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Avverbi qualificativi


Chiamati anche avverbi di modo, essi specificano le modalità in cui si compie un’azione. Adoperati con questa funzione sono in primo luogo alcuni avverbi in -mente: «fu umanissimamente ricevuto, e ne’ consigli domandati saviamente e amorevolmente consigliato» [Machiavelli], «Qualcuno si potrebbe innamorare di te solo a vedere la tua cucina? Chissà: forse il lettore, che era già favorevolmente predisposto» [Calvino]. Essi possono anche esprimere un particolare punto di vista dal quale viene considerato un evento: «la lettera dello studio Albertini tecnicamente veniva giudicata come il tentativo di chi non era riuscito ad accompagnare il rialzo» [La Repubblica del 25.5.1986 cit. in Serianni, Grammatica italiana].

L’avverbio


Di norma l’avverbio occupa una posizione prossima alla parola o al gruppo di parole che vuole determinare. In genere si tende a porlo o prima dell’aggettivo o dopo il verbo: «davvero carino»; «dormire profondamente». Anticipare la posizione dell’avverbio rispetto al verbo è possibile, e l’effetto che si crea è quello di rilievo enfatico: «molto si prodigò per il bene della patria» [Serianni]. Quando si riferisce a un’intera frase, allora la sua posizione è mobile. Ad esempio se dicessimo: «Giovanni astutamente convinse tutti» il significato della frase non cambierebbe spostando l’avverbio al suo principio: «Astutamente Giovanni convinse tutti», o alla fine: «Giovanni convinse tutti astutamente» [esempi del Serianni].

Preposizioni improprie


Ricordo, per chi non avesse seguito i precedenti mini-ripassi, che la distinzione tra preposizioni proprie e improprie risiede nel fatto che queste ultime possono essere adoperate oltre che come preposizioni anche come avverbi, aggettivi, verbi. Quello degli avverbi adoperati con funzioni preposizionali, ad esempio, è un gruppo piuttosto consistente, come gli avverbi di luogo: sopra/sotto, davanti/dietro, dentro/fuori, vicino/lontano. Ma come facciamo a distinguere le due funzioni fra loro?

Le preposizioni proprie: Tra (fra)


L’unica ragione per scegliere tra le due è evitare l’accumulazione di suoni cacofonici o sgradevoli; ad esempio «fra tre anni» è preferibile rispetto a «tra tre anni». Del resto:

Le preposizioni proprie: Per


La funzione principale della preposizione per è quella di «introdurre il ʻtramiteʼ attraverso cui si svolge l’azione»[1], dando così vita a un primo gruppo di relazioni: