Un nuovo progetto


Un passo indietro

…quando fare un passo indietro è proficuo

So cosa state pensando. No, non ho abbandonato il mio romanzo (l’ottavo incompiuto), lo sto solo mettendo in stand-by per un po’. Ho bisogno di nuovi stimoli, ma soprattutto sento la necessità di fare maggiore esperienza prima di gettarmi nella scrittura di un vero romanzo.

Forse il problema è proprio questo. Scrive è difficile, certo, ma scrivere un romanzo lo è di più perché è un progetto lungo e complesso. Richiede molto tempo, molta dedizione, capacità tecniche – ma queste le abbiamo già coltivate – e, soprattutto, esperienza.

Ecco cosa fa la differenza: l’esperienza. Dicono che scrivere sia come uccidere: impieghi molto tempo a farlo la prima volta, ma da lì in avanti non ti ferma più nessuno. La stesura del secondo romanzo ha altre difficoltà. Prima fra tutte – soprattutto se il primo libro è andato bene in termini di vendita – la paura di confrontarsi con se stesso e replicare il successo. Tuttavia i timori e i problemi del primo romanzo, quello “giovanile”, non si presentano più. Almeno, la maggior parte delle volte.

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Come far nascere un’idea in narrativa


Idee in narrativa

…quando le idee non sono frutti maturi

Se vi state ponendo questa domanda – Come nascono le idee? – significa che avete qualche problema. Siete rimasti bloccati da qualche parte, affacciati alla finestra della vostra mente, e non riuscite a venirne fuori. Tranquilli, ci sono io a darvi una mano.

Potrei aiutarvi in molti modi diversi. Certamente quello che prediligereste sarebbe di fornirvi un lungo elenco di idee già belle e pronte. Resterebbe un problema però, anzi due: non sarebbero idee vostre; non avreste superato il vostro blocco. No, non vi fornirò un elenco, non questa volta. Quello che farò sarà aiutarvi a superare quel muro invisibile che vi attanaglia.

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Due chiacchiere davanti a un caffè con Alessandro Cassano


Alessandro Cassano

“Anni e anni di laboratori di scrittura creativa hanno ormai dimostrato che l’artista che sonnecchia in noi commette gli stessi errori dell’artista che c’è in chiunque altro”.

Howard Mittelmark

…dieci domande per conoscerlo meglio

Alcune persone attirano la nostra attenzione. Succede. Può capitare nella quotidianità, sui rotocalchi, in televisione, oppure su internet come nel nostro caso. Sono persone come altre, ma diversamente da altre hanno qualcosa di speciale da dire. Glielo leggi negli occhi o nei post. Spesso la possibilità di conoscerle meglio non si presenta. Qualche volta però un caffè virtuale e qualche domanda amichevole possono essere di aiuto.

Per questo settimo appuntamento con la rubrica del lunedì: “Due chiacchiere davanti a un caffè con…”, ho invitato Alessandro Cassano, autore di “La notte dei truzzi” (Edito in self-publishing) e del blog oBBroBBrio.

Alessandro è un personaggio scomodo. Lo è per tanti motivi. Per il taglio ironico del suo blog ad esempio, in cui si diverte a marcare senza troppi fronzoli le peculiarità negative degli aspiranti scrittori. Lo è perché non ha peli sulla lingua né sudditanze psicologiche verso nessuno. Lo è perché dice le cose che non gli piacciono e lo fa con forza.

Non piace a molti, Alessandro. Come dice lui stesso, forse sono più quelli che lo querelerebbero di quelli che lo leggono volentieri. Il motivo per cui l’ho invitato è che, diversamente da chi si diverte a criticare senza scopo la categoria degli aspiranti scrittori, lui offre un servizio fondamentale: ci mostra le cose per come devono essere viste. Senza ottusità megalomane né inibizioni culturali. In questo, dà il meglio di sé.

Vi lascio alle dieci domande quindi. Buona lettura.

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Scatti


cornici vuote

…il racconto del venerdì

Pareti bianche. Cornici piene di vita. Occhi. Volti. Emozioni. Schegge di ricordi. Soprattutto questi: i ricordi.

Ricordi quella volta sul catamarano? Non eravamo mica sul Nilo, vero? Strano, non ricordavo coccodrilli nei paraggi. E quella volta a Venezia? La gondola si era quasi rovesciata, per fortuna che c’eri tu a tenermi. Come dici? Il più bello? Oh non saprei, ce ne sono molti. Sai, in tanti anni. Forse… la prima volta. Sì. Quello. La prima volta che la tenni in mano. Fu un dono, sai? Non me l’aspettavo. Non ci pensavo neanche. Che emozione. Andavo in giro tutto il giorno con lei. A quei tempi tutto tendeva ad avere dimensioni notevoli e io facevo quasi fatica a sorreggerla. Le foto venivano mosse. Che disastro che ero.

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Io non sono come te, aspirante scrittore


aspiranti scrittori

…quando lo specchio non riflette te

Io non sono come te, aspirante scrittore. Ti guardo e mi fai pena. Susciti in me qualcosa di simile alla pietà mista a vergogna. Tu, aspirante scrittore, infanghi la mia categoria. Con la tua sola presenza rappresenti tutto ciò che c’è di nefasto e marcio nell’aspirazione più bella: diventare scrittori. Tu, aspirante scrittore, mi fai schifo!

Nella rete dei tanti

Capita tal volta di imbattersi in uno dei tanti articoli di blog in cui si disserta in modo più o meno ironico sulla categoria più bistrattata, ignorata e derisa della storia: quella degli aspiranti scrittori.

Personalmente conosco i difetti della categoria a cui appartengo. Forse, dei tanti elencati di volta in volta, ne compio qualcuno anch’io. Non è questo il punto però. Il punto è che in genere quelli che scrivono questi articoli sono a loro volta altrettanti aspiranti scrittori.

Non solo, ma questi, quelli che non si sentono aspiranti scrittori come te o me, quelli che per qualche motivo si sentono superiori, argomentano i loro panegirici sottolineando la tua foga nell’attirare l’attenzione, il tuo desiderio di essere visto, di spiccare nel mucchio dei tanti che, chissà perché, hanno deciso di diventare romanzieri.

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