nei castelli di potere.

        Comprendo anche la tua presa di posizione, il sentimento di smarrimento e di rancore che trapela da ciò che dici. Tuttavia, io, ho fiducia nel futuro. E forse questo voto è stata la cosa migliore che sia capitata all’Europa da un po’ di anni. Bisogna vedere se sapremo approfittarne.

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        • Le decisioni *possono* essere prese dal popolo, ma il popolo deve sapere che cosa sta facendo. Deve venire informato, e in questo caso questo non e’ successo, come si e’ capito una volta che i buoi erano scappati dalla stalla. Le teste alla guida di questo Paese, cosi’ come della EU, hanno analizzato tutti i pro ed i contro della possibile uscita della GB dalla EU, ma per qualche motivo gli ultimi non ci sono arrivati, o ci sono arrivati in maniera confusa. Come si puo’ chiedere alla gente di votare su questi presupposti?

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          • Allora c’è un problema di comunicazione (credo che lo stesso problema lo si ha in Italia), ma anche questa è democrazia. Una cosa del genere, te ne ricorderai, avvenne anche in Italia a proposito del nucleare. La soluzione, però, non è evitare che le persone prendano decisioni sul proprio futuro (cosa che se venisse a mancare emigrerei immediatamente), ma informarsi e informare di più. In questi giorni, per puro caso in realtà, sto leggendo Tucidide: La guerra del Peloponneso. Trovo la sua lettura, a distanza di due millenni e mezzo, davvero illuminante per comprendere il nostro tempo. Soprattutto la nostra Europa, che non mi pare poi così diversa da quella Grecia antica frazionata in tante città stato.

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  3. “L’Europa che sogno è uno Stato in cui i popoli si mischino, apprendendo gli uni dagli altri un nuovo modo di convivere e di svilupparsi; uno Stato che torni a pesare sulla bilancia mondiale; uno Stato che riprenda a sfornare idee e condivisibili identità umane.”

    Questa frase è meravigliosa, e anche io sposo pienamente un ideale del genere, sebbene lo ritenga, per quel che riguarda l’Italia, un po’ anacronistico. Nel nostro paese, la possibilità di un contatto interculturale già esiste, ma è rifiutato sia da molti di quelli che arrivano qui e usano il nostro territorio come un cesso (n.b: io ho il marito di origine straniera, i miei suoceri sono qui da trent’anni, infatti è il primo a prendersela con chi viene qui a delinquere, che rovina il lavoro fatto in passato da chi ha voluto integrarsi) sia dagli italiani che creano ghetti e alimentano continue differenze. Viviamo in un paese in cui un ragazzo di colore su un autobus viene guardato male, e la gente è troppo occupata a diffidare di lui da non accorgersi che un italiano sta rubando il portafogli a una vecchietta (successo a un mio amico dominicano, che ha “sventato” lo scippo), un paese in cui si credono alle bufale di facebook, create solo per generare odio, un paese in cui vengono discriminate anche le donne e i bambini. Inoltre, qui in provincia c’è gente che, pur avendo adeguate risorse economiche, non viaggia perché non gliene frega una benemerita, preferisce rimanere nel proprio angoletto. Ho una collega, per esempio, che ha vinto un viaggio a Zanzibar e l’ha regalato, perché sta tanto bene a Imperia, o al massimo a Tortona, dove c’è la sede centrale del Gruppo: andarci è così figo, perché ci sono i capi… Gente così (e ce n’è tanta, credimi) come può avere interesse a mescolarsi con altre culture, europee o extraeuropee che siano? Loro continueranno a prendere i giro i francesi, che vanno in giro con la baguette sotto l’ascella, i tedeschi con i calzettoni e i sandali, i greci piccoli e pelosi…

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    • Grazie, Chiara. Hai in buona parte ragione nella tua analisi, ma c’è anche un’altra Italia che forse è meno appariscente, perché i telegiornali preferiscono mostrare l’altro lato della medaglia, ma non per questo meno reale. Ad esempio, a differenza di altri Stati sempre europei, noi in Italia non abbiamo ghettizzato gli extracomunitari che sono giunti qui. A Torino, che era una città molto chiusa e provinciale, gli extracomunitari in massima parte si sono ambientati molto bene. Non sono stati relegati in quartieri periferici ma si sono diffusi su tutto il territorio, e adesso, con qualche decennio sulle spalle, le nuove generazioni sono perfettamente (o quasi) integrate. Proprio oggi, mentre passeggiavo per raggiungere il mio ufficio, ho teso l’orecchio a un tassista che ridendo e scherzando incoraggiava un giovane ragazzo di colore il cui desiderio, a quanto ho capito, è fare da grande a sua volta il tassista. Ognuno ha i desideri che ha, ma quel tassista si è comportato da fratello maggiore. È questa l’Italia che mi piace, e non è un sogno impossibile. Siamo sempre molto critici verso noi stessi, e forse è un bene, ma se osassimo confrontarci con altre realtà credo che l’immagine che uscirebbe di noi è ben più positiva di quel che immaginiamo. In somma, il futuro è nostro e dipende da noi come vogliamo che sia. 🙂

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      • Torino rappresenta forse un contesto a parte, perché Milano è molto diversa. Io per anni ho lavorato come volontaria in uno dei “ghetti” della periferia (dove tra l’altro ho conosciuto mio marito), e lì sono confinati molti stranieri, specialmente arabi. Ci sono poi: il quartiere sudamericano, la China-Town intorno a Via Paolo Sarpi, gli slavi di Corvetto. E gli italiani che storcono il naso, quando passa uno di loro. L’immigrazione, lì, è stratificata. Ci sono persone come i miei suoceri, che hanno in un certo senso anticipato la massa, i cui figli sono italiani a tutti gli effetti perché arrivati qui prima ancora di incominciare la scuola. La sorellina di Beppe, che è nata quando i genitori erano qui già da sette otto anni per esempio non parla l’arabo. Ai tempi, almeno per quel che riguarda il nord Africa, l’immigrazione era diversa. Le persone arrivavano dalle città, ambienti più occidentalizzati rispetto alle zone più arretrate del paese, quindi l’ambientazione è stata più facile. Negli ultimi anni, invece, stanno arrivando persone diverse. Esiste un termine in arabo, che Beppe usa per definire questa gente, il cui significato è simile all’ Italiano “terrone”, tant’è che lui li chiama così, in italiano, termine che invece non ha mai utilizzato per gli italiani del sud. A lui questa gente non piace, parla di cattiveria legata all’ignoranza, le considera vittime di un lavaggio del cervello che hanno subito in patria, quando gli presentavano l’Italia come un paese senza leggi. Questi vengono qui con la sola idea di fare soldi facili, e lo fanno, ma per loro non tengono nulla, mandano tutto in patria: il PIL dei paesi arabi è cresciuto nell’ultimo decennio, anche a tutta la merce rubata e i proventi dello spaccio che arrivano da qui. Inoltre questi individui “provinciali” sono cresciuti in un contesto fortemente islamizzato. La lontananza dalla famiglia (e dai giudizi religiosi che segue l’interazione con loro) li porta a “sbracare” non appena arrivano qui: bevono, per esempio, cosa che in casa è proibito, ma non reggono l’alcool per mancanza di abitudine, quindi con due sorsi se ne vanno fuori. Per questo motivo mia suocera, che ha una rosticceria in cui vende sia prodotti marocchini sia italiani, non ha mai voluto vendere birra nel suo negozio, per evitare che i suoi compaesani ubriachi (con una Peroni da 33 :D) infastidiscano i nostri connazionali. Purtroppo è gente così, che genera l’ostilità dell’italiano. Non è il ragazzo cresciuto in Italia. Non è il muratore che si spacca la schiena in cantiere. Non sono i miei suoceri, che hanno mandato i figli nella scuola italiana, pagato le tasse, imparato la lingua, sottoscritto un mutuo e, dopo vent’anni, preso la cittadinanza. Per questo, lo stato dovrebbe avviare dei processi che favoriscano questo tipo di integrazione. Qualche anno fa era stato proposto il permesso di soggiorno “a punti”: io ero d’accordo che il tempo stabilito per la permanenza nel nostro paese fosse legato alla frequenza, per esempio, di corsi di lingua e di avviamento professionale, iscrizione dei bambini a scuola, quantità e qualità delle relazioni sociali e così via, perché questo avrebbe portato un po’ di selezione. Io sono favorevolissima all’accoglienza degli stranieri, sennò non starei con Beppe e non sarei andata a Ventimiglia, lo scorso anno, per fornire sostegno ai migranti. Però, se torno a casa un quarto d’ora in ritardo, preferire non dover attraversare il Bronx. 😉

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        • E su tutto questo hai perfettamente ragione. C’è ancora parecchio su cui lavorare. Forse, come dici, Torino è davvero una città privilegiata. A Torino i ghetti ci sono stati: quando ad esempio sono arrivati dal sud gli immigrati siciliani, pugliesi e calabresi. Per fortuna non si è verificato nuovamente con gli arabi o con i rumeni. Di questi ultimi mi è capitato di conoscerne un po’. Ricordo ad esempio un ragazzone alto alto che, ogni volta che mi trovavo a passare davanti al Conad in cui lavorava per raggiungere il mio ufficio, lo incrociavo intento a spazzare il marciapiede dalle foglie del viale. Lo faceva con cura ma senza curarsi della gente che si trovava a percorrere quello stesso marciapiede. Così una mattina mi ci sono fermato a parlargli, a spiegargli che era un segno di educazione e civiltà non spazzare i piedi dei passanti e alzare gli occhi da terra per osservare il mondo. Fu una vera e propria litigata, perché lui, risentito, si offese. Oggi non solo ha imparato a spazzare senza gettare la sporcizia sui passanti, ma mi saluta con affetto ogni volta che ci capita di incrociarci ancora. Ognuno, nel proprio piccolo, dovrebbe fare il proprio dovere.

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  4. Bell’articolo che getta un minimo di luce e di speranza in una situazione al momento piuttosto grigia.
    “L’Europa che sogno è uno Stato in cui i popoli si mischino, apprendendo gli uni dagli altri un nuovo modo di convivere e di svilupparsi”: paradossalmente, quell’Inghilterra che ha optato per liberarsi di tutto questo e’ il Paese che per primo ha sperimentato la convivenza di centinaia di popoli sotto un unico dominio. A scapito di invasioni, razzie e violenza, questo e’ vero, ma in fondo e’ cosi’ che si sono costruiti i piu’ grandi imperi del passato.

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  5. Io non c’è l’ho molto con i burocrati d’Europa. Anzi, credo che tutto sommato siano più avveduti dei popoli che rappresentano.
    L’idea di Europa che tu dici è l’idea che i burocrati sperano di trasmettere ai popoli.
    Il referendum inglese ha un po’ traumatizzato tutti perché ci ha palesato che la democrazia è una forma di governo limitata.
    Hitler sale al potere democraticamente e non con un colpo di stato. Eletto.
    Oppure se il popolo di una nazione decidesse tramite voto democratico di sganciare una bomba atomica in una città da cui proviene l’immigrazione, la decisione dovrebbe essere compiuta perché legittimata dal popolo?
    La volontà popolare fino a quanto conta?
    Churchill, quel tipo singolare che però è stato fondamentale nella storia, disse: è stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora.

    Dalla democrazia non possiamo recedere, dobbiamo tenerci il Brexit, però per noi che rimaniamo dentro l’Unione non è detto che questo sia un male.
    Si è visto come i tanti che gridavano “Il fuori” dall’Europa sia siano calmierati nei loro animi.
    Io da profondo amante della storia non ho molta considerazione dei popoli come masse. I popoli sono troppo emotivi per poter giudicare la bontà di un processo che probabilmente richiede anche secoli. Noi italiani siamo un popolo che inneggiava il Duce, che esultava alla dichiarazione di guerra e che ci siamo ritrovati ad acclamare il nemico che ci ha bombardati e sconfitti.
    Nei nostri ragionamenti sull’Europa siamo facili vittime del qualunquismo e dell’inefficienza tipica italiana.

    In tal senso io sono parecchio impopolare, perché nel caos di stati e staterelli (litigiosi) europei, vedo proprio nella Germania l’unico punto fermo. L’ancora di salvezza dell’Unione.

    Molti di noi che vedono la Germania come il diavolo; non conoscono la storia e non comprendono la legittima rigidità dei tedeschi.

    I tedeschi sono passati per una delle più grandi catastrofi economiche della storia. L’iperinflazione degli anni ’20. Un dramma umano e collettivo tanto grande che si è impresso nel loro codice genetico.
    Si racconta che il Marco si era talmente tanto svalutato, da un giorno all’altro, che per comprare un chilo di pane non fosse sufficiente una cesta piena di banconote. La pace sbagliata della prima guerra mondiale causò il default economico della Germania e l’ascesa di Hitler.
    Quindi i tedeschi oltre al dramma economico, risentono ancora oggi il dramma dell’instabilità politica.
    Ecco spiegati i due elementi chiave della Germania: Rigidità economica e stabilità politica.
    Entrambi i sistemi hanno consentito dal dopoguerra all’ingresso nell’Unione, di portare una nazione di macerie assoluta a una potenza economica e politica.
    E adesso la Germania da Nazione egemone dentro l’Europa (perché chi vorremmo come altra nazione egemone, l’Austria, il Portogallo o la Grecia?) cerca di ricreare il suo modello di stabilità che tanto le ha fatto bene, e tanta prosperità potrebbe generarci.
    Solo che i tedeschi si ritrovano dentro l’Unione Europea popoli e rappresentanti di popoli, decisamente inadeguati.
    La Merkel è stata nei confronti della Grecia molto più tollerante di quel che sarei stato io.
    Io avrei mandato i Greci a calci in culo fuori dall’Unione Europea, la Germania ha fatto di tutto per salvarli. So che la mia presa di posizione è impopolare nel nostro qualunquismo. Poveri Greci!
    Ma purtroppo io sono allergico alle inefficienze e incapacità.
    Se la Grecia e i Greci nei decenni hanno generato un debito pubblico immenso da renderli incapaci di ripagarlo. Se i Greci andavano in pensione con 15 anni di lavoro, se gli impiegati pubblici fossero sproporzionati, se la corruzione non fosse stata più grande di quella italiana. I Greci non si sarebbero ridotti al fallimento.
    L’inefficienza Greca, la malafede Greca (hanno truccato per più di un decennio i conti) ha portato ciascuno di noi a sborsare denaro per salvarsi.
    Beh credo che i burocrati abbiano avuto più lungimiranza di quella che avrei mostrato io.
    Di conseguenza sono anche molto duro e scettico con la nostra Italia e ogni tanto mi dico: per fortuna che c’è l’Europa.

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    • I tedeschi sono passati attraverso una crisi economica che si sono cercati però: chi perde la guerra è anche giusto che ne paghi i danni, e mi pare che molti di quei debiti di guerra invece gli siano stati condonati, diversamente da quanto, i tedeschi, hanno fatto con la Grecia, che una guerra non l’ha nemmeno persa.

      Comprendo il tuo discorso sulla rigidità tedesca, ma ti ricordo che proprio la flessibilità italiana ha invece prodotto uno dei periodi storici migliori degli ultimi duemila anni: il Rinascimento. Quindi sarebbe una buona idea quantomeno alternare l’uno all’altro.

      La democrazia, in mancanza di un sistema migliore, è comunque il miglior tipo di sistema politico che possediamo; gente è morta per portarla e per difenderla. Il fatto che ci sia ancora molta strada da fare per portare la coscienza dei popoli a maturare non significa che sia sbagliato trattarli da adulti facendogli decidere il proprio destino, disegnare il proprio futuro pagandone anche, e giustamente, le conseguenze.

      Credo che il voto negativo degli inglesi sia stata la cosa migliore che sia capitata a questa Europa da un po’ di tempo a questa parte. Ci ha insegnato un sacco di cose. Ci ha insegnato che amiamo l’idea di Europa più di quanto sospettassimo negli ultimi anni; ci ha insegnato che il voto è una cosa sacra e seria e che le cose brutte non capitano solo nei film: se sbagli paghi e questa è una grande lezione; ci ha insegnato che i burocrati hanno sbagliato doppiamente: la prima volta nel non far partecipare in modo più attivo la gente alla costituzione dell’Europa (cosa che gli americani, invece, sanno fare benissimo, sia in modo superficiale [l’inno nazionale cantato a ogni evento, la bandiera che sventola ovunque, e via dicendo] sia in modo più profondo), la seconda nel non saper comunicare in modo verticale verso il basso. Proprio i greci ci hanno insegnato molto in questo senso, con i loro teatri, maestri di retorica ma anche di democrazia.

      Ultimamente, per diletto, sto leggendo Tucidide: te lo consiglio, è illuminante. 🙂

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      • Certo che i tedeschi alla fine della prima guerra mondiale avrebbero meritato il peggio. Però è anche vero che le condizioni imposte dalla Francia hanno generato Hitler. All’epoca il povero presidente Wilson non fu ascoltato. Infatti alla fine della seconda guerra mondiale gli americani non solo avevano vinto la guerra, ma in più hanno finanziato l’Europa per risollevarsi.

        Purtroppo il rinascimento italiano è stata una parentesi (grande) della storia, ma è un qualcosa che non ha nulla a che fare con l’Italia attuale.
        Io purtroppo non riesco ad accettare il nostro debito pubblico e l’incoscienza delle nostre spese.
        Se i tedeschi non mettessero un freno al nostro indebitarci non avremmo più possibilità di riprenderci e probabilmente non ne abbiamo più.

        Anch’io penso che il voto inglese sia stato positivo. Lo shock è servito a tutti.
        Non so se l’Europa sbagli nel voler buttare fuori il Regno Unito il più presto possibile. Il sentimento di rabbia è condivisibile.
        Però non so se ieri hai sentito l’intervento al parlamento europeo di un deputato scozzese. Loro vogliono restare e ci hanno chiesto di non abbandonarli. Davvero commovente.

        Io credo che alla lunga i britannici non usciranno. Sono sconvolti loro stessi perché per loro l’esito di un referendum è sacro. Fossimo stati noi italiani che non rispettiamo mai gli esiti dei referendum ci avremmo riso su.

        Su Tucidide già letto. In gioventù. Anche Erodoto.
        Tucidide è la storia raccontata come una poesia profonda. Se qualche volta ci incontriamo in Sicilia dalle mie parti ti porto a vedere il Castello di Eurialo a Siracusa (la fortezza voluta da Dionisio che difendeva la grande città greca), le latomie, il porto piccolo e porto grande di Ortigia.
        Questi sono i luoghi reali narrati da Tucidide, dove l’esercito ateniese è stato sconfitto. Migliaia di giovani Ateniesi rinchiusi a morire nelle latomie costringeranno Atene alla sconfitta. Fra le alture del castello si può immaginare la fine della grande Atene, perita per troppa superbia. Io ci sono stato seguendo i luoghi con Tucidide alla mano e mi son venuti i brividi. 😉

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        • E non potrebbe avvenire la stessa cosa con la Grecia (l’ISIS è pericolosamente vicino), o con l’Italia o con qualunque nazione pressata e esasperata dalla cocciuttaggine tedesca? I tedeschi della Merkel non si stanno comportanto tanto rigidamente quanto accusi lo siano stati all’epoca i francesi? Se non ricordo male è stato lo stesso Fondo Monetario Internazionale, all’epoca della crisi greca, ad avvertire la Germania che i greci mai avrebbero potuto in alcun modo ripagare i debiti, e che sarebbe stata una buona idea rinegoziarli. E cosa hanno fatto i tedeschi? Hanno fatto i tedeschi, ecco cosa! Se è un bene la loro rigidità, lo è di più la nostra flessibilità. Non si manda al macello un intero popolo (o una generazione) per del vile denaro. Il denaro si stampa, le vite no (mi sto allenando al facile populismo, lo ammetto. Si sa mai che un giorno mi propongano un posto in parlamento… :P).

          Il Rinascimento non ha nulla a che fare con l’Italia di oggi, hai ragione, ma potrebbe averne con l’Europa di domani. Se i deteschi smettessero di mettere freni e spendessero il loro surplus (accumulato come?) per il bene comunitario non ci sarebbe bisogno di ulteriori rigidità. Loro fanno i propri interessi, non l’interesse dell’Europa. Ed è proprio questo atteggiamento che invece bisogna combattere (quanta splendida retorica, la senti?).

          Non credo che la “fretta” europea sia dovuta alla rabbia, ma in parte ai danni che l’ambiguità può causare alla nostra economia e in parte alla necessità di dare un segno forte a tutti gli altri membri e al mondo: qui non si sta giocando.

          Infatti parlando del “Commonwealth britannico in frantumi” mi riferivo proprio agli scozzesi e agli irlandesi del nord. Anch’io penso, e spero, che alla fine si troverà una gabola per farli rientrare dalla porta sul retro. Magari, questa volta, obbligandoli a cambiare pure moneta: che gli inglesi stiano nella comunità europea continuando a scambiare le sterline è una cosa che non comprendo (o la comprendo bene, ma non la reputo giusta).

          Prima o poi voglio tornare a Catania, che adoro, e mi piacerebbe fare un salto anche a Centuripe, che è il luogo di origine della mia famiglia ma che non ho mai veduto. Che bella la Sicilia! Andrebbe valorizzata. Ma non troppo, che poi ci troviamo i tedeschi e i russi in infradito e bermuda, con i loro ventri enormi e lo sguardo da babbei… XD

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          • ahah tedeschi e russi, io preferirei di gran lunga tedesche e russe. A Taormina girano parecchio, ma lì è una cosa diversa.

            Centuripe, non ci sono mai stato. Dovrebbe essere vicino ad Agira. Agira è la città natale dello storico più importante per la Sicilia Greca. Diodoro Siculo. Da giovane non ho mai potuto leggere Diodoro Siculo perché fuori commercio. Eh già, anche Diodoro nonostante i suoi 2 mila anni ha problemi editoriali. Forse adesso su Amazon o nel web dovrebbe trovarsi. Dovrei tornare a documentarmi come da giovane. Quando amavo la storia greca e ciondolavo fra i tanti siti archeologici. Bei tempi.

            Per il resto, la tua disamina politica mi sembra molto promettente. Io ti candiderei.
            Onorevole Anfuso. Suona bene. 😀

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            • A quanto ne so, Centuripe è in provincia di Enna e sorge su un acrocoro a forma di stella dove, da un lato, ci si affaccia sulla vallata del Simeto, con l’Etna sullo sfondo, e, dall’altro, su Enna e Catenanuova. Pare sia uno dei centri più antichi della Sicilia, si fondazione tosco-umbro e poi conquistata dai greci e dai romani. 🙂

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                • «La città ha origini molto antiche e sembra essere stata fondata dai Siculi, popolazione di origine Osco-Umbra, che emigrò in Sicilia probabilmente in epoca precedente al decimo secolo a.C.», ho aggiunto una “T”. 🙂

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                  • Ecco la mia ignoranza. In Sicilia i popoli originari erano i Siculi e i Sicani, che si rifugiarono all’interno dell’isola per sfuggire alle immigrazioni (sempre questo è stato il punto) greche e cartaginesi. Ma non sapevo che l’origine dei Siculi fosse dei polentoni del nord. 😛

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      • Ecco bravo, questo è un documento che fa comprendere la bellezza della storia, anche se parliamo di qualcosa di altamente tragico.
        Quello che io provo a spiegare agli spara sentenze, che senza conoscenze storiche dicono: ah ma Hitler lo hanno votato i tedeschi o i tedeschi sono i cattivi dell’economia europea.
        Occorre comprendere quel che è accaduto per spiegarsi le cose passate e quelle attuali.
        Che tipo di tragedia potrebbe essere per noi se in pochi mesi o settimane, i nostri euri entrassero in iperinflazione e tutto quel che possiediamo di colpo non valesse più nulla.
        Se già negli Stati Uniti o in Europa per problematiche minori rischiano d’essere eletti dei demagoghi.
        I tedeschi ancora oggi pretendono la stabilità della loro moneta. Chi sa comprendere l’immagine di questa banconota comprende perché e gli dà pure ragione.

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        • Avere ragione dal proprio punto di vista, però, non significa avere ragione in senso assoluto. Ammesso che la ragione assoluta esista (la verità bibblica per intenderci), preservare il valore inflazionistico della carta moneta è tanto importante quanto preservare il lavoro e il benessere di una esistenza dignitosa. Insomma non basta la rigidità, serve alternare a essa la flessibilità. Chi pensa che esista una sola soluzione a ogni problema non è meno folle di chi crede di detenere il verbo bibblico della verità. 😉

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          • Oh caspita, è bello avere a che fare con gli scrittori perché ti possono dire sei un invasato con estrema eleganza. 😀
            Sì concordo con te per quel che riguarda il lavoro e l’esistenza di un benessere collettivo.
            Purtroppo io ho una visione caustica dell’esistenza. Per me è folle che uno stato come il nostro continui a vivere a debito. Son tutte belle le storie della dignità dell’essere umano, ma se uno si comporta da sciocco, poi può lamentarsi della sua condizione esistenziale?
            Se io avessi un fratello che per mantenere il suo tenore di vita continua a indebitarsi, fino al punto in cui deve contrarre debiti solo per pagare i debiti, non pensi che dovrei dirgli ma guarda che ti stai avviando al baratro?
            Quando lo spreead italiano con allarme sale, non sono affatto i mercati cattivoni dei banchieri a farlo schizzare, ma è la nostra reputazione di indebitati cronici a far temere a tutti che forse non riusciremo più a ripagare il nostro debitone di 2.230 miliardi di euro.
            A me pare chiaro che questo debito che sale prima o poi lo dovrà pagare qualcuno. Infatti le generazioni dei nostri nonni e dei nostri padri hanno goduto del nostro debito. Noi lo stiamo cominciando a piangere, i nostri figli ne pagheranno le conseguenze, i nostri nipoti ci periranno in miseria.
            Io pago un sacco di inps e sono certo che non prenderò la pensione nel 2040. Io mi ritrovo nella condizione di dover allargare le braccia ai miei figli sulle loro reali possibilità future in Italia.
            Non credo che fra 20 anni potremmo andare dai tedeschi e dirgli: aiutateci che siamo poveri. Caspita ce lo hanno detto in tutti i modi.
            Adesso Renzi va dalla Merkel implorando di salvare le nostre banche. E la Merkel risponde:
            Io visto passare da qui: Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, e tu Renzi. A tutti avere detto fai riforma economica paese tuo e in 10 ani nessuno in grado di fare riforma economica. Noi fatto riforme necessarie in un solo ano. Che problema grave avete voi italiani per non riuscire nelle cose elementari?

            La storia ci ha insegnato tante follie collettive. Gli ateniesi che sentendosi i padroni del mondo vanno a invadere la Sicilia e in meno di cento anno perdono qualsiasi egemonia nella storia dell’umanità. I suddisti che si credevano ganzi e spocchiosi che con i loro neri pensavano di battere i nordisti.
            Cioè i popoli, con i capi che li rappresentano commettono follie collettive.
            Il punto è, chi è che deve pagare il prezzo di tali follie?
            Io sono concorde, solidarietà, sussistenza, diritto al lavoro. Sono belle parole, ma cosa vogliono dire all’atto pratico?

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            • Ahahah giuro, ho riso. 🙂

              Tornando al discorso, io non sono un assistenzialista, anzi sono il più liberarale dei liberisti. Credo nella maturità dei popoli (a torto, lo so) e credo che ognuno debba decidere del proprio destino assumendosene, è ovvio, la responsabilità. Tuttavia, sollevandoci dal ruolo privato e osservando l’Europa, e l’Italia, da un punto di vista governativo, alla domanda: Cosa faresti tu se dovessi governare questo sfacelo?, la risposta non può essere: Armiamo l’atomica e azzeriamo tutto. Ecco, i tedeschi armerebbero l’atomica, azzererebbero tutto e poi, gnazi ganzi trulli trulli, ricostruirebbero per benino. Così, se permetti, sono bravi tutti.

              Ora, cosa farei se mio fratello si indebitasse fino alla testa? Potrei lasciarlo morire, salvare solo i suoi figli e sperare che il suo esempio sia di monito per loro. Ma diciamocelo, io questo non lo farei. Quello che farei sarebbe dargli una mano per aiutarlo a risollevarsi con le proprie forze e i propri tempi, educandolo nel frattempo in quella che ritengo essere la rotta migliore da seguire. E se non mi ascoltasse? Se tornasse a comportarsi da testa di cazzo? Be’, sempre fratello è…

              Poi c’è da capire più a fondo perché i tedeschi siano riusciti a fare certe manovre e noi no, e sulla pelle di chi le abbiano fatte queste manovre… Ma è un altro discorso.

              P.S. gli ateniesi persero la guerra del Peloponneso solo perché nel frattempo era morto Pericle, altrimenti col cazzo che perdevano. 😛 😀

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  6. Non vedo perché dovrebbero esserci colpe per chi ha votato (come me) contro l’Europa unita.
    La lingua comune non può esserci perché siamo popoli diversi, con diverse culture, diverse tradizioni e diverse esigenze. Non siamo gli USA.
    Creare una lingua comune significa calpestare le proprie origini e la propria individualità, che per me è sacra per ogni nazione. Con la moneta unica abbiamo calpestato la nostra moneta e la sua storia.
    Non siamo neanche uniti come popoli. Un esempio è sull’omicidio Regeni, su cui la Francia, amichetta dell’Egitto, non ha espresso il proprio pensiero. Ma questo è solo uno dei tantissimi esempi che si possono fare.
    Io invece sogno un’Europa come continente, e non come unione politica come ora, in cui ogni stato mantenga la sua sovranità, la sua individualità, ma soprattutto mantenga i propri confini, perché uno stato ha come suo primo dovere la sicurezza dei suoi abitanti.

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    • E una posizione rispettabile la tua, che va in direzione contraria rispetto alla globalizzazione. In fondo anche i greci antichi non vedevano ragione nell’unirsi in un unico Stato, pur federale. La guerra del Peloponneso nasce da lì. Oggi la Grecia è uno stato invece, pure piccolo. La stessa cosa si può dire dell’Italia: è un esempio perfetto di costrutto perché, dopo la caduta dell’impero, nessuno può dire che vi vosse necessità per i siciliani e i fiorentini di unirsi in una nazione. Tuttavia, l’Italia si è fatta. Si farà anche l’Europa. Se c’è un insegnamento che è seguito al referendum britannico, è che il sentimento europeista è molto più diffuso e sentito di quanto si pensasse negli ultimi anni.

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  7. Di certi temi meglio parlarne a mente fredda, no? 😉 E quindo ho aspettato di tornare al freddo 😀
    Prima dell’unione monetaria c’è stato il trattato di Shengen, che per me è stato ancora più “sconvolgente”: niente più confini. Ricordo da bambino quando andavamo a Claviere, e a metà del paese c’era il confine, dovevi mostrare i documenti per andare a bere una cioccolata calda dall’altro lato della strada. Se scendi a Nizza per la statale passi il confine ben tre volte, oggi neanche te ne accorgi se non fai attenzione ai segnali stradali (o ai messaggi della tua compagnia telefonica che ti informa delle condizioni tariffarie di roaming, ma tra breve dovrebbero sparire anche quelle). Con tutti i difetti viviamo in un mondo migliore. Io posso lavorare all’esteo senza aver bisogno di permesso di soggiorno o permesso di lavoro, sono cittadino europeo, i miei colleghi russi se perdono il lavoro hanno due mesi per tornare in patria.
    Tempo fa ci ragionavo, e mi son reso conto che l’europa ha problemi di narrazione. Finchè si racconta che l’europa è solo l’europa delle banche (ma davvero è così? sto seguendo giusto in questi giorni un corso sulla legislazione aeronautica, dovrei scendere in dettagli noiosi, ma vi posso assicurare che le norme comuni sono un bene preziosissimo), che i cattivi burocrati europei ci impongono le loro decisioni, o l’ever green si stava meglio quando si stava peggio. E ragionavo su questo problema di narrazione quando ho trovato questa intervista a Barrico nella quale dice:
    “Prima ancora della Brexit, era chiaro che l’Europa avesse un problema di storytelling. Con tutti gli esperti che abbiamo, nessuno sapeva cosa sarebbe successo se la Grecia fosse uscita dall’euro. Neppure Draghi. Non sappiamo niente. E allora decidono le storie, vincono quelle con raccontatori migliori”
    e mi sono sentito in buona compagnia.
    Del resto per capire che c’è un problema di come la si racconta l’europa basta leggere com’è andata la storia delle vongole, ma raccontata bene:
    http://www.lastampa.it/2016/06/26/esteri/il-caso-delle-vongole-italiane-quando-la-disinformazione-alimenta-lantieuropeismo-DDJIMNPSskiwuqGZBxFTvI/pagina.html

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    • Avevo letto entrambe le cose, e come mi pare palese dal post io sono europeista. Tuttavia che ci sia un problema di comunicazione (Barrico parla di narrazione, ma stiamo dicendo la stessa cosa) è palese, ma ancora più palese è che questa Europa per generare la propria unione è partita, a mio avviso, da un approccio molto burocratico, il quale pone al centro del proprio interesse la legislatura e l’economia. Non dico che sia un approccio sbagliato, dico che il cittadino comune non riese a riconoscersi. C’è un problema di comunicazione (narrazione). Non basta farle le cose, bisogna anche saperle spiegare e raccontare. Spesso mi trovo a ripetere ad alcune persone del mio entourage che il modo in cui comunichi è importante tanto quanto l’oggetto stesso della comunicazione.

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      • Tieni però conto che l’unione europea è nata dalla CECA più che dalle idee di Spinelli. Sì è iniziato col risolvere dei problemi reali più che pensare agli ideali. Forse non è stato l’approcio migliore, però da lì tante cose sono andate avanti.
        I problemi sono iniziati dalla crisi, se ci pensi. E alcuni “politici” scaltri hanno trovato nell’Europa il nemico da combattere e hanno saputo raccontare questo nemico meglio di altri. I risultati li vediamo.
        Però facci caso, chi si lamenta dell’europa troppo burocratizzata, dell’europa delle banche, dell’europa che non fa abbastanza è anche chi non vuole concedere più poteri alle istituzioni europee, e come può un’europa dalle capacità limitate agire di più?

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        • Non è che chi ha raccontato l’europa come nemica sia stato più bravo, semplicemente non ha avuto concorrenti. Perché quelli che stavano dall’altra parte si sono preoccupati delle dimensioni degli asparagi… Importante eh, per carità. Il diametro del gambo degli asparagi ha un posto d’onore nelle preoccupazioni degli europei. Però forse c’erano anche altre storie da raccontare, oltre quella.

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          • Ricordo una vignetta di Bruno Bozzetto in cui un politico parla di problemi concreti e di soluzioni applicabili ad una folla, ad un certo punto arriva un’altro politico che inizia a promettere mari e monti e tutto il pubblico si sposta verso di lui.
            Credo che quella vignetta abbia più di vent’anni, ma resta sempre attuale.

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            • Be’ no, scusami, qui non si sta parlando di populismo. Qui si sta insinuando il sospetto che eleggere solo tecnici e burocrati avrà anche un qualche scopo (ma ce l’avrà davvero??), ma le persone hanno anche bisogno di uomini che parlino per loro e con loro. E’ come avere un padre che pensa alla tua istruzione e al tuo benessere ma non ti dà mai una carezza né una parola di conforto: alla fine lo odi. Il voto bretone ha sancito questo.

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              • Al di la dei populismi che comunque rappresentano una deriva, resta comunqe più facile smontare che costruire. Tra Lucignolo e il grillo parlante chi segue pinocchio? Dire le cose giuste è spesso impopolare, sono in ogni caso più difficili da spiegare.

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              • Ecco una deputata che parla per loro e con loro.

                E’ evidente che la deputata ha ragione da un punto di vista umano, sociale, ideologico.
                Ma nonostante questo io sto con la Merkel. Lo so che è impopolare stare con la Merkel. E’ molto più facile aderire alle parole della deputata.
                Ma purtroppo io nella vita me la sono dovuta sempre cavare da solo. Purtroppo sono stufo delle belle parole e delle chiacchiere su come si dovrebbe fare, come dovrebbero fare i governanti.
                Quando mi guardo in giro, scopro che tutti sono specialisti di alta finanza e di governo. Li senti sparare sulla Merkel e inneggiare il capopopolo di turno. Ma poi quando il capo popolo va a governare ecco che fa la figura del pirla.
                L’esempio più evidente è stato il capo popolo greco Tsipras. E’ stato eletto a furor di popolo per contrastare Merkel e company. Aveva idee radicali inconciliabili. Ma giunto sul posto per trattare, quando doveva prendere le scelte concrete, si è accorto che le sue erano solo chiacchiere inapplicabili e si è piegato all’unica soluzione possibile ovvero quella offerta dall’Europa.

                Perché la deputata nel video dice: Che non vanno prestati i soldi alla Grecia, paese già indebitato ma vanno condonati tutti i debiti. Ok, dico io che non sono burocrate, si potrebbe anche fare.
                Però il nodo non è soltanto questo. La generosità verso il popolo greco. E la deputata si guarda bene dal dirlo. Il nodo è che la Grecia ogni mese spende più di quel che incassa. Il suo bilancio è in deficit. Gli presti soldi, consumano soldi, hanno bisogno di soldi. L’Europa aveva già finanziato la Grecia varie volte. Ma i soldi ai greci non bastano mai. Cosa si dovrebbe fare finanziarli all’infinito? Oppure concretamente chiedere alla Grecia, noi ti finanziamo ancora, ma poi basta, sistema il tuo bilancio. Non puoi andare ancora in debito.
                La Grecia se ancora è salva lo deve all’Europa. Perché nessun investitore finanziario da tempo compra titoli di stato Greco. Il debito pubblico greco è spazzatura. Non potranno ripagarlo. Sono i burocrati, che con pazienza l’hanno tenuta in vita.
                La tengono in vita e in più sono i cattivoni.
                E’ facile parlare di solidarietà dei popoli come dice la deputata. Ecco, brava, ma all’atto concreto, come se ne esce da questa situazione di deficit infinito?
                Anche perché quando i tedeschi sentono che buona parte dei pensionati del pubblico impiego della Grecia è andato in pensione con 15 o 20 anni di lavoro, inorridiscono. I paesi sani fanno le riforme. Loro indebitati no. E allora l’Europa dice, ma vuoi questi cavolo di soldi per sopravvivere? Fai le riforme! Non sei in grado di farle, allora te lo dico io: fai questo questo e questo.
                Mi spiace, io alle belle chiacchiere e alle ideologie dei leader politici non credo più da un pezzo.
                L’ultimo esempio più lampante i due leader della brexit. Hanno fomentato la paura, l’odio verso l’Europa. Hanno vinto, adesso che dovevano fare, prima hanno rinnegato, poi hanno detto vediamo e alla fine si son fatti da parte. Bella gente oh.

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                • Aggiungo (in qualità di inviato speciale sul posto 😀 ) che qui in Germania la Merkel è sempre meno popolare per aver preso decisioni (secondo me) razionali, come sulla grecia o sul problema dell’immigrazione. Molti avrebbero voluto soluzioni molto più drastiche nei confronti dei greci, altro che salvataggio e i Salvini locali premono alle porte.
                  Dal’tro canto mi da un po’ fastidio quando le autorità tedesche dicono che le banche italiane non vanno salvate (semplifico) quando loro hanno ripulito tutti i loro crediti tossici col salvataggio greco.
                  Insomma la realtà è complicata, chi la semplifica guadagna popolarità, ma resta molto lontano dal risolvere i problemi.

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                  • Eh sì, qualche eco della Merkel in difficoltà emerge pure da noi. Che poi con obiettività. Senza la Merkel cosa sarebbe stata l’Europa in questi anni? Dall’Italia un primo ministro diverso ogni due anni (e che primi ministri!). In Francia prima Sarkozy che compie il disastro libico e noi ne piangiamo le conseguenze. Poi quell’inadeguato di Hollande. Non ci sono veri leader. Finché c’è lei tiriamo a campare tutti.

                    Io ti dico in piena sincerità che sono una persona precisa, corretta, puntigliosa, che pensa che il rispetto delle regole sia un bene per tutti. E poi mi ritrovo a vivere in Sicilia dove il popolo siciliano è all’opposto. Dove i governanti Siciliani sono di un imbarazzo e inefficienza totale. Il Sindaco di Catania, a metà Luglio non ha ancora fatto aprire i solarium nella scogliera. Cioè roba di governo elementare. Basta un po’ di efficienza, non la Luna.
                    Quindi se la Merkel lì non la vogliono più, chiedi se la possono mandare da noi, l’accolgo io stesso all’aeroporto. 😀

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                    • Però non parlare di aeroporti alla Merkel 😉 😀
                      In effetti problemi seri di leadership ce ne sono in tutta europa, tralasciando l’inghilterra guarda in spagna, polonia, repubblica ceca, e non parliamo del belgio. Alla fine in italia non siamo neanche quelli messi peggio 😛

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                    • Per rispondere a Marco: anch’io ho un carattere simile al tuo, mi ci rivedo nella tua descrizione, e anch’io non mi ritrovo con i miei cugini (ovviamente siculi) perché sono esattamente il mio opposto. Però ho notato che alcuni siculi sono esattamente come me e che alcuni torinesi sono esattamente come i miei cugini… Forse non dipende dal luogo. 🙂

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                • Perfettamente d’accordo ma, credo, bisogna distinguere i discorsi: perché si sta facendo un po’ di confusione che, come avviene sempre, si crea quando si aggiungono a una discussione i propri umori giustificati personalmente ma non nel contesto. Dunque, un conto è dire alla Grecia: «Ti salviamo il culo ma metti apposto i tuoi conti perché non possiamo venirti incontro in eterno». Credo sia giusto. Perché un siciliano dovrebbe con le proprie tasse sovvenzionare uno Stato che sperpera soldi pubblici in vantaggi personali come fa (faceva?) la Grecia? Un altro discorso è dire: «la burocrazia europea si sta occupando, bene o male non importa, del diametro degli asparagi o della dimensione delle vongole ma poi lascia a noi, italiani, siciliani, ecc. il compito di gestire il problema immigrati. Un altro discorso ancora è difendere la rigidità tedesca come presa di posizione intellettuale, come se la giustezza dei conti sia più importante della vita umana. Allora, distinguendo i discorsi, ti dico: a. sì, benché la Sicilia e i siciliani non sarebbero quello che sono oggi se i greci 2.500 anni fa non avessero fondato proprio lì alcune loro colonie, non trovo giusto che un siciliano debba pagare la pensione anticipata di un greco; b. per quanto possa essere importante stabilire il diametro degli asparagi o delle vongole – e non dubito che lo sia e che lo si debba proprio fare – ci sono probabilmente problemi a più ampio respiro, più sentiti proprio da quel popolo che sei lì per governare, e che magari, dico magari, tra un calibro e un metro, potresti degnarti di affrontare; c. per quanto ritenga corretto preoccuparsi dei conti e fare in modo che i debiti dei singoli non ricadano ingiustamente sulle spalle dei tutti, non ritengo e non riterrò mai i conti, la loro giustezza, un valore più grande da difendere al di sopra della vita umana. Forse sono diventato populista pure io… 😛

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                  • Sulla vita umana siamo d’accordo. Però, e per me è indubbio, l’Italia è in declino ci avviamo verso la povertà. Le cose da un punto di vista economico andranno peggio ci sono vari elementi che a mio giudizio indicano questa proiezione. Iniziamo a prepararci della nostra povertà.
                    A quel punto sorgeranno i detrattori: la colpa è dei tedeschi, la colpa è di quello, ma mai qualcuno che dica la colpa è la nostra. Di italiani come popolo. Corrotti a tutti i livelli. Incapaci di selezionare una classe politica di spessore. La mia massima maturata in anni di esperienza siciliana e italiana è: candida un corrotto e il popolo arrabbiato andrà ad eleggerlo.
                    La colpa del declino è nostra. E’ inutile vantare scuse.
                    Il problema delle vongole degli asparagi siamo sicuri che sia il problema dell’Europa?
                    Dal caso Brexit, cioè mentre venivano confutate le ragioni contro l’Europa, si vedeva che la maggior parte di queste accuse: occuparsi degli asparagi e delle vongole è infondata.
                    La propaganda antieuropeista fonda il suo credo su volgole, asparagi, cuscini e altre sciocchezze. Cioè si aggrappano a problemi marginali.
                    Io in passato mi sono occupato di ambiente, e vedo l’Europa come il paracadute di salvezza.
                    Sai quante aree naturalistiche siciliane, ma penso ovunque in Italia, sarebbero state spazzate via se non ci fosse stata la legislazione europea? Le normative comunitarie hanno salvato buona parte del nostro martoriato territorio.
                    Io non dico che dall’Europa sia tutto positivo, ci mancherebbe. Ma dico che fra il non esserci e l’esserci vale 10 volte tanto l’esserci.
                    Quindi cos’è più importante la legislazione bislacca sulle vongole o la legislazione che ha permesso la tutela delle aree umide con specie autoctone, delle aree migratorie, di quegli ambienti unici che gli imbecilli italiani avrebbero distrutto per sempre dalla nostra fetta di mondo?

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                    • Rispondo qui a tutti 😉
                      Uno dei problemi dell’europa è che ha poco potere, ma quanti oggi con tutti gli antieuropeisti in circolo sarebbe disposto a dargliene di più?
                      Poi anche la questione delle vongole ha una ragione (a parte il fatto che l’europa ha semplicemente adottato la normativa italiana e l’ha aggiornata su richiesta dell’italia), che è quella di proteggere la specie e quindi anche il futuro economico di chi le raccoglie.

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                    • Ho il dubbio che una classe politica di spessore, se non esista, non possa neanche venire selezionata. Siamo ciò che siamo e ci meritiamo ciò che ci capita. Su questo io non ho dubbi. Illuminante è stato il tuo commento di prima, a proposito della Sicilia, e capisco perfettamente la tua posizione. Vivessi lì anch’io – non che il nord sia tanto meglio eh – probabilmente vorrei anch’io la Merkel. Ma la Merkel non potrebbe fare niente in Sicilia, o al contraio, molto danno. Purtroppo certe abitudini, certi stili di vita, certe visioni del mondo non le puoi cambiare con le bombe a mano: ci vuole tempo e tanta, tanta dedizione. La letteratura, però, in questo aiuta e molto. Sei fortunato, puoi fare qualcosa. Io una mano te la darei. 🙂

                      Per quanto riguarda le vongole, non ho detto che non sia importante occuparsene (ho controllato bene la mia retorica, che credi?), ho detto che se nel frattempo riuscissero, chi governa l’Europa, anche a intervenire con la stessa efficacia e competenza su temi quali l’immigrazione e il terrorismo forse la Brexit non sarebbe stata votata. 🙂

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                    • Per l’immigrazione è un po’ complessa la cosa, invece le vongole sono facili, non si lamentano e non fanno casini. Vuoi mettere, anch’io vorrei avere a che fare con le vongole. 😀

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