Tesi a scrivere qualcosa che piaccia, che venda, che susciti plausi e stima, ammirazione ed elargizioni spesso dimentichiamo la vera funzione della scrittura. Ci parliamo addosso senza avere nulla da dire, e passiamo il tempo che avremmo dovuto dedicare a una silenziosa riflessione, a invidiarci reciprocamente i miseri successi personali. L’idea che piano piano mi sono costruito è che, esclusi gli usi professionali, la scrittura letteraria non possa essere intesa come un mestiere vero e proprio, quello del romanziere o del poeta nell’immaginario popolare, ma piuttosto un richiamo proteso a incontrare uomini e donne dotati di una sensibilità e di un immaginario simili ai nostri. Arroccati nei confini individuali, lanciamo sordi richiami nella speranza che raggiungano un’ombra gemella. È così che mi è giunto questo libro.


Dunque, abbracciando questa terza distinzione, essere opportunisti significa: agire per il proprio interesse a scapito dei propri ideali. È chiaro che in un mondo di squali, il reietto è chi agisce contro i propri interessi in coerenza con valori diversi da quelli meramente opportunistici. Ma in un mondo di Romantici: essere opportunisti significa piegare i propri valori in base alle opportunità del momento.


Non riesco a riconoscermi in questa idea di Europa che, da troppi anni ormai, abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi; ma sono un europeista convinto, come lo ero tutti, innegabilmente, gli intellettuali pre-costituzione. Io credo ancora nell’Europa, ma in un’Europa fatta dai popoli per i popoli, non dalle banche per le banche. Quale alternativa abbiamo?


Razzolamerda a parte, sono convinto che tanto gli influencer quanto i sodali siano convinti della propria onestà intellettuale. Ritengano cioè, di stare dalla parte della ragione; di possedere una visione sulle cose e sul mondo più giusta, più vera rispetto a tutti gli altri. Anche Hitler, per citarne uno, probabilmente era convinto di essere nel giusto. Forse il fatto che in Italia ci siano molti centri di potere non è del tutto negativo: la chiamano democrazia… Io la chiamo ipocrisia di merda.


La differenza più grossa che noto tra le due immagini: il giardino che ho preso a frequentare di recente e quello frequentato da mio nonno ormai molti anni fa, è che nel mio gli estranei non scambiano mai una parola fra loro. Il vivere urbanizzato ha esiliato la solitudine senza sostituirla con la compagnia. Siamo perennemente degli estranei, incapaci di ridurre le distanze. Spesso lo siamo anche fra le mura di casa. Forse è arrivato il momento di prenderci una pausa da noi stessi.