Io non sono come te, aspirante scrittore


…quando lo specchio non riflette te Io non sono come te, aspirante scrittore. Ti guardo e mi fai pena. Susciti in me qualcosa di simile a pietà mista a vergogna. Tu infanghi la mia categoria. Con la tua sola presenza rappresenti tutto ciò che c’è di nefasto e marcio nell’aspirazione più bella: diventare scrittori. Mi fai schifo! …


C’è un tempo per tutto. Per dormire, per mangiare, per lavarsi i denti e per scrivere anche. Per scrivere c’è un tempo. Forse non un luogo, ma un tempo sì. Io ho trovato il mio tempo, ma non è sempre stato così.


Non so voi, ma un libro per me ha sia un valore intrinseco: storie, informazioni, concetti, parole; sia un valore autonomo: come oggetto. Di per sé, infatti, il libro è un bell’oggetto. Ha una sua consistenza, una sua dignità, una sua estetica: il colore dei dossi, le immagini sulle copertine, la forma, lo spessore, la qualità della carta e il tipo di rilegatura… Tutte queste cose concorrono a creare il prodotto libro.


Arriva sempre un momento nella vita in cui ci si guarda indietro e si osserva la strada fatta. Io alle mie spalle vedo molte cose. Tornanti, diversi. Ostacoli, qualcuno. Soprattutto, desideri e ambizioni. Questi pesano un po’ di più. Sono disseminati come piccole pietre che rendono la strada accidentata. Uno, in particolare, è un grosso sasso. Me lo ritrovo sempre tra i piedi. Per molti anni ho cercato d’ignorarlo. Tuttavia, all’età di 37 anni, ci inciampo ancora contro. Gli ho anche dato un nome, si chiama: scrittura.