Pronomi relativi

relativo

Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Ci siamo lasciati a inizio dicembre con gli indefiniti quantitativi. A tale proposito spero che le vacanze vi abbiano giovato più in qualità che in quantità. Oggi riprendiamo con i pronomi relativi. Essi mettono in relazione una proposizione reggente con una subordinata, richiamando un elemento antecedente della frase reggente.

Esempio:

«La ragazza che stai guardando è mia figlia», disse il rettore dell’Università, sbucando alle sue spalle, al giovane Holden.

In questo esempio, il pronome che introduce la proposizione relativa, incastonata nella principale, richiamando il termine già espresso (da cui: antecedente) ragazza.


Post postmodernismo

emigrante

Uno spettro si aggira per l’Europa

– Ogni decostruzione senza ricostruzione è irresponsabilità

M. Ferraris

Ho passato gran parte della mia adolescenza in un luogo che io stesso avevo inventato. Era un posto bellissimo, in cui mi rifugiavo per sfuggire a una realtà con cui non riuscivo a confrontarmi. La mia, come tutte le infanzie, è stata piena di cose belle e di cose brutte; un’infanzia nella media per chi è nato in una famiglia proletaria del meridione immigrata — ben prima della mia nascita — al nord. Ed è da questa realtà che ho continuato a fuggire per gran parte della vita: a volte negandola, altre respingendola. Ma nessun luogo inventato riesce davvero a custodirti. Prima o poi è nella realtà che devi tornare, anche solo per fare quelle cose quotidiane, per soddisfare quei bisogni primari, a cui non puoi sottrarti se vuoi anche solo sopravvivere. Scegliere la realtà e affrontarla ha rappresentato per me proprio questo: la differenza tra sopravvivere — condizione relegata all’illusione — e vivere davvero.

Allo stesso modo, per difendersi dal proprio passato e per una diffusa sfiducia verso la ‘verità’, l’Europa ha cominciato a manipolare la propria realtà; e tutti noi abbiamo preso parte a un gioco sociale di cui non sono sicuro vorremmo davvero protrarre ancora a lungo le conseguenze. Il confronto con la realtà è difficile, ché la realtà su questo pianeta è per sua definizione crudele; ma necessario per ‘esistere’ anziché limitarsi a ‘esserci’. Questo gioco, questa realtà manipolata, si chiama postmoderno, i cui due dogmi sono:


6 motivi per usare il punto e virgola

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Il valore demarcativo del punto e virgola

Che il punto e virgola sia il segno più incompreso della blogosfera è fatto assai noto. Meno noto è il motivo per cui al suo posto si tende ad adoperare il punto o la virgola. Io credo che di fondo ci sia da un lato un po’ di confusione circa il suo utilizzo, dall’altro un po’ d’innata pigrizia. Rientra in quest’ultima categoria la giustificazione che di solito ci diamo: ciò che può fare il punto e virgola lo possono fare benissimo il punto o la virgola… Dunque perché sforzarsi di adoperare un segno interpuntivo in più?

Poiché sono convinto che l’unica ragione per la quale il punto e virgola non gode di buona fortuna sia da ricercarsi nella scarsa comprensione del suo valore demarcativo, ho pensato che un buon modo per farvelo apprezzare un po’ di più sia fornirvi sei motivi per adoperare (o non adoperare) il punto e virgola.