Post postmodernismo

Uno spettro si aggira per l’Europa
– Ogni decostruzione senza ricostruzione è irresponsabilità
M. Ferraris
Ho passato gran parte della mia adolescenza in un luogo che io stesso avevo inventato. Era un posto bellissimo, in cui mi rifugiavo per sfuggire a una realtà con cui non riuscivo a confrontarmi. La mia, come tutte le infanzie, è stata piena di cose belle e di cose brutte; un’infanzia nella media per chi è nato in una famiglia proletaria del meridione immigrata — ben prima della mia nascita — al nord. Ed è da questa realtà che ho continuato a fuggire per gran parte della vita: a volte negandola, altre respingendola. Ma nessun luogo inventato riesce davvero a custodirti. Prima o poi è nella realtà che devi tornare, anche solo per fare quelle cose quotidiane, per soddisfare quei bisogni primari, a cui non puoi sottrarti se vuoi anche solo sopravvivere. Scegliere la realtà e affrontarla ha rappresentato per me proprio questo: la differenza tra sopravvivere — condizione relegata all’illusione — e vivere davvero.
Allo stesso modo, per difendersi dal proprio passato e per una diffusa sfiducia verso la ‘verità’, l’Europa ha cominciato a manipolare la propria realtà; e tutti noi abbiamo preso parte a un gioco sociale di cui non sono sicuro vorremmo davvero protrarre ancora a lungo le conseguenze. Il confronto con la realtà è difficile, ché la realtà su questo pianeta è per sua definizione crudele; ma necessario per ‘esistere’ anziché limitarsi a ‘esserci’. Questo gioco, questa realtà manipolata, si chiama postmoderno, i cui due dogmi sono:
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