Dove nascono i sassi

Arriva sempre un momento nella vita in cui ci si guarda indietro e si osserva la strada fatta. Io alle mie spalle vedo molte cose. Tornanti, diversi. Ostacoli, qualcuno. Soprattutto, desideri e ambizioni. Questi pesano un po’ di più. Sono disseminati come piccole pietre che rendono la strada accidentata. Uno, in particolare, è un grosso sasso. Me lo ritrovo sempre tra i piedi. Per molti anni ho cercato d’ignorarlo. Tuttavia, all’età di 37 anni, ci inciampo ancora contro. Gli ho anche dato un nome, si chiama: scrittura.

Volgendo gli occhi ancora più indietro e aguzzando la vista vedo me ancora bambino. Non so leggere ma tengo già in mano dei libri. Non ricordo quali fossero, ma ricordo che desideravo leggerli. I miei genitori, poveri di scuole ma ricchi di libri, li leggevano anche per me. Così ho imparato.

Provo a fare un ulteriore sforzo di memoria. Chiudo gli occhi e rivedo me qualche anno dopo. Ne ho dieci questa volta. È il periodo natalizio. Siedo su una poltrona e sfoglio un catalogo di giocattoli ballando una gamba per l’eccitazione. Ce ne sono molti. Mi fermo a guardare una macchina da scrivere. È di plastica ed è sottile, bianca e rossa, per metà elettronica e per metà meccanica: è bella da morire. La chiesi in regalo; fu un buon Natale.

Quando arrivò tra le mie mani, la tirai fuori dalla sua confezione e mi sedetti sulla stessa poltrona. Inserii le batterie e infilai un foglio. Le diedi anche un nome: Caterina. Poi stetti lì a guardarla. Le mani erano pronte a battere sui tasti, come faccio in questo momento con un apparecchio più moderno, ma la mente era vuota. Ricordo esattamente ciò che pensai in quel momento: «adesso, che scrivo?».

Tutti prima o poi si pongono questa domanda. Alcuni rispondono e diventano scrittori, altri non ci riescono e diventano qualcos’altro. Io risposi e la prima cosa che scrissi fu un manualetto sull’arte di navigare. Confondevo la prua con la poppa e non mi era ancora ben chiaro il concetto di “ammainare le vele”, ma fu il mio primo lavoro. Lo scrissi tutto da solo e soprattutto lo portai a termine. Non è così scontato se si pensa che l’ostacolo più grande per uno scrittore è riuscire a finire ciò che sta scrivendo.

Un paio di anni dopo, ne avevo dodici, i miei genitori si separarono; a me arrivò una macchina da scrivere più grossa. Una di quelle vere: un’Olivetti con il coperchio in plastica rigida, dotato d’impugnatura per portarla a spasso. E in effetti, anche se pesava molto, me la portavo dappertutto. Con l’Olivetti scrissi i miei primi veri racconti: tutta robaccia, ovviamente.

Usavo un dito alla volta e continuavo ad alzare gli occhi dai tasti al foglio. Ogni tanto sbagliavo e strappavo via tutto. Ma era bello scrivere. Mi piaceva. Soprattutto, non era ancora diventata una frustrazione. Scrivevo seduto sulla poltrona, con la macchina pesante in braccio. Il primo racconto che ricordo di aver scritto era qualcosa in stile “Conan il barbaro”. Erano gli anni a cavallo tra l’80 e il ’90.

Quando il guerriero, arrivando in un villaggio, incontra il secondo personaggio della storia – una donna che pesca acqua da un pozzo –, la descrizione che feci di lei fu ai limiti del pornografico. Gli ormoni avevano già iniziato a sfrecciare facendo lo slalom fra i globuli rossi. I miei amici fecero carte false per leggere quella descrizione, passandosela a vicenda. Ho il sospetto che agitò le notti di qualcuno di loro, ma non ho mai avuto il coraggio di chiederlo apertamente. Allora capii che il mio destino non era scrivere il fantasy.

Ecco, tutto inizia lì. Dove quel dannato sasso si è formato. In origine era un granello di polvere. Poi è cresciuto e ho il sospetto che non smetterà mai di farlo. Quindi mi ritrovo qui, seduto davanti a un computer, cercando la strada migliore per levarmelo di torno. L’unico modo a cui riesco a pensare è scrivere fino ad arrivare alla pubblicazione.

4 Comments on “Dove nascono i sassi

  1. Chi non ha sassolini che danno fastidio? C’è però chi decide di allevarli con cura, dandogli pure un nome e chi invece decide di affrontarli di petto.
    Sono felice che tu abbia deciso per la seconda opzione. Anche se questo comporta non pochi sacrifici!
    In bocca al lupo in questo nuovo percorso!!

    Liked by 1 persona

    • Grazie tesoro. 🙂

      Ci provo ad affrontare questo granello di polvere diventato ormai un grosso sasso. Se non lo faccio, rischio che diventi una montagna e poi chi la scala? 😛

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: