Equilibrismi

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Quando le rondini tornano a librarsi

A Torino in questi giorni una luce magnifica illumina il cielo, scaldando le membra e l’anima; permettendomi di dimenticare quanto lungo e soffocante sia stato quest’inverno appena trascorso. Le montagne incorniciano il paesaggio lambendo i confini aridi della città, tanto da farmi immaginare che allungando la mano potrei quasi spolverarne le cime innevate. Gli alberi allineati dei viali ricominciano piano piano a colorarsi di verde. In cielo di rondini non ne ho ancora avvistate, ma non dubito che presto arriveranno pure loro. Al mattino l’aria è ancora frizzante ma tutto sembra far presupporre che la primavera, con la sua carica di energia, buonumore e testosterone sesso-dipendente stia per sopraggiungere. Allora com’è che non mi sento rilassato?

Non sono in cerca di motivi; me ne frego dei motivi. Li elenco solo per riempire questa pagina, visto che da settimane non riesco a scrivere un post decente, tanto che la mia tanto decantata programmazione è ormai andata a farsi benedire. Intendiamoci, nessun problema a riempire questo bel bianco con tanto, tanto nero: ché a farlo ci metto poco; e a scanso di equivoci in questo periodo ho scritto un paio di “racconti” che mi rendono fiero di aver posato le dita sui tasti. Ma di parlare di scrittura e di tutte quelle belle cose che continuiamo a ripeterci ormai da anni non ne ho proprio voglia. E sì, che questo è un blog di scrittura creativa, ma in questo momento la mia creatività sente più il bisogno di esprimersi che di indagare. Così sto facendo, e nei prossimi giorni non dubito che potrete, se vi va, leggerne i frutti. Rimane però il problema della programmazione, e non è l’unico…


Le preposizioni proprie: Da

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da

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa volta, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

Da

La preposizione da, come tutte le preposizioni, dà origine a numerosi valori semantici. Dal 1979, secondo lo studio di Castelfranchi-Attili[1], essi sono raggruppati in quattro gruppi di relazioni: locativo d’origine: «La pausa comincia dalle quattro»; causativo: «Paolo è stato investito da una macchina»; caratterizzante: «Mi piace la ragazza dagli occhi blu»; vincolativo: «la mia prima macchina da scrivere». Tuttavia il Serianni nella sua grammatica lì divide in tre soli gruppi, riunendo i primi due. Noi, che seguiamo da sempre l’impostazione del Serianni[2] sia per stima personale sia per scarso ingegno nostro, continueremo ad attenerci ad essa. Vediamo quindi il primo gruppo, quello che il Serianni chiama di «allontanamentoprovenienza»:


Intervista col fantasma

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Mettere a nudo una ghost-writer

C’è una cosa che ho sempre voluto fare da quando ho aperto questo blog, ed è intervistare un/una ghost-writer. I motivi sono tanti, e sono riassumibili nelle domande che leggerete di qui a breve. Il problema, tuttavia, era riuscire ad acchiapparne uno: per loro natura i fantasmi sono sfuggenti. E per quanto in giro ci siano ormai una valanga di persone che si promuovono come tali, almeno tanti quanto gli editor freelance, ero sicuro che per la mia intervista non avrei mai voluto rivolgermi a nessuno di loro. Il motivo è semplice: c’è qualcosa di sacro e misterioso nella scelta dell’anonimato; ancor di più in uno scrittore che decide di cedere la propria opera restando nell’ombra. Ed era svelare questo mistero la cosa che tanto mi premeva di questa intervista. Va da sé che se uno scrittore si promuove come ghost è perché nell’ombra non ci vuole stare.

Sono passati due anni e mezzo, senza riuscire a ottenere assolutamente nulla. Ma già l’anno scorso ero entrato in contatto con una ghost-writer. Alla fine la cosa evaporò nel nulla, ma mi diede la spinta per prendere un’altra direzione. Per l’intervista che leggerete a breve ho dovuto adoperare tutto il mio carisma, la mia retorica e ogni sorta di lusinghe. Per mesi ho dovuto lavorare alacremente. In genere la popolarità del blog mi apre molte porte, ma una ghost che vuole restare nell’ombra non è in cerca di pubblicità. Anzi, semmai la notorietà può rappresentare un problema. Quindi capirete quanto difficile sia stata questa impresa. Per lo stesso motivo non posso e non ho intenzione di rivelare il suo nome. Vi dico solo che nell’ambiente è molto conosciuta.


Le preposizioni proprie: A

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa volta, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

A

La preposizione a, può dare luogo a un primo gruppo di relazioni che esprime il rapporto di «destinazione del punto o della linea di arrivo di un’azione»[1]. Se ne traggono i seguenti complementi:


Furto d’autore

bibliotheka

Anche le case editrici rubano

E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti,
brutta banda di ruffiani e di intriganti,
camuffati bene o male, da intellettuali e santi,
io vi odio a voi romani tutti quanti.

–  Alberto Fortis

È in qualche modo piacevole constatare come, in un paese quale l’Italia in cui appare sempre più evidente che leggere è un’opzione a perdere e in un’epoca storica in cui la vita media di un romanzo, anche di un buon romanzo, non supera i sei mesi di vita sugli scaffali delle librerie, constatare come una coraggiosa casa editrice romana, la Bibliotheca Edizioni s.r.l., decida di ripescare un mio vecchio – ma ancora molto letto – post del 10 aprile 2015 (questo), in cui spiego come scrivere un dialogo che funziona, per riproporlo papale papale nel proprio blog.

Il loro post s’intitola: 10 modi per convincere una casa editrice a pubblicare il tuo manoscritto. Se ne può scaricare perfino una versione in pdf, iscrivendosi alla loro mail-list. Uno di questi dieci modi riguarda i dialoghi, o meglio, il modo di scriverli. Non posso che sentirmi onorato del fatto che quanto io abbia da dire su di essi è, a loro parere, un modo vincente per convincere una casa editrice a pubblicare un manoscritto. Che io sia un fenomeno nello scrivere dialoghi, o quantomeno post che ne parlano, era già ben noto ai miei tanti follower che mi seguono ormai da anni. Proprio una di loro, o dovrei dire una di voi, un paio di settimane fa ha ritenuto opportuno scrivermi in privato per farmi notare questa strana somiglianza: tra i miei e i loro contenuti.