Like: il bello e il brutto in letteratura (… e nella vita)


I confini di questa realtà posticcia sono definiti da quell’idea secondo cui ai fatti si sostituiscono le interpretazioni. Non è solo una questione di prospettiva – o di soggettivismo: «il ‘soggetto’ non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione»[3] – ma di bisogni, poiché sono proprio essi a interpretare il nostro mondo. L’illusione, la finzione, è creata dalla necessità. Questo per dire che il postmodernismo non è follia; esso risponde a una esigenza.


Il punto, credo di intuire da questi ragionamenti, è che al di là della propria «adeguatezza», cioè delle caratteristiche genetiche di chiaro successo, il caso ha comunque un ruolo rilevante; forse più rilevante di quanto Darwin stesso potesse sospettare. All’interno di un contesto in cui gli effetti stocastici sono controllati o ridotti a zero, è probabile che l’individuo che mostra caratteristiche di migliore adattabilità sia quello che effettivamente ha più probabilità di sopravvivenza. Poi c’è la realtà…


Un’amica, una cara lettrice che mi segue sia sul blog sia su FaceBook, qualche settimana fa, dopo aver letto l’ennesimo spezzone, ha sentito l’esigenza di scrivermi in privato: voleva scusarsi per aver contribuito lei stessa, in tempi non sospetti, a questa fiumana di messaggi che ogni giorno affolla la mia casella di posta elettronica o la chat di FaceBook (più raramente Twitter o Linkedin). Ma non è l’unica. Ricorderete che esattamente un anno fa vi avevo parlato di quella ragazzina che mi aveva spedito una foto del proprio banco, con inciso sopra il precedente slogan del mio blog: “Sbaglia. Fallo senza remore. Ma con la consapevolezza che il passato non si può modificare”. Anche lei, qualche mese fa, ha sentito il bisogno di scusarsi per avermi stalkerato a lungo via mail, chat e whatsapp (nella firma delle mie mail compare infatti il mio numero di cellulare, per cui aggiungermi su whatsapp è un attimo).


A chi non capita di giudicare? Diciamocelo, una delle cose che ci distinguono dal mondo animale non è il pollice opponibile o l’articolazione di suoni fonetici, ma la capacità di formulare, dentro o fuori di noi, un giudizio di valore, di merito, di approvazione o di biasimo su persone o cose che fanno parte, per breve o lungo tempo, del nostro mondo, della nostra realtà.