john-williams

Il potere della fantasia

Appartengo a quella prima generazione di bambini che fu piazzata davanti a un televisore acceso prima ancora di aver imparato a parlare. Tuttavia mi fu data la facoltà di scegliere. Non sapevo ancora leggere e scrivere quando i miei genitori piazzarono anche un libro fra le mie mani. Ora, a distanza di anni, inizio a chiedermi quale differenza ci sia tra le immagini che osservavo con i miei occhi e quelle che invece visualizzavo grazie alle parole con la mente: immagini e parole, appunto.


Andy Warhol

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Nello scorso mini-ripasso abbiamo parlato del genere, sia maschile, sia femminile e della loro classificazione tassonomica, in base alla tradizione linguistica e, talvolta, alla desinenza. Oggi parleremo della formazione del femminile.

Differenza tra il femminile di un nome e un nome femminile

Come già detto in precedenza, ha senso parlare di formazione del femminile solo per quei nomi che appartengono a esseri animati di cui si distingue effettivamente un individuo maschile e uno femminile: maestro/maestra, gatto/gatta, figlio/figlia, ecc. In tutti gli altri casi, pur numerosi, in cui si presenta un’alternanza di genere (arco/arca, busto/busta, maglio/maglia, tappo/tappa, ecc.), la modificazione semantica interviene a segnalare che ci troviamo di fronte non al femminile di un nome, ma a un nome femminile. Un nome femminile per di più che non ha nel corrispondente maschile una corrispondenza semantica.


IMG_1010

Brutta era brutta, su questo non ci piove. Bassa di statura, larga di fianchi e con quell’arcata inferiore sporgente che era la prima cosa che notavi quando, guardandola, ansimava affannata ricambiando il tuo sguardo. Ma aveva con Carlotta una delicatezza paziente, quasi materna, che la rendeva una compagna di giochi premurosa.

Non l’acquistammo al negozio di animali, giù in paese. Non fu un dono natalizio. Non arrivò per caso. L’andammo a prendere al canile; ce lo consigliò un amico. 

«Giù, al canile, i cani ci stanno poco» ci disse Aldo, una sera di luglio. Bevevamo birra ghiacciata. La giornata era stata afosa.

«Come mai?» gli chiesi. All’epoca Aldo faceva piccoli lavoretti per il Comune, tra cui l’accalappia cani. Sapeva quello che diceva, non ne dubitavo. Adesso, di accalappia cani, non se ne vedono più molti in giro, ma una volta era un lavoro.

«Tre giorni,» disse lui, «poi, se nessuno se li piglia…». Fece scorrere un pollice lungo la gola.

Prima di allora non avevo mai preso in considerazione l’idea di possedere un cane. Porta via un sacco di tempo, un cane. Voglio dire, non puoi mica prenderlo e poi dimenticartene.

… continua sul numero 07/2016 di Confidenze.

Post scriptum

L’articolo di mercoledì scorso, Racconto Vs Romanzo: che differenza c’è?, è stato il più letto di sempre su questo blog; la colonnina delle visite si è impennata pericolosamente, puntando dritto ai 400 visitatori; sintomo che l’argomento era interessante e che il blog sta guadagnando seguito e fama. E questo è tutto merito Vostro: grazie!