Lo scorso lunedì abbiamo parlato degli avverbi di quantità, oggi vediamo gli avverbi di giudizio, ovvero: di affermazione o negazione. Presentando come probabile o improbabile un evento, cioè affermando o negando, gli avverbi di giudizio trasmettono «un’informazione sull’atteggiamento del parlante in merito a quanto sta comunicando»[1]: «forse è questo racconto che è un ponte nel vuoto» [Calvino]; «a quest’ora probabilmente non troveremo nessuno» [Serianni]; «e tu certo comprendi / il perché delle cose» [Leopardi]; «ho davvero avvertito la tua mancanza».


La scorsa settimana abbiamo parlato degli avverbi di luogo; oggi passiamo agli avverbi di quantità. Essi definiscono una quantità, con riguardo all’abbondanza o scarsità, senza misurarla con precisione: più, meno, molto, poco, ecc.


Lunedì scorso abbiamo parlato degli avverbi di tempo, questo lunedì passiamo a quelli di luogo. Come dice il nome stesso, essi specificano il luogo in cui si compie un’azione, ma anche la collocazione di un oggetto nello spazio o la distanza che lo separa dagli interlocutori. Rispetto a un luogo, noto o ignoto, essi possono indicare se qualcuno si trova fuori o dentro, dietro o davanti, sopra o sotto, vicino o lontano rispetto ad esso: «ti aspetto fuori», «ci stai seduto sopra!», «laggiù, sopra la credenza», eccetera.