
La lingua può essere fonte di pregiudizi?
Poiché questo è un anno bisestile, quindi esiste un lunedì 29 febbraio, ho pensato di farvi un regalo — ammesso che lo intendiate come tale —, interrompendo la consueta casistica dei mini-ripassi grammaticali per inserire un argomento, sempre di linguistica, che fosse però di aiuto alla riflessione: il sessismo nella lingua italiana; ovvero: l’orientamento androcentrico nella specificazione del genere. Per farlo mi avvarrò dell’inestimabile saggio di Luca Serianni (Prima lezione di grammatica) e della sua Grammatica italiana; di un estratto tratto da Il sessismo nella lingua italiana (opuscolo promosso dalla presidenza del Consiglio nel 1987, curato dal Alma Sabatini) e di un pamphlet a cura dell’Accademia della Crusca che si pone come Guida alla redazione degli atti amministrativi; documenti che potrete trovare in nota al termine di questo articolo. I punti di riflessione sono due: l’orientamento lessicale della nostra lingua può essere definito androcentrico?; la lingua può essere fonte di pregiudizi?




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