Avverbi di quantità

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avverbi di quantità

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

La scorsa settimana abbiamo parlato degli avverbi di luogo; oggi passiamo agli avverbi di quantità. Essi definiscono una quantità, con riguardo all’abbondanza o scarsità, senza misurarla con precisione: più, meno, molto, poco, ecc.

«Alla base dell’opposizione abbondanza/scarsità sta spesso, implicitamente, il concetto di “adeguatezza”: gli avverbi che esprimono il concetto di adeguatezza quantitativa sono abbastanza e sufficientemente».[1]

Sottintendendo in concetto di adeguatezza, gli avverbi di quantità in genere si adoperano in proposizioni in cui nella subordinata compaiono per o da o perché: «è un’iniziativa troppo bella per essere vera!» [Serianni]; «è un tecnico abbastanza esperto perché gli si affidi la progettazione dello scavo» [Serianni].


Avverbi di luogo

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avverbi di luogo

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Lunedì scorso abbiamo parlato degli avverbi di tempo, questo lunedì passiamo a quelli di luogo. Come dice il nome stesso, essi specificano il luogo in cui si compie un’azione, ma anche la collocazione di un oggetto nello spazio o la distanza che lo separa dagli interlocutori. Rispetto a un luogo, noto o ignoto, essi possono indicare se qualcuno si trova fuori o dentro, dietro o davanti, sopra o sotto, vicino o lontano rispetto ad esso: «ti aspetto fuori», «ci stai seduto sopra!», «laggiù, sopra la credenza», eccetera.

«In italiano quasi tutti gli avverbi semplici di luogo si limitano a collocare nello spazio in relazione ai parametri orizzontale/verticale, esterno/interno, anteriore/posteriore, superiore/inferiore, ecc., senza specificare alcun altro aspetto della rappresentazione spaziale».[1]


Avverbi di tempo

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avverbi di tempo

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Lo scorso lunedì abbiamo visto gli avverbi qualificativi o di modo; continuando con la loro classificazione per via semantica oggi indagheremo gli avverbi di tempo.

Come indica il nome stesso, essi determinano il tempo di svolgimento di un’azione: l’altro ieri, ieri, oggi, domani, dopodomani. Per porzioni di tempo più ampie si deve fare ricorso a locuzioni quali: x giorni fa, fra x giorni, di qui a, in capo a. Suddivisioni inferiori sono quelle rappresentate da mattina, pomeriggio, sera, notte: stamattina, questa sera, oggi pomeriggio, stanotte, ecc. Per indicare l’anno precedente a quello in corso si usa: l’anno scorso, un anno fa, l’altr’anno. Per un numero di anni superiore si fa ricorso a locuzioni con fa e or sono: due anni fa, tre anni or sono, ecc. Se ci spostiamo in avanti con il tempo adopereremo: l’anno prossimo, fra un anno, l’anno venturo. Se gli anni sono più di uno ricorreremo a locuzioni con tra o fra: fra cent’anni, oppure da qui a tre anni, e via dicendo. Le stesse regole valgono sia che si parli di giorni, di mesi, di secoli, ecc.

«Oggi, ieri, domani si usano anche per indicare genericamente il tempo presente, passato, futuro: si pensi al titolo del settimanale di cronaca Oggi, o a frasi come: “il più è fatto, adesso dobbiamo guardare al domani”».[1]