Avverbi di luogo

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avverbi di luogo

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Lunedì scorso abbiamo parlato degli avverbi di tempo, questo lunedì passiamo a quelli di luogo. Come dice il nome stesso, essi specificano il luogo in cui si compie un’azione, ma anche la collocazione di un oggetto nello spazio o la distanza che lo separa dagli interlocutori. Rispetto a un luogo, noto o ignoto, essi possono indicare se qualcuno si trova fuori o dentro, dietro o davanti, sopra o sotto, vicino o lontano rispetto ad esso: «ti aspetto fuori», «ci stai seduto sopra!», «laggiù, sopra la credenza», eccetera.

«In italiano quasi tutti gli avverbi semplici di luogo si limitano a collocare nello spazio in relazione ai parametri orizzontale/verticale, esterno/interno, anteriore/posteriore, superiore/inferiore, ecc., senza specificare alcun altro aspetto della rappresentazione spaziale».[1]

Alcuni avverbi, tuttavia, degli interlocutori mettono in risalto anche la distanza che li separa da un luogo o un oggetto. Sono avverbi «speculari» degli aggettivi e pronomi dimostrativi: questo, codesto, quello, coi quali possono anche combinarsi:

  • Qui e qua (i cui composti: quaggiù, qua sotto, qua sopra), identificano un luogo prossimo, più vicino a chi parla e meno a chi ascolta: «Stavano qua, me lo ricordo bene», «Dove stai? – Sono qui!».
  • e (i cui composti: laggiù, lassù), identificano un luogo distante, sia da chi parla sia da chi ascolta.
  • Costì e costà (i cui composti: costaggiù, costassù), identificano un luogo distante da chi parla ma vicino a chi ascolta. «Il loro uso nella lingua parlata è oggi limitato alla Toscana»[2].

Queste coppie di avverbi, pur svolgendo una funzione equivalente, non sono fra loro perfettamente intercambiabili. Ad esempio, è adoperato in prevalenza per indicare con puntualità un luogo preciso; invece è più generico, e più di un luogo indica un area.

Alcune osservazioni

La lingua letteraria antica per esprimere concetti simili disponeva anche di indi (per indiare di là), quindi (di qui), quinci (di qui): «quinci non passa mai anima bona» [Serianni], «or può sicuramente indi passarsi» [Dante]. Gli ultimi due, adoperati in correlazione, potevano anche significare ʻda un lato e dall’altroʼ, ʻdi qui e di làʼ: «mirava il ciel sereno, / le vie dorate e gli orti, / e quinci il mar da lungi, e quindi il monte» [Leopardi].

Stessa cosa si può dire di lunge e lungi (lontano) – quest’ultimo in parte ancora sopravvive in alcune locuzioni preposizionali («lungi da me voler arrecar danno») – che, secondo il Serianni, ancora ora danno «vitalità» alla lingua letteraria moderna: «Un bacio. Ed è lungi. Dispare / giù in fondo» [Gozzano]. I costrutti preposizionali con avverbi di luogo sono molti: per di qua, per di là, oltre a quelli già citati. In può precedere solo qua, costà e : «vieni in qua», «stai in »; mentre non potremmo dire: «vieni in qui» e «stai in ».

Anche le locuzioni in giro, nell’aria e per aria hanno un valore locativo indeterminato: «quante ne ho sentite, in giro»; «qualcosa per aria c’è di sicuro» [Manzoni]. Più di senso traslato la locuzione ʻprendere in giroʼ: «non mi piace che tu prenda in giro le cose sacre» [Moravia].

Infine, sempre in connessione con un verbo, c’è il tipo con duplicato del sostantivo, il quale esprime un moto «rasente luogo»[3]: navigare riva riva o costa costa, camminare muro muro, passare pelo pelo, ecc.

Conclusioni

Anche oggi, pelo pelo; ma è stata una passeggiata piacevole, spero, fra gli avverbi locativi. La prossima volta vediamo gli avverbi di quantità. State bene.

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Note

[1] Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET 2006

[2] Cit. Serianni

[3] Bruno Migliorini, Lingua d’oggi e di ieri, Sciascia 1973

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5 Comments on “Avverbi di luogo

  1. Pingback: Avverbi di tempo – Salvatore Anfuso ● il blog

  2. Qui e qua, poi si è aggiunto quo e sono nati i nipotini di Paperin…ok scusa lo scherzo, tutto bene? te lo chiedo visto quello che è successo sabato a Torino.

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  3. Sempre preciso e puntuale, ma “quinci non passa mai anima bona” non era anche lui un verso dantesco? O hai scritto in parentesi “Serianni” perché l’hai recuperato da lì?

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  4. Pingback: Avverbi di quantità – Salvatore Anfuso ● il blog

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