Piet Mondrian

La lingua può essere fonte di pregiudizi?

Poiché questo è un anno bisestile, quindi esiste un lunedì 29 febbraio, ho pensato di farvi un regalo — ammesso che lo intendiate come tale —, interrompendo la consueta casistica dei mini-ripassi grammaticali per inserire un argomento, sempre di linguistica, che fosse però di aiuto alla riflessione: il sessismo nella lingua italiana; ovvero: l’orientamento androcentrico nella specificazione del genere. Per farlo mi avvarrò dell’inestimabile saggio di Luca Serianni (Prima lezione di grammatica) e della sua Grammatica italiana; di un estratto tratto da Il sessismo nella lingua italiana (opuscolo promosso dalla presidenza del Consiglio nel 1987, curato dal Alma Sabatini) e di un pamphlet a cura dell’Accademia della Crusca che si pone come Guida alla redazione degli atti amministrativi; documenti che potrete trovare in nota al termine di questo articolo. I punti di riflessione sono due: l’orientamento lessicale della nostra lingua può essere definito androcentrico?; la lingua può essere fonte di pregiudizi?


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La natura polimorfa dell’interpunzione

A chiunque scriva, anche tra i professionisti della penna, può capitare di avere dei dubbi sull’uso corretto dell’interpunzione; sulla scelta cioè, di un segno al posto di un altro o di nessuno in particolare.

“Tutto solo a mezza pagina lo piantarono in asso,

e il mondo continuò una riga più in basso.”

— Gianni Rodari, I cinque libri, Einaudi 1993

Spesso le decisioni che prendiamo sono poco sistematiche e danno origine a un sistema incoerente di interpunzioni. Di queste incertezze «sono in parte responsabili la negligenza, la distrazione, la fretta di chi scrive, e perfino l’ignoranza o la sottovalutazione delle norme. Ma la causa prima […] è la natura polimorfa dell’interpunzione, unita alla relativa labilità dei suoi statuti, mutevoli nel tempo e non ben definiti» [Garavelli].


Hoper

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Nel precedente mini-ripasso abbiamo visto come si forma il genere femminile; abbiamo osservato la differenza che passa tra la formazione del femminile e un nome femminile; abbiamo dato un’occhiata alle desinenze e alla suffissazione al femminile. Oggi tocchiamo invece un argomento caldo, da cui si originano tutte le tensioni sessiste di cui la nostra lingua viene caricata: le professioni femminili. Tuttavia lascerei le eventuali polemiche e l’analisi della proposta contenuta in un opuscolo promosso dalla Presidenza del Consiglio nell’87 e curato da Alma Sabatini a un futuro post dedicato esclusivamente a questo argomento.