L’importanza di scrivere tutti i giorni

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Corri, ragazzo, corri!

Dopo essermi lasciato alle spalle l’esperienza di direttore di stabilimento in Bulgaria, sono tornato all’agio delle mura domestiche. Il mondo che osservo, così familiare fino a non molto tempo fa, mi pare cambiato. Spingo lo sguardo oltre la finestra: tutto sembra uguale, eppure tutto appare diverso. Sono sicuro che l’unico cambiamento che è avvenuto, è avvenuto dentro di me. E questo mi dona un grande senso di appagamento. Se esistesse una morale dei tempi, quella dei nostri giorni trova certamente il suo focus proprio nel mutamento: “Sempre diversi, mai uguali”. È ciò che sembrano esprimere tutti, ogni giorno della loro vita. E le nuove generazioni più d’ogni altro. Ma non è di questo che voglio parlarvi.

Tornato alla vita di sempre, senza avere nulla da fare tutto il giorno come un carcerato ai domiciliari, ho ripreso a fare l’unica cosa che so per certo di saper fare: scrivere. Escluse le poche ore di sonno, in Bulgaria lavoravo praticamente sette giorni su sette, 24 ore al giorno. Di scrivere, non ne ho quindi avuto il tempo. Sono sparito perfino dai social, che eppure d’impegno non ne richiedono poi molto. Quando hai altra gente sotto di te e molte responsabilità sulle spalle, tutto il resto perde colore. Anche la passione per ciò che ami e hai di più caro al modo, impallidisce e perde importanza difronte alle esigenze primarie e basilari. Non c’è niente da fare: alcune cose si trovano su una scala completamente diversa rispetto ad altre. E poiché scrivere non è il mio lavoro, il lavoro vero avrà sempre una predominanza sulla scrittura.

Ad ogni modo, tornando a scrivere dopo un periodo piuttosto lungo sono due le cose che ho scoperto:

  1. La mia scrittura non è peggiorata.
  2. Provo una fatica immensa a scrivere.

Che la mia scrittura non sia peggiorata non ho bisogno di dimostrarlo. Potete fidarvi oppure no, ma ricordo cosa ero capace di fare prima e so cosa riesco a fare ora. Anzi, l’esperienza in terra straniera può avermi dato una maturità che prima non avevo. E questo deve pur avere un riflesso sulla scrittura. La fatica invece, la fatica è tutta un’altra storia.

Quando scrivi tutti i santi giorni, bene o male, acquisti una certa fluidità che con la perdita dell’allenamento sparisce completamente. Tornando a lavorare al mio romanzo, credo di aver impiegato più o meno mezza giornata per stendere una paginetta scarna. Sono costretto a tornare a rileggere molte volte; a riflettere su ogni singola immagine e, soprattutto, a consultare il dizionario, il compendio dei sinonimi e l’etimologico: cosa, questa, che non mi capitava da parecchio tempo.

Non sto insinuando che conoscessi tutte le parole del vocabolario, ma un buon numero, molto più alto della media, mi era presente. Anche non pochi termini desueti, di cui, se aveste malvagiamente l’impudenza di chiedermelo, oggi faticherei a snocciolarvi il significato. Ma non è solo questo; le parole, sapevo incastrarle fra loro con una scioltezza che adesso non riesco più a trovare.

Adesso devo pensare a lungo prima di scrivere. Ad esempio, quali gesti deve compiere un determinato personaggio per trasmettere al lettore una determinata impressione; cosa deve dire per apparire credibile; come sia più efficace che reagisca agli stimoli narrativi. Tutte cose che prima, bene o male, mi riuscivano con una facilità che sfiorava l’indolenza del sapiente. Forse, dopotutto, potrebbe non essere un male. Lo sforzo potrebbe avere dei lati positivi. Ad esempio quello di spingermi a migliorare, a tentare nuove strade lì dove, prima, non avevo bisogno di inoltrarmi.

Riflettendoci, prima ero adagiato su ciò che sapevo di saper fare bene. Mi bastava. Era appagante. E, poiché la mia natura davanti alla fatica sarà sempre pigra e rinunciante (rinunciante è un termine assurdo che fino a qualche tempo fa non avrei mai impiegato potendo scegliere fra molte altre alternative), essere costretto a sforzarmi può avere dei risvolti positivi.

Ma qual era il focus di questo post? Ecco un’altra cosa che fatico a fare: stare in tema. Delineare rapidamente una strategia comunicativa senza doverla pianificare a priori. Questa era una di quelle cose che prima mi riuscivano istintivamente. Grazie a questo, ho potuto pubblicare giorno dopo giorno un post via l’altro senza essere costretto a ritagliare troppo tempo alla mia vita quotidiana. Semplicemente lo pensavo e lo facevo: Veni, vidi, vici…

Il focus di questo post era: l’importanza di scrivere tutti i giorni. Se lo fate, se scrivete ogni giorno della vostra vita, non vi capiterà di restare senza parole. Non è come per il denaro, che più ne spendi meno ne hai. Con le parole capita esattamente il contrario: più ne spendi, più ne hai. E poi la rapidità di pensiero, la scioltezza nel comporre immagini e l’efficacia nel comunicare un pensiero: queste, tutte cose di fondamentale importanza per chiunque voglia fare della scrittura un mestiere.

Benché l’abbia letto ormai molti anni fa, di On write ricordo questo passaggio:

«La prima sessione durò un’ora e quaranta minuti, di gran lunga il periodo più lungo che trascorsi seduto a un tavolo da quando ero stato travolto dal minivan di Smith. Quando mi fermai, grondavo sudore ed ero quasi troppo stanco per tenere la schiena eretta nella mia sedia a rotelle. Il dolore all’anca era quasi apocalittico. E le prime cinquecento parole erano spaventose, sembrava che non avessi mai scritto niente prima in vita mia. Era come se tutti i miei vecchi trucchi mi avessero abbandonato. Passavo da una parola all’altra come un uomo vecchissimo che cerca di guadare un torrente posando i piedi sui sassi scivolosi e disposti a zig zag. Non ci fu ispirazione in quel primo pomeriggio, solo cocciutaggine e la speranza che le cose sarebbero migliorate se avessi tenuto duro».[1]

 

In questo paragrafo, Stephen racconta al lettore le difficoltà che incontrò tornando a scrivere dopo essere stato costretto a letto per molti mesi (o erano settimane?) a seguito di un incidente. Ecco, l’immagine del vecchietto che cerca di guadare un fiume saltellando sulle pietre secondo me non funziona. Ma se al suo posto, il caro Stephen avesse scelto quella di un uomo in sovrappeso che cerca di salire le scale per raggiungere a piedi l’attico dell’Empire State Building… avrebbe certamente descritto come mi sento io, in questi giorni, quando tento di scrivere.

Scrivere tutti i giorni, per concludere, è un esercizio di cocciutaggine. Prima o poi la cocciutaggine si trasforma in scioltezza e la scioltezza, con un po’ di fortuna, in talento. Non sto dicendo che capiterà di sicuro. Potete anche allenarvi tutti i giorni in palestra eppure non batterete mai Usain Bolt a una gara di corsa. Ma almeno avrete un fisico da paura, e i vostri 100 metri li saprete comunque correre al meglio delle vostre possibilità. Quindi, per parafrasare una pubblicità degli anni novanta: smettetela di perdere tempo e, che siate leoni o gazzelle, cominciate a correre!

P.S. sapete cosa vi dico? Alla fine di questo post, mi sento già più sciolto. Scrivere fa bene.

_________________________________________

Note

[1]Stephen King, On Write, Sperling & Kupfer 2001

60 Comments on “L’importanza di scrivere tutti i giorni

  1. Ciao. Non posso crederci appena ho visto un tuo post. Sono di corsa, torno più tardi a casa, ma prometto di leggerti e tornare qui. Per ora sono troppo contenta di leggerti qui. Bentornato! 😊

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  2. Sono pienamente d’accordo con quanto affermi: scrivere tutti i giorni è importante e rende sciolta e fluida l’atto dello scrivere. Il buon Stephen ha perfettamente ragione. Essendo io una scrittrice (o scribacchina) del fine settimana non posso che darti ragione. Ogni sabato ritrovo la fatica dello scrivere, cosa che non succede quando ho qualche giorno di ferie e posso scrivere più giorni di seguito.
    Bentornato Salvatore!

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    • Purtroppo lavoro e scrittura, là dove la scrittura non sia il vero lavoro, non vanno d’accordo. Eppure bisogna sforzarsi di scrivere tutti i giorni, ritagliando nell’arco della giornata un’oretta per farlo. Ai bei tempi ricordo che mi svegliavo molto presto al mattino, per scrivere prima di andare in ufficio. Alcuni lo fanno la sera. Altri sopperiscono nella pausa pranzo. Se proprio non ci si riesce, si può sempre fare come il buon vecchio De Crescenzo: attendere di essere in pensione. 😛

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      • È difficile che riesca a usare la pausa pranzo, il più delle volte mi salta, la sera crollo dalla stanchezza, però ogni tanto riesco a scrivere per il blog. Grazie alla Fornero devo aspettare i 67 anni per andare in pensione se non muoio prima, nel frattempo resterò scribacchina del fine settimana. Mi sono accorta di un errore rileggendo il mio commento “l’atto dello scrivere” è maschile, non femminile 😱

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  3. Il problema dell’affanno, oltre alla mancanza di scrittura, è dovuto anche alla mancanza di lettura. Ma queste cose già le sai. Ti do il bentornato anche qui, cumpà. 😉
    Resta il fatto che il guest lo deve scrivere per primo Grilloz. 😛

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  4. Urka. Bene, sono contento. Sei tornato. Hai lasciato la Tracia.
    Sono contento di ritrovarti qui, sul tuo blog. Non aggiungo altro, bene, ottimo. Mi sei mancato 😉

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  5. Uhlalalà! Bentornato. Ma resti? O ti rinchiudi in eremitaggio a scrivere? Comunque è bello risentirti, davvero una sorpresa piacevole.

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  6. È proprio come dice King (correggi On write).
    Devi scrivere tutti i giorni, 365 giorni, anche 2 righe, ma fallo. Non è facile perché non è una questione di tempo , ma di volontà. Se pensi al tempo sprecato per altro, venti minuti si trovano, un’ora sembra impossibile. In realtà tolto al superfluo, almeno una mezz’ora di scrittura quotidiana va fatta. Ed è nulla se ci pensi. Non è facile non per il tempo, ma per lo stato d’animo che ci prende: pensieri, problemi, stanchezza, eccetera. Bisognerebbe scindere e anzi, scrivere pure da tristi o arrabbiati. Lo vedi, già sono più sciolta dopo poche righe. Mi dissero: scrivi, scrivi, scrivi. Non King, ma uno che ci capisce.

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      • Può darsi che non ci siano gente che ci capisce, difatti seguo me stessa e quello che so fare, poco o tanto, dipende da ciò che scrivo. Per questo seguo i consigli, vedo, osservo, mi applico in ciò che mi pare giusto per me. Non mistifico nessuno poiché se l’ho fatto in passato con vari maestri, so che sono umani e non tutte le regole s’adattano a tutti o perlomeno con me non funzionavano. Prendo il buono e lo elaboro portando su carta. Mi applico scrivendo tutti i giorni anche due righe biografiche. L’importante è scrivere se no lo vedi che fatica riprendere?

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  7. Bentornato. Ci sei molto mancato.
    Eh, sì, la scrittura è come il muscolo dell’atleta, va esercitata ogni giorno, con qualche momento di riposo qua e là.

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  8. Sono ufficialmente commosso 😛
    Beh, visto che sei ripartito, nel senso che sei tornato, e già mi son perso fra le parole :O, ti propongo un tema per un prossimo post: la confort zone. Ne parlai un sacco di tempo fa su PescePiratA e in qualche modo ne fai anche tu cenno qui 😉

    P.S. non chideremi di scrivere il guest su questo visto il numero di refusi che feci la 😀

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  9. Sull’importanza di scrivere tutti i giorni sono d’accordo, un po’ meno sull’importanza di lavorare tutti i giorni. Non si può fare lavoro a giorni alterni, come le targhe? 😀
    Bentornato!

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