Facendo lo slalom fra interrogativi ed esclamativi; saltando a piè pari i tre puntini di sospensione; arrestandoci davanti a un punto fermo per lasciar passare le virgole, siamo finalmente giunti al tanto atteso: punto e virgola; tuttavia, in questo post, non dimenticheremo di parlare anche dei due punti: c’è un motivo se li accoppiamo così!


La volta precedente abbiamo parlato del punto e della virgola. Questa volta, per continuare con i punti, e anche per alleggerire un po’ il discorso con qualcosa di semplice, vedremo qualche curiosità sul punto interrogativo, sull’esclamativo, e sui puntini di sospensione. Se poi ci avanza del tempo, parleremo anche del punto e virgola.


Al di là di tutte queste chiacchiere, si nota una certa libertà nell’uso della punteggiatura. Con essa, si esprime il massimo della creatività artistica, tanto che, come avete potuto notare, non si può parlare di punteggiatura senza riferirsi strettamente alla narrativa. C’è tuttavia una regola assoluta, che vale per tutti i segni di interpunzione, e per la quale vorrei citare Giulio Mozzi: «usala: nel modo più opportuno».


Tra le varie norme che regolano l’ortografia, quelle relative alla punteggiatura sono le meno codificate e non solo in italiano. Alle incertezze si aggiungono poi i dissapori fra studiosi. C’è ruggine in veste vecchie grammatiche, difficile da raschiare via. Ad ogni modo, i segni interpuntivi sono: il punto “.”, il punto interrogativo “?”, il punto esclamativo “!”, la virgola “,”, il punto e virgola “;”, i due punti “:”, i punti di sospensione “…”, le virgolette “ « », “ ”, ʻ ʼ ”, il trattino “-, –”, le parentesi tonde “( )”, le parentesi quadre “[ ]”, la sbarretta “/”, l’asterisco “*”.


L’ortografia italiana prevede due casi in cui l’uso della maiuscola è obbligatorio. Il primo di questi riguarda la parola con cui si inizia una frase; sia che si tratti di un inizio assoluto: «Nel mezzo del cammin di nostra vita…», sia che si tratti della prima parola a seguire un punto fisso: «Un momento. Devo parlarti». Il secondo riguarda i nomi propri: Mario, Filippo, Cavour, Atlantico, eccetera.