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Il bello e il brutto in letteratura (… e nella vita)

Istruzione e cultura non sono la stessa cosa. L’istruzione la si acquisisce, ad esempio studiando, e lo si può fare in ogni stadio della vita; ma la cultura è un patrimonio dentro cui si nasce e si cresce. Essendo data, non è possibile acquisirla. Potremmo facilmente sostenere, ad esempio, che gli europei sono più colti dei loro cugini americani, anche se quest’ultimi quasi certamente sono più istruiti. Il contesto in cui si nasce e si cresce fa la differenza; ci forma così come siamo.

Il gusto alla bellezza non è svincolato da questo discorso. In un epoca come quella che stiamo vivendo, in cui non riusciamo più a distinguere il fatto reale dalla sua interpretazione, siamo certi di poter distinguere il bello dal brutto? Cosa, è bello? E cosa, è brutto? Che differenza c’è tra queste due entità? Può tutto essere ridotto a un semplice: like?

Poiché io a questa domanda non so trovare una risposta, ho deciso di chiedere il parere ad alcuni amici. La cosa che rende le loro risposte davvero interessanti, è che nessuno di loro era consapevole che sarebbero stati citati, così come le hanno scritte, in questo o in qualsiasi altro contesto. Sono risposte istintive, chieste su una chat o via mail. Non hanno la pretesa di risolvere l’annoso problema. Sono solo le loro risposte. E, in quanto tali, hanno valore assoluto.


Pronomi doppi e congiunzioni relative

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Ci siamo lasciati lunedì scorso con i pronomi relativi, oggi vediamo una variante: i pronomi doppi. E poiché tutto è relativo, e noi non ci facciamo mancare nulla, non possiamo non occuparci anche delle congiunzioni relative.

Pronomi doppi

Essi inglobano in sé due distinti pronomi, ad esempio: un dimostrativo e un relativo («Verserò subito il dovuto a quanti ancora non hanno preso lo stipendio» = a quelli che), o un indefinito e un relativo («c’è chi scrive sui muri dei bagni» = qualcuno che). A differenza dei pronomi relativi, i pronomi doppi non richiedono un antecedente: esso è già sotteso in essi.


Come progettare un romanzo

Guest-Post

Un guest post di Stefania Crepaldi

Hai da sempre il sogno di scrivere. Alcuni giorni ti svegli così carico di idee da poter sfornare un romanzo al mese. Ti siedi al pc o afferri carta e penna per imprimere l’intuizione di un attimo.

Il giorno dopo decidi di iniziare, rileggi lo scarabocchio o il lungo paragrafo e anche se riconosci di aver avuto una pensata originale, in effetti non sai da dove partire per trasformarla in un romanzo.

E ti poni la domanda del secolo: ma come si inizia davvero a scrivere un romanzo? Una pagina alla volta, direbbe qualcuno.

Il problema è che quando hai davanti infinite possibilità rischi di perdere la rotta infinite volte.

Per questo, progettare e delimitare i confini di alcuni elementi narrativi può aiutarti a orientare la tua creatività.

Ecco alcuni consigli per iniziare la progettazione del tuo romanzo e fare chiarezza.


Scrivere una sinossi

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Strategie di pianificazione

La prima cosa da chiedersi, riguardo alla sinossi, non è il come ma il quando. Molti invece si pongono la domanda sbagliata. Se hai scritto un intero romanzo, certamente non avrai problemi a stendere una sinossi. La sinossi non è altro che un riassunto completo della storia che hai trattato nel tuo libro. In essa devono essere inseriti: il dispositivo drammatico, i principali snodi narrativi (cioè, i fatti salienti), i personaggi principali (protagonisti e antagonisti) e l’ambientazione; raccontando tutto questo seguendo esattamente lo svolgersi cronologico adottato nel romanzo.

La lunghezza ideale è quella che voi stessi concedereste a un altro autore: se vi stufate dopo mezza paginetta… tiratene le somme. Lo stile non deve essere piatto, ma nemmeno “originale”: dovrebbe incalzare il lettore (il quale, se intendete inviare il vostro manoscritto a una casa editrice, è quasi certamente un professionista che di sinossi ne ha già lette a noia) ma senza tentare di buggerarlo; cioè, non dovreste sforzarvi di scrivere in modo attraente la sinossi se poi lo stile adottato nel romanzo è piatto e noioso. Il lettore, se è un professionista, se ne accorgerà; e a nessuno piace essere preso per il naso. L’ideale sarebbe modulare il linguaggio in modo da non allontanarsi troppo da quello adottato per la stesura del libro, così che il vostro lettore possa farsi un’idea precisa della vostra capacità linguistica prima ancora di prendere in mano il manoscritto, ma ricordandovi che in quelle poche righe vi giocate la “prima impressione”.

Detto questo, forse ho dimenticato qualcosa – di certo su internet se n’è parlato in lungo e in largo – ma ciò mi pare riassuma tutto quello che c’è da dire sul come. Passiamo al quando.


Pronomi relativi

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Ci siamo lasciati a inizio dicembre con gli indefiniti quantitativi. A tale proposito spero che le vacanze vi abbiano giovato più in qualità che in quantità. Oggi riprendiamo con i pronomi relativi. Essi mettono in relazione una proposizione reggente con una subordinata, richiamando un elemento antecedente della frase reggente.

Esempio:

«La ragazza che stai guardando è mia figlia», disse il rettore dell’Università, sbucando alle sue spalle, al giovane Holden.

In questo esempio, il pronome che introduce la proposizione relativa, incastonata nella principale, richiamando il termine già espresso (da cui: antecedente) ragazza.