Vendere racconti a una rivista cartacea
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In Italia se ne sente l’esigenza
Charles Bukowski, Erskine Caldwell, John Cheever, Junot Díaz, James T. Farrell, Joseph Heller, J. D. Salinger, Tennessee Williams, Richard Wright, Truman Capote, Norman Mailer: ciascuno di loro ha spinto i primi passi nel mondo dell’editoria pubblicando il primo racconto su Story, un magazine newyorkese fondato nel 1931 da Whit Burnett e la sua prima moglie, Martha Foley; naturalmente dietro compenso. Nomi leggendari della letteratura nord-americana, concorderete con me. Ad esempio uno dei primi romanzi che ho visto leggere a mia madre, quando da bambino cominciavo con fatica a tradurre le mie prime parole scritte e quindi i titoli dei libri che circolavano per casa, è stato I duri non ballano di Norman Mailer; lo ricordo come fosse oggi.
Non deve sorprendere, la letteratura a stelle e strisce ha una lunghissima tradizione di questo tipo. Quasi tutti i più grandi autori che possono vantare gli Stati Uniti nell’ultimo secolo, e quindi i più letti nel mondo, hanno cominciato la propria carriera vendendo racconti a riviste cartacee. Non sono i soli. Altri esempi? Philip Roth, Alice Munro, Haruki Murakami, Vladimir Nabokov, John Updike e di nuovo J. D. Salinger che, se non proprio il primo, sono riusciti a farsi conoscere dal grande pubblico pubblicando racconti sul New Yorker, un famigerato magazine fondato da Harold Ross e sua moglie Jane Grant nel 1925; magazine che ha svolto negli anni un ruolo particolarmente importante per lo sviluppo della letteratura contemporanea. Naturalmente dietro compenso.




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