librerie-forme-impossibili-salvatore-anfuso-il-blog

Le vite che ho vissuto

Non so voi, ma per me un libro ha sia un valore intrinseco: storie, informazioni, concetti, parole; sia un valore autonomo: come oggetto. Di per sé, infatti, il libro è un bell’oggetto. Ha una sua consistenza, una sua dignità, una sua estetica: il colore dei dossi, le immagini sulle copertine, la forma, lo spessore, la qualità della carta e il tipo di rilegatura, i caratteri… Tutte queste cose concorrono a formare l’oggetto libro.

Tanti libri messi insieme, poi, formano una libreria. Le librerie posso avere aspetti molto diversi. Possono essere un caotico e colorato guazzabuglio di copertine cartonate. Oppure una nobile e alterca collezione di dossi in pelle con incisioni dorate. O, ancora, un ordinato e saccente agglomerato di dotti saggi monocromatici.

La forma della mia libreria

La mia, ad esempio, è un insieme poco armonico di forme, colori e stili, che disegna geometrie impossibili. I miei libri non occupano solo uno scaffale o una sola parete, ma sono infilati un po’ ovunque e poggiano sopra ogni superficie. Sono messi in piedi per dritto, ma anche coricati di traverso. Sono impilati gli uni sugli altri, ma anche accostati in modo ordinato.

Su uno scaffale, ad esempio, potreste vederli addossati uno a fianco all’altro, ma poi ce n’è sempre qualcuno che trova posto, sdraiato, sopra gli altri. Un buco qua e là. Qualcuno che si è adagiato, cadendo di lato, proprio in prossimità di quei vuoti… e via dicendo.

Altri, quelli che mancano, potreste vederli sparsi in giro per casa. Impilati sulla scrivania, ad esempio, in attesa di essere consultati. Su un tavolino vicino alla poltrona in attesa di essere finiti. Perfino in bagno, sopra la lavatrice, per una sfogliata veloce.

“Una casa senza libreria è una casa senza dignità, – ha qualcosa della locanda, – è come una città senza librai, – un villaggio senza scuole, – una lettera senza ortografia.”

Edmondo De Amicis

Lo spazio che i libri occupano

Qualunque sia lo stile, possedere libri è sempre una gioia che ritaglia porzioni consistenti di casa. Te li ritrovi un po’ ovunque e quando ne hai tanti, come nel mio caso, finisci per non sapere più dove metterli. L’epilogo naturale è quello di lasciarli lì dove capita. Tanto, loro, non si sentono abbandonati. Sanno che prima o poi tornerai a sfogliarli e a spostarli, ricollocandoli in giro.

Può capitare così che un libro, infilato pacioso sul secondo scaffale della libreria, può ritrovarsi improvvisamente schiacciato nel mezzo di una pila di libri alta e barcollante sul tavolo della cucina. Un altro, che occupava un posticino comodo sul bracciolo della poltrona, può ritrovarsi al lato del computer, aperto alla stessa pagina per giorni. Altri ancora possono trovare un alloggio momentaneo sopra altri oggetti: un termosifone, un vassoio destinato alla frutta, una pila di biancheria intima sopra il comodino. Oppure lasciati incustoditi sul divano, a fianco della televisione spenta, o in bilico su qualche mobile. L’unico spazio che i miei libri non occupano, almeno per il momento, è il pavimento.

Trovare nuovi spazi è a sua volta una storia

Lo spazio tuttavia è un bene prezioso. Se si possiedono molti libri, scovare nuove collocazioni può essere un ottimo allenamento per l’inventiva, ma prima o poi ci si ritrova a fare i conti con la sua mancanza. Si finisce quindi per valutare la possibilità di trasferirne una parte in cantina, poi in qualche magazzino.

I miei sono distribuiti in ben due comuni della prima cintura di Torino. Questo, escludendo l’appartamento in cui vivo e la cantina di mio padre. Posso quindi dire di aver espanso la mia libreria su un raggio di diversi chilometri quadrati nell’area urbana della mia città.

In effetti, adesso che ci penso, i miei libri sono disseminati un po’ ovunque. Anche a casa di altre persone: amici, familiari, ex ragazze e conoscenti. La loro ubicazione è la testimonianza materiale delle storie che ho vissuto. Non solo quelle che ho letto attraverso di loro, ma anche quelle che ho vissuto nella realtà. L’emancipazione dai genitori, traslochi, convivenze andate male e amicizie dimenticate.

Il bello di una libreria di cartone

Riflettendoci, ciò che mi pace della mia libreria, quello che mi appaga veramente, è che il colpo d’occhio che se ne ricava guardandola rivela qualcosa di me e della vita che ho vissuto.

5 Comments on “La forme impossibili delle librerie

  1. Io ho sia una libreria reale che una virtuale e me le coccolo entrambe.
    Solo che, negli ultimi sei anni, e dopo ben quattro traslochi, della libreria reale ho scoperto anche il ‘peso’ 🙂 Tanto che già temo il momento in cui farò il quinto trasloco, nonostante sia ancora lontano nel tempo. E poi detesto, con tutte le mie forze, spolverare le librerie: ma com’è possibile che la maggior parte della polvere si accumuli lì e non sui vari ninnoli sparsi per casa? 🙂 Il colpo d’occhio, però, è sempre una bellezza: mi ri-innamoro sempre dei miei libri, a ogni nuova occhiata.
    D’altra parte, invece, ho scoperto la comodità della libreria virtuale: cinquecento grammi di peso appena e mi porto dietro una bella fetta dei mondi pubblicati e venduti sui vari store. L’iPad è diventato il mio fido compagno di viaggio, fosse anche per andare a casa di mia nonna, la domenica!
    Ultima cosa: voglio, disperatamente voglio, quella poltrona nell’immagine!

    Liked by 1 persona

  2. A chi lo dici, Sam? Anch’io qualche trasloco l’ho fatto, e la carta pesa! È un dato di fatto. Per quanto riguarda la polvere, invece, e chi la sposta? Non lo sai che le libreria acquistano valore a ogni centimetro cubo di polvere che si accumula sopra? 🙂
    Tuttavia c’è qualcosa di più di tutto questo. La libreria, quella fisica, non si limita solo a casa tua, ma a tutti i posti in cui i tuoi libri si trovano. Ti sarà capitato di prestarne qualcuno e di non averlo più indietro, no? Be’, la libreria che adesso lo ospita è un po’ anche tua. Le librerie raccontano storie. Le raccontano a te, che le conosci, e a chi viene a farti visita. Basta un semplice colpo d’occhio. Con il digitale non si ha la stessa cosa, per quanto comodo sia. E lo è, lo so bene anch’io.

    Mi piace

  3. Uso spesso l’e-reader, in particolare quando leggo fuori casa, perché così mi porto dietro cento libri in due etti, e anche al sole posso leggere senza accecarmi. A casa, però, come posso dire che il digitale equivalga al cartaceo? I miei libri stanno in cinque librerie deliziosamente caotiche per l’occhio; una logica c’è, nella disposizione, ma non si vede. Poi ci sono libri in bagno, dentro e sopra il comodino, sul tavolino da lettura e quello della tivù. Colori, casino e, sì, una barca di polvere. Non posso immaginare una casa senza tanti libri dentro.

    Liked by 1 persona

  4. Pingback: Librogame amarcord | Salvatore Anfuso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: