Post postmodernismo

emigrante

Uno spettro si aggira per l’Europa

– Ogni decostruzione senza ricostruzione è irresponsabilità

M. Ferraris

Ho passato gran parte della mia adolescenza in un luogo che io stesso avevo inventato. Era un posto bellissimo, in cui mi rifugiavo per sfuggire a una realtà con cui non riuscivo a confrontarmi. La mia, come tutte le infanzie, è stata piena di cose belle e di cose brutte; un’infanzia nella media per chi è nato in una famiglia proletaria del meridione immigrata — ben prima della mia nascita — al nord. Ed è da questa realtà che ho continuato a fuggire per gran parte della vita: a volte negandola, altre respingendola. Ma nessun luogo inventato riesce davvero a custodirti. Prima o poi è nella realtà che devi tornare, anche solo per fare quelle cose quotidiane, per soddisfare quei bisogni primari, a cui non puoi sottrarti se vuoi anche solo sopravvivere. Scegliere la realtà e affrontarla ha rappresentato per me proprio questo: la differenza tra sopravvivere — condizione relegata all’illusione — e vivere davvero.

Allo stesso modo, per difendersi dal proprio passato e per una diffusa sfiducia verso la ‘verità’, l’Europa ha cominciato a manipolare la propria realtà; e tutti noi abbiamo preso parte a un gioco sociale di cui non sono sicuro vorremmo davvero protrarre ancora a lungo le conseguenze. Il confronto con la realtà è difficile, ché la realtà su questo pianeta è per sua definizione crudele; ma necessario per ‘esistere’ anziché limitarsi a ‘esserci’. Questo gioco, questa realtà manipolata, si chiama postmoderno, i cui due dogmi sono:


6 motivi per usare il punto e virgola

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Il valore demarcativo del punto e virgola

Che il punto e virgola sia il segno più incompreso della blogosfera è fatto assai noto. Meno noto è il motivo per cui al suo posto si tende ad adoperare il punto o la virgola. Io credo che di fondo ci sia da un lato un po’ di confusione circa il suo utilizzo, dall’altro un po’ d’innata pigrizia. Rientra in quest’ultima categoria la giustificazione che di solito ci diamo: ciò che può fare il punto e virgola lo possono fare benissimo il punto o la virgola… Dunque perché sforzarsi di adoperare un segno interpuntivo in più?

Poiché sono convinto che l’unica ragione per la quale il punto e virgola non gode di buona fortuna sia da ricercarsi nella scarsa comprensione del suo valore demarcativo, ho pensato che un buon modo per farvelo apprezzare un po’ di più sia fornirvi sei motivi per adoperare (o non adoperare) il punto e virgola.


Analfabetismo funzionale

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Tra vittime e carnefici

In un articolo pubblicato su La Stampa on line il 10/01/2017, Mimmo Candito ci allarma circa la percentuale di analfabeti funzionali circolanti in Italia: il 70%, ma più probabilmente l’80.

«[…] tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffé, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, piú di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch’essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltá, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell’unico di loro che non é analfabeta, e peró sono “diversi”»[1].

Accenti a parte – sono sicuro vi sarete resi conto che viene adoperato l’accento acuto al posto del grave, ma che probabilmente è da attribuire alla formattazione del testo – accenti a parte la percentuale indicata nell’articolo, e non sto a interrogarmi su dove l’abbiano presa o se sia corretta, è a dir poco inquietante. Conti alla mano, c’è da chiedersi se in questa percentuale rientriamo pure noi.


Il successo stocastico dello scrittore

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Le ragioni infondate dei più «adatti»

Si può ragionevolmente sostenere che la specie umana, fra tutte le specie esistenti sul pianeta Terra, sia la più adatta a sopravvivere? Il termine «adatta» lo intendo in senso darwiniano. Già al suo avvio questa tesi comporta seri problemi; il primo dei quali è capire se la specie umana sia la più «adatta» nel contesto attuale o in senso assoluto. Poi, seguendo il filo del ragionamento, sarebbe lecito supporre che all’interno della stessa ci siano individui più «adatti» di altri. Ora, facciamo finta che tutto questo sia vero e, seguendo uno schema prettamente rigido, diciamo che sì, la specie umana è quella più adatta a sopravvivere nel contesto attuale; e che sì, all’interno di questa ci siano individui più adatti di altri.

Un meteorite colpisce il pianeta Terra…

La specie umana è ancora la più adatta a sopravvivere? Se ci figuriamo di sì, sarebbe lecito aspettarsi che coloro destinati a sopravvivere siano solo o soprattutto gli individui che rientrano nella categoria dei «più adatti». Ora, fingiamo che il meteorite colpisca, in particolar modo, New York e fingiamo che, casualmente, proprio a New York fossero concentrati in quel momento il maggior numero di individui «più adatti»…

Nonostante a sopravvivere non siano solo i più «adatti» ma anche i più «adattabili», questo scenario ipotetico dovrebbe far comprendere quanto il caso agisca sul destino delle specie almeno quanto l’adattabilità darwiniana.


La virgola: tra soggetto e verbo

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Tre casi in cui la virgola è ammessa

Tra il soggetto è il predicato o tra il predicato e il complemento la virgola, che normalmente serve a separare una frase dalle sue eventuali subordinate o a evidenziare in posizione parentetica degli incisi, non è mai ammessa tranne in tre soli casi che, dopo una necessaria premessa, andremo ad analizzare in questo articolo.

Abbiamo ormai capito che le virgole, e tutti gli altri segni interpuntivi ad esclusione dell’interrogativo dell’esclamativo e, in parte, dei puntini di sospensione, non servono a indicare delle intonazioni specifiche o delle pause respiratorie; servono invece a marcare la struttura del testo per facilitare la lettura a mente. Di conseguenza la frase, è l’elemento minimo sintattico portatore di senso. Meno di una frase non si sta comunicando niente – esistono naturalmente delle frasi ellittiche: «Piove!».