Questo articolo non parla di Elvis Presley o della sua morte, né dell’omonima canzone da cui prende il nome; parla di qualcos’altro. Qualcosa di molto più sottile e impalpabile. Soprattutto parla di un video, che troverete al fondo e che potrete visualizzare con tutta calma sia subito sia dopo. Io consiglio subito (e dopo).


Lo nistagmo si presenta come un movimento pendolare dell’occhio, il quale oscilla in almeno due direzioni diverse senza che il soggetto possa fissare lo sguardo su qualcosa. La velocità di oscillazione può essere costante o saccadica, composta da una fase veloce e una lenta. Chi è affetto da questa patologia tende a essere ipovedente (come conseguenza del fatto di non riuscire a fermare lo sguardo su ciò che vorrebbe vedere), e incline a tutta una serie di sintomi secondari, come: cefalea, vertigini, nausea e irritabilità. Il soggetto, come si può immaginare, fatica a praticare sport, a studiare, a eseguire nei casi più gravi operazioni semplici come, ad esempio, annodarsi le stringhe delle scarpe.


Nei primi decenni dell’Ottocento un medico e antropologo americano, Samuel George Morton, è interessato a indagare una teoria definita: poligenetica. Egli cioè si domanda se l’umanità possa essere considerata parte di un’unica specie, o sia invece costituita da più “atti creativi”. Per farlo decide di riempire centinai di crani di diversa provenienza – caucasici, mongoli, etiopi, nativi americani, eccetera – con dei semini, così da misurarne scientificamente il volume. I dati raccolti parrebbero avvalorare la tesi iniziale, cioè che ci siano delle differenze anatomiche legate alla provenienza del cranio. Morton e buona parte dell’intellighenzia del suo tempo concordano quindi nell’interpretare questi dati in chiave, come oggi la definiremmo, razziale.