I dimostrativi

questoequello

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La scorsa settimana abbiamo parlato dei possessivi, aggettivi e pronomi, adoperati per indicare la persona a cui appartiene qualcosa o qualcuno. Oggi parleremo dei dimostrativi, utilizzati per indicare attraverso l’uso di tre elementi – lo spazio («questa acqua è gelata»), il tempo («questo inverno farà freddo») e un astratto rapporto di vicinanza o lontananza («questo l’ho fatto io») – qualcuno o qualcosa.

Come per i possessivi, i dimostrativi possono essere aggettivi o pronomi. Alcuni di questi posso essere entrambe le cose, altri solo pronomi. Vediamoli:

AGGETTIVI E PRONOMI

SINGOLARE

PLURALE

MASCHILE

FEMMINILE MASCHILE FEMMINILE

questo

questa questi

queste

codesto codesta codesti

codeste

quello, quel quella quelli, quegli, quei

quelle

PRONOMI

SINGOLARE

PLURALE

MASCHILE

FEMMINILE MASCHILE FEMMINILE

questi

quegli

costui costei costoro

costoro

colui colei coloro

coloro

ciò

Entrambe le tabelle sono prese dalla Grammatica del Serianni.[1]

Là dove si utilizzerebbe l’articolo il al posto di lo, cioè davanti a consonante semplice, l’aggettivo quello diventa quel. Così, davanti a vocale, quello e quella elidono. Per il plurale si adopera quei davanti a consonante semplice e quegli davanti a vocale.

Il pronome si distingue dall’aggettivo perché presenta un «paradigma perfettamente regolare (quelloquelli; quellaquelle)» [Serianni]. La forma del dimostrativo ci dice inoltre se l’aggettivo è o meno sostantivato: «quel giovane» (aggettivo dimostrativo + sostantivo), «quello giovane» (pronome dimostrativo + aggettivo).

D’uso ormai arcaico sono:

  • Quel, come pronome singolare: «non gli dava pensiero il modo di vivere in quei luoghi, ma quel d’uscirne» [Bacchelli, Il mulino del Po]; adoperato ancora oggi solo nel sintagma quel che con valore neutrale: «quel che più dispiacque a Don Abbondio» [Manzoni], e nella locuzione in quel di + toponimo: «in quel di Torino».
  • Quei, per il pronome quegli maschile singolare o per l’aggettivo/pronome quelli maschile plurale: «E come quei che con lena affannata […] si volge» [Dante].
  • Codesto: «con codeste braccine» [Cassola].
  • Sto, sta, sti, ste aferesi di questo (anche con l’apostrofo iniziale). Tuttavia sono ancora forme molto diffuse nel parlato colloquiale e famigliare. Conglomerato col sostantivo seguente, l’aferesi di questo si è stabilizzato in alcuni sintagmi cristallizzati: stasera, stamattina, stanotte, stavolta, stamane.

«Questo, codesto e quello designano un oggetto da tre diversi punti di vista: questo indica vicinanza a chi parla, codesto vicinanza a chi ascolta, quello lontananza da entrambi».[2]

Quello che essi indicano, anche in situazioni molto concrete, è sempre uno spazio astratto, non misurabile con precisione. La scelta dell’uno o dell’altro dimostrativo non è così codificata come dice il Serianni. Ci sono ragioni psicologiche che ci spingono a selezionarne uno: «lascia a me queste lacrime, Carino» [Guarini], si usa queste e non codeste perché il trasporto che quelle lacrime ci muovono ce le fanno avvertire come “importanti”, e quindi vicine.

Codesto inoltre, come abbiamo già ricordato, è oggi avvertito come arcaico. La tripartizione di questo, codesto e quello la si trova ancora pienamente adoperata in Toscana, nella letteratura tradizionale e negli scritti di carattere burocratico, ma è quasi completamente mancante in tutti gli altri scritti e nella letteratura contemporanea. Anche perché «l’area semantica di codesto – sia pure rinunciando ad alcune possibilità espressive – può essere quasi sempre ricoperta da questo o da quello»[3].

«Accanto alla funzione di “indicare” alcunché nello spazio reale o figurato (funzione deittica), i pronomi dimostrativi servono per richiamare qualcuno o qualcosa di cui si sia parlato in precedenza (funzione anaforica) o per anticipare ciò di cui si dirà in seguito (funzione cataforica)».[4]

  • Uso deittico: «Allora questo è Rodolfo. Io lo conosco da anni» [Pratolini].
  • Uso anaforico: «infatti lo stipendio di infermiere è scarso per uno della città che ha solo quel mestiere» [Tobino].
  • Uso cataforico: «la ragione per cui, venendo, ho voluto parlare con lei è soltanto questa: volevo personalmente assicurarla» [Cicognani].

«Accanto a questo e quello esistono due forme esclusivamente pronominali: questi e quegli. Il loro uso è limitato a persone, al maschile singolare, alla funzione di soggetto; oggi hanno sempre valore anaforico».[5]

Questi due pronomi sono ancora largamente adoperati nella lingua scritta, soprattutto nel linguaggio giornalistico o divulgativo ma, a volte, anche narrativo: «la marcia su Roma non è una cosa pensata da Mussolini, da questi fu attuata» [Storia illustrata, 1981 – cit. da Serianni].

Un’altra particolarità di questo e quello è di poter far parte di una «coppia correlativa»: «Questo o quello, deciditi!». Separati dalla o indicano un’alternativa; in successione o separati dalla copulativa e, indicano una serie: «Il generale Alexander […] aveva detto ai partigiani: “Fate questo, fate quello, siete bravi, siete coraggiosi» [Viganò]. Quello può essere rafforzato dall’aggiunta del pronome indefinito altro: «quanto ai mali di pena, si debbono tutti ascrivere alla divina Provvidenza, la quale si vale di questo e di quell’altro, per gastigarci» [Segneri]. Altro, in genere, si aggancia al secondo pronome.

Alla fine di una elencazione, il pronome se plurale riprende anaforicamente l’insieme dei citati; se si vuole indicare solo l’ultimo è necessario aggiungere l’aggettivo ultimo: «Così necessariamente varia il valore biologico delle proteine alimentari, animali e vegetali. Queste ultime sono in genere meno bene utilizzabili delle altre» [Martino].

Questa e quella compaiono con valore neutro anche in alcune locuzioni cristallizzate: «questa è bella!», «questa è nuova!», «questa gliela faccio pagare», «ci mancava anche questa».

Combinato a un avverbio di giudizio, questo serve a riconoscere come vera o falsa un’affermazione o una negazione precedente, come attenuazione o come riserva nei suoi confronti: «non che mi sia antipatico, questo no; ma lo trovo un po’ invadente».

Infine, quello compare in alcune locuzioni di carattere idiomatico, ci limitiamo a ricordare: la locuzione in cui il pronome ha la funzione di determinare un altro nome, retto dalla preposizione di, ed è accompagnato da un aggettivo qualificativo («quella bestia del professor Susani» [Serianni]); il sintagma da quello + aggettivo («da quell’uomo giusto»); il sintagma tanto di quello + sostantivo («c’è tanto di quel lavoro da fare») e via dicendo. La lista degli usi «notevoli» sarebbe ancora molto lunga, ma noi qui ci fermiamo. Per approfondire potete ricorrere alla grammatica del Serianni.

Conclusioni

Con i dimostrativi non abbiamo ancora finito; la prossima settimana sapete quindi cosa vi aspetta. State bene.

_______________________

Note

[1] Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET 2006

[2] Serianni, Ivi p. 275

[3] Serianni, Ivi p. 276

[4] Serianni, Ivi p. 276

[5] Serianni, Ivi p. 277

← PRECEDENTE                                                                                                        SUCCESSIVO 

59 Comments on “I dimostrativi

    • Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi….
      (I promessi sposi, Alessandro Manzoni )

      Anche a me piace (quel) 😊

      Liked by 2 people

        • Ohhhhh…. ho superato Grilloz? Me lo segno sul calendario. Moderna io, poi! Mica tanto. Una novantenne è più attuale di me. 😁😁

          Liked by 2 people

          • Sul moderno o antico l’ha detto Salvatore. Anche a me piace “quel”.
            Stamattina mi è capitato di dare una sbirciata a degli artisti (pittori, sculturi) di un premio artistico. Mille volte meglio i disegni antichi. Poi, c’è anche qualcuno moderno che mi può piacere. L’eccezione c’è sempre, come anche in letteratura.

            Liked by 1 persona

            • Beh, se vai agli uffizi e ti guardi tutti i rinascimentali minori (o peggio i manieristi)… Mica tutti sono Michelangelo e Raffaello 😉 Lo stesso varrà tra cento anni per l’arte contemporanea.

              Liked by 1 persona

              • Sì, certo, ma al massimo può andare fuori moda o può essere superato un certo stile, che, però, all’interno del contesto in cui è nato conserva tutta la sua validità comunicativa. Per una lingua è diverso, serve a trasmettere informazioni, e non si possono nella contemporaneità adoperare formule desuete. In questo, è molto simile a quanto accade, ad esempio, nell’informatica: i sistemi devono poter comunicare fra loro. 🙂

                Liked by 1 persona

                • Non solo questione di mode. Senza un archeologo che mi dice che quella figura femminile su un vaso è Talia perchè ha in mano la maschera della commedia (e questa è una di quelle facili) io non sarei in grado di capirlo. Al massimo potrei notare il drappeggio della veste o i lineamenti del volto, ma il messaggio andrebbe perso anche in quel caso.
                  E anche in letteratura posso dire che mi piace Dante, ma senza note non so quanto capirei della commedia. Però resta bello 😛
                  D’altro canto se uno scrittore oggi scrivesse come dante (senza una buona ragione per farlo) sarebbe un folle 😀

                  Liked by 1 persona

  1. Pingback: I possessivi – Salvatore Anfuso ● il blog

  2. Sto,sta… ho un po’ di difficoltà a spiegarlo agli spagnoli. Loro lo usano molto parlando in italiano. Vuoi perché è colloquiale, non so.
    Ad esempio mi dicono:
    “Dove è tua figlia? ”
    “Sta qui vicino a me”. –> invece di: ” È qui vicino a me”

    Che faccio, sconsiglio l’uso di “sta” o “sto” perchè è in desuso?

    —> QUESTA freccia mi è utile quando spiego.

    Liked by 1 persona

  3. Aspetto con interesse. Se tutto va bene, domani potrei finire l’articolo da pubblicare come guest post (ma non sono sicuro, perché nel frattempo ho cambiato idea sull’argomento…). Ci si legge!

    Liked by 1 persona

  4. Scusa, Salvatore. Ogni tanto mi allargo troppo nel commentare. 😁
    Nel tuo blog ci inviti a sederci e noi, oltre a chiacchierare, ci fermiamo a prendere i pasticcini. E quando spoggiamo dal divano. 😀

    Liked by 1 persona

  5. Pingback: I dimostrativi II – Salvatore Anfuso ● il blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: