Interrogativi ed esclamativi

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Riprendiamo il nostro tour grammaticale osservando le forme interrogative ed esclamative di pronomi e aggettivi. Essi servono a rivolgere, appunto, un’interrogazione o a esprimere un’esclamazione. Le interrogazioni possono essere dirette o indirette; le esclamazioni possono riguardare la qualità («quale libro preferisci?»), la quantità («quanta abbondanza!») o l’identità («Chi c’è stasera?») di un soggetto/oggetto.

SINGOLARE PLURALE
MASCHILE FEMMINILE MASCHILE FEMMINILE
AGG. che che che che
PRON. chi chi chi chi
PRON. che, che cosa, cosa
AGG./PR.ME quale quale quali quali
AGG/PR.ME quanto quanta quanti quante

La tabella è tratta dalla grammatica di Luca Serianni[1]. La caratteristica che accomuna queste forme è che tutte possono essere adoperate come soggetto, oggetto o complemento: «chi sei?», «che cercate?», «dimmi di quanto hai bisogno» [esempi del Serianni]. Chi, lo abbiamo già detto a proposito dei pronomi relativi, anche in questo ambito si riferisce solo a esseri animati; che (che cosa, cosa) ha valore neutro. Quale si può apocopare davanti a vocale o consonante, esattamente come nel caso dell’omonimo indefinito, ma «tranne poche espressioni cristallizzate (qual è, soprattutto), il troncamento avrebbe sapore letterario»[2]. Quanto può elidere davanti a vocale: «quant’è?».


La Sicilia nel 1876

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Diario di un romanzo

*** Questo articolo è tratto dai miei appunti di “viaggio” sul romanzo in “stesura” ***

Il concetto di viaggio, ci tengo a sottolinearlo, se associato alla figura del romanziere e alla stesura di un romanzo solo raramente riguarda una vera e propria escursione. In quel caso, di norma, si tratta di libri che hanno la forma dei diari di viaggio o guide turistiche. In tutti gli altri casi il viaggio è un volo pindarico alla scoperta del nucleo fondamentale di una storia, della sua vera essenza. Gli appunti che seguono sono molliche lungo il percorso.

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Nella Relazione della Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia del 1875, stando a quanto sostiene Leopoldo Franchetti nel suo saggio La Sicilia nel 1876 – scritto in collaborazione con Sidney Sonnino, manca quasi del tutto e comunque in modo esplicito e dichiarato qualsiasi cenno al brigantaggio. Essa riconosce una certa elevata ricorrenza di fatti di sangue, il malandrinaggio nelle campagne e le associazioni di malfattori a cui sono attribuiti i ricatti in rasa campagna – poiché «è raro che non sieno preparati da lunga mano in conciliaboli di associati e di manutengoli nelle città»; ma li giustifica come conseguenza di una «minor preparazione dell’altre provincie italiane all’austero e difficile regime della libertà».


Like

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Il bello e il brutto in letteratura (… e nella vita)

Istruzione e cultura non sono la stessa cosa. L’istruzione la si acquisisce, ad esempio studiando, e lo si può fare in ogni stadio della vita; ma la cultura è un patrimonio dentro cui si nasce e si cresce. Essendo data, non è possibile acquisirla. Potremmo facilmente sostenere, ad esempio, che gli europei sono più colti dei loro cugini americani, anche se quest’ultimi quasi certamente sono più istruiti. Il contesto in cui si nasce e si cresce fa la differenza; ci forma così come siamo.

Il gusto alla bellezza non è svincolato da questo discorso. In un epoca come quella che stiamo vivendo, in cui non riusciamo più a distinguere il fatto reale dalla sua interpretazione, siamo certi di poter distinguere il bello dal brutto? Cosa, è bello? E cosa, è brutto? Che differenza c’è tra queste due entità? Può tutto essere ridotto a un semplice: like?

Poiché io a questa domanda non so trovare una risposta, ho deciso di chiedere il parere ad alcuni amici. La cosa che rende le loro risposte davvero interessanti, è che nessuno di loro era consapevole che sarebbero stati citati, così come le hanno scritte, in questo o in qualsiasi altro contesto. Sono risposte istintive, chieste su una chat o via mail. Non hanno la pretesa di risolvere l’annoso problema. Sono solo le loro risposte. E, in quanto tali, hanno valore assoluto.