Si dice che il corpo abbia una memoria. L’arte di esprime emozioni attraverso i gesti e il movimento, come la danza o la recitazione, soprattutto se teatrale, o l’equilibrismo circense, basano la loro stessa esistenza, e bellezza, proprio su questo principio. Sarebbe altrimenti impossibile ripetere con tanta armonia, ed estetica soddisfazione, il flessuoso e suadente corteggiamento di un tango argentino se, per eseguirlo, dovessimo continuamente comandare il corpo, attraverso i ricordi e il ragionamento, con la potenza spesso fallace del cervello. Il corpo impara e interiorizza i ritmi, i passi, i minuetti e, grazie alla musica, li riproduce nella giusta sequenza senza che consciamente ce ne rendiamo conto, lasciando al cervello il solo compito di goderne intensamente.


Alcune scritture sono dissetanti come acqua limpida in un bicchiere colmo. Altre sono pozze di catrame, puzzolenti e nauseabonde, in cui si resta impantanati fino a non poterne più uscire. Alcune voci sono calamitiche, ci attraggono senza sapere il perché. Altre ci annoiano solamente, fin dalle primissime battute. Perché succede?