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Sostantivo: formazione del plurale (parte I)


Nei precedenti mini-ripassi abbiamo parlato del sostantivo, del genere, della formazione del femminile – senza risparmiarci le polemiche legate a questo tema e senza la pretesa d’essere in merito esaustivi. Sulla formazione del femminile ci si potrebbe scrivere un libro. Ad esempio ho risparmiato di farvi notare come i nomi di genere comuni (quelli che non indicano una distinzione di genere) sono più spesso attribuiti ad animali selvatici (volpe, balena, giraffa, ecc.), ma non agli animali domestici o d’allevamento (gatto/gatta, gallo/gallina, toro/vacca). Ora ci lasciamo alle spalle il genere (anche se solo in apparenza) per affrontare un’altro argomento legato ai sostantivi: quello del plurale.

Il sessismo della lingua italiana


«La constatazione di partenza è innegabile: parlare di fratellanza delle nazioni, chiedere a qualcuno quanti fratelli (s’intende dei due sessi) abbia, invocare il buonsenso dell’uomo della strada, scegliere di vivere in una città a misura d’uomo sono modi che rimandano a una visione del mondo concepita secondo un’ottica maschile».

Il Soggetto


Il soggetto è l’elemento della frase a cui si riferisce il predicato verbale. Può indicare chi o che cosa compie l’azione, se il verbo è attivo, espressa dal predicato; chi o che cosa subisce l’azione, se il verbo è passivo o riflessivo, espressa dal predicato; a chi o a che cosa, nelle frasi con predicato nominale, è attribuita una qualità o stato.

La zona grigia


«Molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti».

[Luca Serianni]