Refusion


refuso

…quando il refuso è un’arte

Qualè. Unaltro. Io piuttosto che tu. Ed anch’io penso che tu sia folle. Poichè. Perchè. Si, puoi farlo. Puoi anche leggere, questo post e non capirci, nulla. Sappi però, che io non sono un folle e tu non sei dislessico. O almeno, non lo sei diventato in questo momento. Ho solo voluto fare un piccolo elenco di refusi tipici, quelli che capita più spesso di leggere in un testo.

Lo ammetto, capita anche a me di farne. Anzi, ne faccio in quantità industriali e se da questa riga in avanti ne dovessi scorgere qualcuno, caro lettore, sappi che non sono voluti (forse…). Perché farlo? Perché l’argomento di questo post è il refuso, ovvero: è più meglio condire uno scritto interessante con qualche refuso, o scrivere storie noiose in maniera pulita?

Cos’è un refuso?

Se scrivessimo ancora a mano libera, la definizione di refuso sarebbe quella di errore ortografico: «Migliora la tua grafia, ragazzo. Migliorala dannazione!». Visto, però, che battiamo tasti come dattilografe in preda a una crisi di nervi ossessivo compulsiva, la definizione che meglio si addice è quella di un leggero errore grammaticale: «Ti stai distraendo, ragazzo, cerca di restare concentrato su quella maledetta tastiera».

Il refuso non è mai un errore così grave da compromettere la comprensione del testo, tuttavia ne spezza il filo rendendo più difficoltosa l’immersione al lettore. Sono piccoli errori disseminati qua e là, ma che risultano particolarmente fastidiosi soprattutto a due tipologie di persone: i grammatici puristi; gli aspiranti scrittori privi di talento.

Perché nell’elenco non ho inserito, come categoria, il lettore? Perché, a meno di un errore davvero grave (una coniugazione scivolosa ad esempio), di norma al lettore non importa. Certo, un testo zeppo di refusi risulta fastidioso e illeggibile a chiunque. Qualche refuso qua e là però, davvero disturba la lettura?

Io credo di no. Anzi, dirò di più: se la storia è davvero interessante e lo stile pulito, il refuso neanche si vede. Anche a me capita di trovarne nei libri che leggo, ma se il libro è un buon libro non ci faccio quasi caso. Di sicuro non smetto di leggere per colpa di un apostrofo nel posto sbagliato.

Smetterei di leggere invece, se mi trovassi davanti un libro senza neanche un refuso, ma con una storia insulsa o noiosa, oppure scritto con l’unico fine di glorificare lo stile dello scrittore. E ce n’è di libri così, più di quanti vorrei leggerne. Si nota proprio quando lo scrittore ci si masturba con quei dannati periodi, e non se ne vergogna nemmeno.

L’aspirante scribacchino e il vizietto

Perché l’aspirante scrittore, tipicamente, prova un odio viscerale verso il refuso? Me lo sono chiesto spesso e l’unica risposta che ho trovato è che egli investa le sue aspettative di successo nell’unica certezza che la scrittura può dargli: una scrittura linda come il culo di un bambino.

In fondo come si fa a valutare il valore oggettivo di un’opera se i gusti sono esclusivamente soggettivi? Non si può, o meglio il valore è, in un mondo imperfetto come il nostro, direttamente proporzionale alle vendite. Vendi? Sei fico. Non vendi? Sarai anche un genio, ma non conti un cazzo.

Questa non vuole essere una giustificazione a scrivere come caimani in preda al delirio. In un’epoca in cui si scrive con parole mozzate per risparmiare caratteri, o disseminando K anche dove oggettivamente non se ne senta il bisogno, scrivere pulito è un modo per distinguersi. Un tempo era scontato, oggi invece è un merito.

Tuttavia, la maniacale attenzione per il lessico diventa un disturbo schizofrenico dove è eccessiva. Lo scrittore dovrebbe ricordarsi che il suo compito è raccontare una bella storia, il resto è un di più. Un contorno. Non il fulcro del mestiere. Vi posto questo estratto tratto da Il mestiere dello scrittore – John Gardner:

“Lo scrittore che prova più interesse per le parole che per la trama sarà difficilmente in grado di creare un sogno vivido e ininterrotto; nel suo stato di ebbrezza poetica, non riesce a stabilire l’esatta gerarchia fra le due cose. […] Lo scrittore il cui interesse principale o esclusivo è rappresentato dalla lingua non è sufficientemente attrezzato per scrivere romanzi nel senso tradizionale del termine, perché il suo carattere e la sua personalità non sono adatti a scrivere romanzi. […] Coloro che amano smodatamente le parole in se stesse sono contraddistinti  da una tipologia inconfondibile, almeno a grandi linee, tanto da essere riconoscibili quasi al primo sguardo. L’individuo che nutre un profondo amore per le parole potrà diventare un ottimo poeta, enigmista o giocatore di «scarabeo»; potrà scrivere delle opere in forma pararomanzesca che verranno apprezzate da una élite di persone, ma, in definitiva, è improbabile che si riveli un romanziere di prim’ordine. […] Il lettore medio esige delle motivazioni per continuare a voltare le pagine. Due sono le cose che possono farlo continuare: l’argomento o la trama. […] Va da sé che la maggior parte degli scrittori che manifestano un interesse smodato per la lingua non arrivano al punto di rifiutarsi completamente di raccontare una storia. Più comunemente tali scrittori presentano personaggi, azioni, e così via, ma li avvolgono in una nube di belle chiacchiere, intralciando continuamente il flusso delle cose che stanno dicendo con la magnificenza del modo in cui le raccontano. Alla fine si comincia ad avere il sospetto che lo scrittore si preoccupi più delle sue doti che dei suoi personaggi”.

La stessa cosa si potrebbe forse anche dire per quegli scrittori maniacalmente attenti alla grammatica? Vorrei infine far notare (chi non lo avesse letto lo consiglio) che Gardner non definisce mai il romanziere che non ha ancora pubblicato un “aspirante scrittore”, ma semplicemente scrittore o, al massimo, giovane scrittore.

Scrivere pulito o storie interessanti?

Il massimo sarebbe scrivere storie interessanti, prive di refusi e con uno stile attraente, ma il nostro non è un mondo perfetto e spesso è necessario scendere a compromessi. Quindi vi chiedo: qual è la graduatoria corretta secondo voi? Cosa mettereste al primo posto, dovendo scegliere?

  1. Una storia interessante;
  2. Uno stile charmante;
  3. Un lessico corretto.

Scegliete serenamente, in base ai vostri gusti e alle vostre aspettative. Per quanto mi riguarda però, io la mia scelta l’ho già fatta e l’ordine di quest’elenco la rispecchia perfettamente.

L’attenzione per il lessico è una pratica dovuta e apprezzabile. Evitare di farcire i testi di refusi è un riguardo verso il lettore e se stessi. Tuttavia scrivere bene non significa essere scrittori. Scrive grammaticalmente bene anche il maestrino di turno, si presume. Uno scrittore però, è soprattutto un narratore. Un tempo le storie le si raccontava attorno a un fuoco, poi si è passati alla pagina scritta. Scrivere bene è giusto, raccontare belle storie è fondamentale.

Facciamo così, caro aspirante, io mi impegnerò a produrre meno refusi, tu però impegnati a scrivere storie meno noiose o scontate e se proprio devi masturbarti, cerca di non farlo in pubblico. Così miglioreremo entrambi.

E voi?

Che scrittori siete? Fate attenzione ai refusi o scrivete storie interessanti?

24 Comments on “Refusion

  1. La foto è stupenda, “pedonami”… hahahahahaha

    Per quanto riguarda il romanzo che sto scrivendo, l’elenco per ora c’è:
    1. una storia che abbia senso
    2. uno stile comprensibile
    3. un lessico decifrabile

    Per quanto riguarda le storie brevissime (1000 parole) e i concorsi, invece, le priorità cambiano:
    1. uno stile originale che catturi l’attenzione e provochi emozioni forti
    2. una situazione con un inizio e una fine, possibilmente inaspettata
    3. un lessico decente (o almeno spero)

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    • Quando l’ho vista sono letteralmente scoppiato a piangere, dalle risate… Non potevo respirare. Per i concorsi credo tu abbia ragione: Lisa docet! 😉

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  2. Non mi sento di fare una classifica: io amo leggere belle storie e prive di errori. Tu dici che non smetteresti di leggere per colpa di un apostrofo sbagliato, io invece sì. Certo, dipende dagli errori. In un blog non amo trovare errori grammaticali, ho abbandonato diversi blog per quel motivo.

    In un romanzo è doveroso non farne. Se non conosci la grammatica, per me non puoi definirti scrittore. Uno scrittore, prima di tutto, sa scrivere.

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    • Io di refusi però ne faccio, mal volentieri certo, ma ne faccio, eppure sei qui a leggermi. 😉 In realtà tutti facciamo refusi; gli errori grammaticali sono un’altro paio di maniche. Il refuso è il frutto di una distrazione, prodotto mentre sei concentrato sul messaggio che stai cercando di comunicare; l’errore grammaticale è frutto dell’ignoranza. Nel secondo caso, sono d’accordissimo con te: se non sai scrivere non puoi definirti scrittore. Nel primo invece dissento: il refuso capita a chiunque. Che non mi vengano a dire che Umberto Eco non ne fa perché non ci crederò.

      In un romanzo è doveroso non farne, sono d’accordo. In quel caso se hai una Casa Editrice seria alle spalle non dovrebbe succedere. Dico dovrebbe, perché in realtà succede. Mentre cercavo un immagine per questo articolo mi sono imbattuto nel libro di Barbara D’Urso (si scrive così?), il titolo non lo ricordo, ma ricordo benissimo che è stato pubblicato dalla Mondadori. Una casa editrice importante, giusto? Dovrebbe fare attenzione, se non ai contenuti di quello che pubblica, almeno alla forma. Ebbene il refuso era in copertina addirittura… Mi spiego? Ora, eviterò di leggere il libro della D’Urso solo per colpa di un piccolo refuso in copertina? Certo che no. Eviterò di leggerlo per un sacco di altri motivi, ma non per quello. 😉

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  3. Una storia interessante;
    Empatia
    Uno stile charmante;
    Un lessico corretto.

    ho aggiunto solo un punto che per me è importante:trasmettere emozioni!

    Per la brutta faccenda dei refusi… bhe che dire… a farmi notare i refusi c’è il programma di impaginazione… che mi suggerisce pure la parola corretta e mi insegna che dopo i 3 puntini di sospensione, ci vuole la lettera maiuscola.
    Ultimamente sono entrata in paranoia per le parole come sufficiente, non so quando e perché, ma prima di scriverle devo cercarle sul dizionario. Non che ignori come si scriva, ma ho questa mania… si a volte so essere maniaca ossessiva compulsiva… non posso scrivere quella parola se non la cerco prima sul dizionario…

    Bha son strana, ma è l’unico mio vezzo, per il resto penso che siano correzioni da fare in fase revisione, prima l’attenzione deve essere tutta per la trama.

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    • Succede anche a me, Giuse! 😀
      Non capisco perché e non me lo spiego, ma ogni tanto – soprattutto se digito in fretta per star dietro alle frasi che mi vengono in mente – succede che all’improvviso mi blocco in preda al panico: “Oddei, ma il plurale di camicia è camicie, sì?”
      Si tratta solo di un secondo, poi torno a filare via spedita. Però, ecco: sono quelle cose assurde che capitano scrivendo ^^

      Quanto al post, anche a me danno fastidio i refusi e gli orrori grammaticali, ma una manciata di sviste può capitare anche nelle migliori CE, quindi non ne faccio una tragedia – a maggior ragione se si tratta di un romanzo autoprodotto. Basta che la cosa non mi scada nella sciatteria (ormai a quelli di Baldini Castoldi & Dalai fischieranno le orecchie h24 per quante gliene ho mandate e per quante gliene mando ancora, dopo anni, quando mi ricordo della loro vergognosa edizione di Soulles ^^).
      Può capitare quel romanzo in cui vedo che un’altro non è stato solo una svista, ma se la storia mi piace leggo fino alla fine. Solo che non riesco a far passare la cosa sotto silenzio. Posso limitarmi a un generico “peccato per gli errori di grammatica e i molti refusi” oppure – se il romanzo è edito da una grossa CE, che ha i mezzi per pagare un correttore di bozze – essere decisamente più specifica. Cerco di non essere mai offensiva, ma la penso come Daniele: vuoi fare lo scrittore? Allora devi esserlo a 360°: fai del tuo meglio per emozionare, fai il meglio del meglio che puoi per dare al lettore una storia che lo tenga incollato fino all’ultima parola… qualcuno sulla tua stessa lunghezza d’onda ci sarà e qualcun altro no. Ma dalla grammatica non puoi scappare, devi conoscerla e non puoi né stringerti nelle spalle né insultare né ripararti dietro un dito se ti fanno notare che qual’è è errato.

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      • si, mamma mia… quelli sono proprio i dubbi esistenziali, che scendono e non se ne vanno più via.
        Son d’accordo che due refusi possono scappare, ma come dice Daniele uno scrittore deve essere a 360°.

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    • L’empatia è certamente importante, ma io la facevo rientrare un po’ nel punto uno (una bella storia), un po’ nel punto due (uno stile attraente). Comunque, condivido.
      L’attenzione maniacale per la parola “sufficiente”, o simili, è frutto della paura di sbagliare e di venire giudicata per questo. Ma se scrivi cose sbalorditive puoi venire giudicato per un refuso? Molti pensano di sì, io credo di no. Bisogna stare molto più con i piedi per terra e rendersi conto che semplicemente capita. Capita. Tutto qua. Non è la fine del mondo, neanche di una splendida carriera da scrittore. Solo un refuso. Se si può è doveroso evitarlo. Se hai un editor e un correttore di bozze sarà perfino più facile, nonostante questo: capita. 😉

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  4. Recensione dal Corriere della Sera

    “Dopo anni di grigiore letterario, finalmente un libro che amerà farsi leggere. Non è di Fabio Volo, non è di Paolo Giordano, non è dei tanti scrittori improvvisati, questa la novità, Basta autori rubati al cinema, alla tv, alle pentole. No, oggi parliamo di un’opera prima. Autoprodotta, e se qualcuno storce il naso si ricrederà. Perché la trama è forte e non convenzionale, i personaggi sono epici pur nella loro normalità, il finale sconvolgente pur nella sua consequenzialità. Stiamo parlando di un esordiente, ma che presto emergerà. Stiamo parlando del primo romanzo di Salvatore Refuso. Il romanzo di Refuso, già in vendita su Amazon da tre settimane, ha toccato le ventimila copie, non male per un nome sconosciuto fino al mese scorso. Ma che presto conosceremo. Sembra che Mondadori si sia fatta avanti con un’opzione per non lasciarsi sfuggire questo talento naturale siciliano. Fabio Fazio già lo reclama a Che tempo che fa. Di Refuso se ne parlerà parecchio, statene certi. Il nuovo Volo, in quanto a successo di vendite, è qui con noi”.
    @corrieredellasera, riproduzione riservata

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  5. Io sono la regina dei refuso, in parte perché sono dislessica, in parte non lo so, fatto sta che in quel che scrivo il refuso c’è SEMPRE, nascosto, piccolo o enorme, ma è sempre presente. Poi si legge, si corregge, ma qualcosa rimane.
    La cosa positiva è che i refusi non sono mai stati presi in considerazione come metro di giudizio per la pubblicazione o per un concorso. Del resto il testo poi viene corretto prima della pubblicazione. Poi, per carità, succede che dopo aver pulito la bozza mille volte finisco per errore in stampa una versione non aggiornata (sì, mi è successo)…

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    • Quella però si chiama sfortuna!
      A me è successo una volta con un lavoro, ma me ne sono accorta subito, chiamato il cliente e bloccato tutto! Un buon metodo è nominare i file in questo modo: titolo file_R01 e ogni volta che aggiorni vai in crescendo.
      😀 temo di essere leggermente dislessica, ogni tanto quando scrivo mi accorgo di invertire le lettere, ma non so se questo si possa definire dislessia 🙂 chissà

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        • Come diciamo sempre in ufficio: “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!” quanto è vero. Anche la regola del 50% è una persecuzione! Devi fare una modifica e hai due scelte o colore blu o colore arancio… scieglierai sempre quella sbagliata e anche se pensi di fare il contrario di quello che faresti normalmente, sbagli uguale!

          Insomma… sfiga!

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    • Ecco una donna onesta. 😉
      Quella della stampa di una versione non aggiornata è il mio incubo più grande. Anche a me è successo, per un concorso però. Era un concorso un po’ particolare, in cui allo scrittore veniva assegnato un teacher, una sorta di scrittore promoter che aiutasse il concorrente non nella stesura, ma nella correzione della bozza. Oh, ne avesse azzeccata una… Dopo aver corretto il racconto mille volte, esausti ma felici, che fa la teacher? Manda la versione non corretta… -.-‘

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  6. La correttezza del testo è necessaria come base per il resto. Qualche refuso capita a tutti, ma bisogna riguardare il testo fino a pulirlo, oppure farlo fare a qualcuno. Se qualche refuso resta, significa che non hai avuto abbastanza pazienza nella revisione. E poi, se pubblichi con un editore importante il lettore, di fronte ai refusi, spartisce la colpa tra autore ed editor, ma fino a quel livello sono tutte critiche all’autore, che di solito vorrebbe farsi conoscere per qualcosa di meglio degli errori. Detto questo, la storia viene prima dello stile, per me. (“John” non si scrive con l’acca dopo la J. :D)

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    • Tutto giusto, ma il senso del post era un’altro: prima di preoccuparti dei refusi, preoccupati di aver creato un bella storia. Il primo dovere di uno scrittore è raccontare una storia, non scrivere senza refusi. Che poi di refusi non ce ne devono essere è corretto, come lo è il fatto che tutti li fanno e che qualcuno scappa anche alle migliori case editrici. 😉

      P.S. Jhon lo scrivo come mi garba! 😛

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  7. Pingback: La formula chimica della scrittura

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