L’alter ego dello scrittore


narratore allo specchio

…quando l’alter ego vi osserva

Chi è il tuo alter ego, caro scrittore? No, non è il lettore. Il lettore è quell’individuo che devi convincere ad acquistare il libro e a farselo piacere. No, non è neanche il protagonista. Il protagonista è quel personaggio a cui devi complicare la vita per poter raccontare una storia al lettore. E… no, non è nemmeno l’antagonista. L’antagonista è solo un poveraccio a cui è capitata una parte decisamente scomoda.

Caro aspirante… vedo che non impari proprio mai. Il tuo alter ego è il narratore, chi altri? Come dici? Perché il narratore dovrebbe essere il tuo alter ego, domandi? Te l’ho spiegato la volta scorsa, mi pare. Tu e il narratore non siete la stessa persona. Tu inventi la storia e la scrivi, lui la racconta. Mi pare chiaro, no? Perché dovrebbe essere il tuo alter ego, chiedi? Semplice: tu e il narratore andate sempre d’accordo?

Punti di vista contrastanti

Chi dice che lo scrittore e il narratore debbano avere un’opinione simile riguardo alla storia, ai personaggi, alla vita in generale? Se scrivo una storia di serial killer e il narratore adotta il punto di vista dell’assassino, significa forse che anch’io sono un serial killer? Potrebbe, certo. Nel mio caso forse è anche probabile, ma non avendo ancora ammazzato nessuno, non sarebbe corretto affermarlo.

Ora, poniamo che lo scrittore sia un uomo e il narratore adotti il punto di vista autodiegetico focalizzato interno di un personaggio femminile… Le cose si complicano, vero? Certo, lo scrittore dev’essere molto bravo per adottare il punto di vista di una donna e sembrare allo stesso tempo credibile, ma se ci riesce significa forse che dentro di sé ha un sesso diverso da quello più palese visto dall’esterno? No, affatto. Significa solo che è un buon osservatore. Soprattutto, significa che lui e il suo alter ego sono contrastanti.

Giunta all’età di quarant’anni, la cosa che avevo iniziato a temere di più era quello specchio. Si trovava in bagno, sopra il lavabo. Prima di allora il mio viso era sempre stato perfetto, tirato come una pesca, senza l’ombra di un’increspatura o un’imperfezione. Soprattutto, mai nessun dubbio aveva inclinato le mie sopracciglia davanti alla mia immagine riflessa. Compiuti quarant’anni, però, i dubbi emersero… Fu una mattina di aprile. Ero appena uscita dalla doccia. Avevo il telo grande avvolto attorno al corpo, poco sopra il seno, e uno più piccolo abbarbicato sulla testa, a reggere l’acconciatura da rifare. Come ogni mattina mi osservai allo specchio. Un luccichio attirò la mia attenzione verso un angolo della bocca… e la vidi. Era una ruga? I dubbi mi stavano uccidendo.

Ora, probabilmente come donna sono poco credibile. Nulla di male al riguardo. Ma quello appena fatto è un tipico esempio in cui lo scrittore, io, e il suo alter ego, il narratore, hanno un punto di vista contrastante. Il contrasto tra narratore e scrittore è più tipico di quanto si possa immaginare e scommetto che voi, cari aspiranti o meno che siate, non ci avevate mai nemmeno fatto caso, dico bene?

Non preoccupatevi, il contrasto tra voi e il vostro narratore è più evidente quando il narratore è personificato. Se invece si limita a raccontare la storia senza farsi coinvolgere,  onnisciente distaccato ad esempio, il contrasto quasi non si nota…

Che giustificazione avete?

Una storia è una serie di fatti che accadono a qualcuno, in un certo ordine cronologico, dando vita a un certo numero di conseguenze. Che dite, bella come definizione, no? Tuttavia, per essere raccontata, una storia non basta che accada. Serve anche che qualcuno ne sia testimone. Il testimone, colui che ha visto accadere i fatti o li sta ancora osservando, è il vostro narratore.

Il fatto che una storia si svolga e qualcuno ne sia testimone, è la vostra giustificazione a raccontarla. Forse pensavate, solo per il fatto d’essere scrittori, di poter raccontare quello che vi pare senza alcuna giustificazione? Su, via, potete fare meglio di così, no? Non siete mica artisti, che per il solo fatto d’essere artisti non devono giustificare la propria opera con nessuno… Voi siete scrittori! Una giustificazione a narrare dovete pur avercela.

Vi dirò di più, questa giustificazione è ciò che fa la differenza tra un grande romanzo e un libercolo che nessuno ricorderà. Se volete smentirmi, prendete un qualsiasi classico vi capiti per le mani e, leggendolo, chiedetevi che giustificazione ha il narratore per raccontare quella storia. Scommettiamo che ogni classico ne ha una? Una valida? Provateci.

Come scegliere il narratore?

Ogni volta che vi accingete a scrivere una storia, dovete scegliere un narratore. Per farlo dovete domandarvi: perché conosce la storia? La risposta a questa domanda è la giustificazione di cui parlavamo prima.

Fin qui, tutto chiaro mi sembra, no? Bene. Ora, domandiamoci come scegliere il nostro narratore. È il protagonista? Il protagonista la storia la conosce perché l’ha vissuta o la sta vivendo. È un personaggio osservatore? Potrebbe essere la spalla destra del protagonista, o qualcun’altro che per “qualche motivo” conosce la storia o e giustificato a conoscerla. Ma se fosse, invece, semplicemente una voce narrante? Che giustificazione ha una voce esterna a narrare e conoscere la storia? Capite adesso perché l’onnisciente è sempre una scelta molto, molto comoda?

Tuttavia, anche nei casi di un onnisciente, i grandi romanzi una giustificazione a narrare la storia ce l’hanno sempre. Potrebbe, ad esempio, essere un manoscritto ritrovato per caso, secoli dopo… oppure un diario. Vi ricorda qualcosa? Bene. Altri esempi? Capite perché un grande narratore si vede da questo? Mica è facile scovare sempre una giustificazione credibile…

Alternanza di voci

Adesso vi sorprenderò dicendovi che non serve che il narratore sia sempre lo stesso per tutto il romanzo. Vi ho sorpreso? All’interno del romanzo possono anche esserci più narratori, che si alternano da un capitolo all’altro. I narratori possono essere contrastanti fra loro, manco a dirlo, e possono perfino adottare punti di vista diversi, passando ad esempio da un esterno non focalizzato a un focalizzato interno. Insomma, fate un po’ quello che vi pare è il motto, purché sia giustificato.

Personalmente preferisco leggere romanzi che adottino un solo punto di vista e lo portino avanti fino alla fine, ma se volete sbizzarrirvi avete solo l’imbarazzo della scelta. Tuttavia… come giustificherete le vostre scelte?

Continua…

24 Comments on “L’alter ego dello scrittore

  1. Ma il tuo alter-ego è così figo come il tipo nella foto? 😀
    Scherzi a parte io penso che più lo scrittore è distante dal personaggio di cui assume il punto di vista meglio è, almeno per quel che concerne la fase creativa che sto attraversando.
    Nei miei scritti precedenti i protagonisti mi somigliavano troppo. Ho volutamente scelto un personaggio a cui nessuno possa associarmi, e devo ammettere che è una bella sfida, soprattutto perché devo adeguarmi ad un certo tipo di linguaggio e, in sede di prima stesura, gli automatismi verbali a volte fregano.
    Però la focalizzazione multipla mi porta anche a prendere lo sguardo di altri personaggi più facili da gestire. è un po’ come il riposo del guerriero 😀

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  2. Pingback: Chi narrerà la tua storia, scrittore? | Salvatore Anfuso

  3. Direi che ti poni ottime domande. Quando ho scritto in prima persona ho sempre usato un punto di vista maschile (della serie complichiamoci la vita) e ovviamente non ero mai del tutto d’accordo col mio narratore.
    Quando scrivo in terza persona il narratore simpatizza con il protagonista assai più di me, perché il lettore deve simpatizzare per il/i protagonisti più di me.
    Quindi in generale il mio alter ego è più accomodante di me. Altre caratteristiche non saprei darle, dato che cambia a seconda della storia.

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    • Ecco una cosa che mi sono dimanticato di dire nel post: il narratore, di storia in storia, cambia! 😉
      Grazie Tenar.
      Vero, spesso il narratore è meno intransigente dello scrittore. Dici cose validissime, cara scrittrice. 🙂

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  4. Allora il mio alter ego chi è?
    Non saprei definirlo… in realtà non lo conosco… non capisco se sia un uomo o una donna. So solo che molte volte lo odio, mi complica la vita e mi porta a affrontare degli eventi che avrei preferito evitare.

    Nel mio ultimo racconto che pubblicherò settimana prossima (evviva sono riuscita a mantenere il mio piano editoriale esono pure in anticipo di una settimana e mezza), come dicevo nell’ultimo racconto il mio alter ego mi ha imbarazzata. Voleva farmi scrivere una scena di sesso, cruda… senza filtri, ma mi sono rifiutata… siamo scesi a compromessi, ma non sono ancora del tutto convinta che non sia troppo… insomma il linguaggio usato e la tematica trattata è un pochino oltre. Di solito non pubblico mai questi scritti, per una sorta di pudore, ma stavolta, il mio alter-ego ha vinto: “Stupida, devi crescere!” E così mi son beccata una strigliata da quel tipaccio.

    Mi sa che è un uomo… per come mi tratta 😛

    Un’ultima cosa e sparisco, per scrivere, un qualsiasi racconto o storia in generale, io osservo, ascolto, metabolizzo. Senza giudicare. Alcune volte è difficile, perché è nella natura implicita dell’essere umano, ma ho sempre cercato di apprendere il più possibile.
    Fin da ragazzina (l’emarginata del gruppo in genere) ascoltavo le situazioni altrui. Mi sforzavo di capire, perché certe persone si comportassero in un certo modo, invece che in un altro.

    Osservo, ascolto e chiedo. Penso siano tre cose fondamentali per uno scrittore.

    Ciao mi inabisso 😛

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    • Certo, credo che qui siamo un po’ tutti dei grandi osservatori. Esattamente come dici tu, un po’ defilati, sempre a chiedersi il perché di certi comportamenti… Tuttavia bisogna anche interagire, o si perdono delle cose.
      Se la storia lo richiede, non temere di usare un linguaggio crudo. Quando descrivo le violenze dei serial killer io non mi trattengo, non sarebbe realistico. 😉

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      • 🙂 lo so, infatti molte volte, quando pubblico qualcosa evito… una forma di paura nel mostrare quello che so fare, quello che voglio raccontare… ma ci sto lavorando su per superare questo freno

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  5. Mai fatte domande del genere, per me il narratore sono io, io che scrivo, quindi io che ho inventato la storia, dio indiscusso del Tutto 😀
    Per me il narratore onnisciente è più che giusto. Mi rifaccio agli antichi cantastorie e quelli raccontavano così.
    Oppure è uno dei personaggi, nel senso che è un narratore extra-meta-diegetico o salcavolo come si chiama, ma credo tu abbia capito 😀
    Per rispondere alla tua domanda: non devo giustificare le mie scelte, perché dovrei?

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    • Perché prima o poi vorrai pubblicare. Quindi, seduto in un ufficio con arredamento minimalista e pareti bianche da far male agli occhi, aspettando in silenzio il giudizio di un editor piantato dall’altra parte di una scrivania in noce massello, ti chiederai se sei stato bravo abbastanza, se quello che hai scritto è buono al punto tale da meritare un «Sì, cazzo!» convinto, oppure un «Lei è molto gentile, signor Imperi, ma non fa per noi».
      Mentre ti porrai tutte queste domande, sempre in religioso silenzio, l’editor alzerà gli occhi dal manoscritto, li punterà su di te e ti chiederà: «Ha mai pensato di seguire qualche lezione da Anfuso?». A quel punto saprai che durante le letture del mio blog dovevi prestare molta, molta più attenzione…
      Fine

      😛

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      • Non so, davvero non riesco a pormi una domanda del genere, ma non mi ritengo un buon narratore. Io scrivo e basta, come si faceva una volta. Secondo me oggi ci sono troppe seghe mentali.

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        • A parte gli scherzi, ultimamente anch’io mi ritrovo a chiedermi se troppa teoria sia poi davvero così funzionale… Secondo te Moravia conosceva tutta questa teoria? Forse sì, forse i grandi del passato la conoscevano… ma poi, però, scrivevano con il cuore. Oggi, dici bene, si ragiona troppo e si scrive robaccia. La teoria, in questo caso, rappresenta un pretesto per scrivere un articolo di blog, o per scherzare con un amico. 😉

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  6. Quasi quasi mi metto qui sul mio trespolino e dico che non capisco tutte queste complicazioni, che si scrive come viene e amen. Non ho mai provato questa piacevole sensazione! Di solito sono gli altri a dirlo a me, perciò volevo vedere che effetto fa… 😉
    Dunque: io di solito uso la terza persona limitata multipla ravvicinata (Daniele ha ragione, è una follia), spesso intermezzata da parti in prima persona. Chi è il mio narratore? I personaggi stessi, ognuno quando è il suo turno. Non c’è un narratore onnisciente, perché anche usando la terza io sono dentro il personaggio. Mi sembra però una forzatura. Se uso la terza persona, come faccio a dire che il personaggio è il narratore? I casi sono due: o questa questione del narratore zoppica nella logica (perdonatemi maestri) o sono io che non capisco.

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    • Il narratore è sempre un altro personaggio, anche nel caso del narratore con terza persona limitata multipla ravvicinata. In questo caso è un personaggio X inconoscibile che osserva il personaggio “dentro e fuori” e lo racconta, facendosi più o meno influenzare anche a livello stilistico dal personaggio stesso. È un cavillo, ma tecnicamente è così. Giocando sul personaggio X inconoscibile si possono in teoria avere minute variazioni stilistiche.
      Di fatto con la terza persona limitata possiamo dimenticarci del narratore e buonanotte 😉 !

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      • Grazie, Antonella! Hai detto la parola magica: cavillo. Ecco, quello va oltre il limite del mio interesse per le definizioni in narrativa. Mi sento meglio a sapere che ho fatto bene a ignorarlo per tutto questo tempo. 🙂

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    • Non sono complicazioni, sono la base tecnica del mestiere. Come un buon artigiano che studia e conosce le venature del legno per poterlo intagliare con maggior criterio. L’ottica è quella lì. Poi uno può andare completamente a istinto, sbattendosene di tutto e realizzando comunque qualcosa di buono. Io stesso quando scrivo, almeno in prima battuta, ragiono molto meno di quello che può sembrare da questi post. Il punto, però, non è questo, il punto è essere consapevoli… sai, no? Apprendi l’arte e mettila da parte. Devi sapere quello che stai facendo, poi puoi anche lasciar perdere tutte le regole e le tecniche e agire d’istinto, ma almeno lo fai con un minimo di consapevolezza. Altrimenti, qualsiasi cosa di decente che scrivi, è solo una colossale botta di culo.
      Detto questo, parafrasando Tenar, se il narratore non è il protagonista della vicenda e non è neanche un altro personaggio presente nella storia, ma semplicemente una voce esterna (onnisciente o focalizzata che sia), la questione della “legittimità” non si pone (o si pone meno) e il narratore corrisponde a un personaggio terzo che assume il punto di vista del personaggio che viene raccontato, senza però esserlo. In fondo, tranne i maghi e certi politici, nessuno parlerebbe di sé in terza persona, giusto? 😛

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      • Ecco, adesso non so se hai risposto così per assecondarmi nella mia versione anarchica oppure perché mi sono espressa male! :S Sai che io credo molto nella conoscenza della tecnica e nella consapevolezza (sennò non avrei scritto un manuale). Il discorso del narratore è importante, eccome. Nel caso specifico della terza persona multipla limitata ravvicinata, però, il narratore nella realtà non c’è, o è del tutto astratto. Per questo troverei più logico da parte dei maestri dirlo, piuttosto che inventare definizioni a mio parere un po’ forzate. Non ce l’ho certo con te, che riporti un argomento trattato in tutte le scuole di scrittura, e la mia è un’obiezione sulla forma, non sulla sostanza. Per carattere, quando mi sembra che l’astrazione vada oltre l’utilità pratica tendo a sbuffare. Come mi vedi come intellettuale? Ho un futuro? 😉 (Che ebbrezza, sentirmi quella che si scrolla le regole di dosso! Adesso posso tornare normale.)

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        • Certo, ho assecondato la tua versione anarchica così come l’hai presentata. 🙂 So anche benissimo che hai scritto ben 2 manuali di scrittura… e vuoi che mi perdevo l’occasione di bacchettarti le manine? Sarebbe stato come far passare un piatto di prelibato stufato davanti al muso del mio cane… Per quanto riguarda il narratore in terza persona focalizzata (eccetera eccetera), chi sarà sto tizio che parla del protagonista come se lo fosse ma senza esserlo? Boh! Ecco, così adesso siamo entrambi filosofi! 😉

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  7. Mi piacerebbe scegliere un alter ego difficile, con opinioni rischiose e senza peli sulla lingua. Una specie di avvocato del diavolo. Però credo che lascerò questi esperimenti a tempi migliori, non deve essere per niente facile ed è meglio prima farsi le ossa con un alter ego che non sia troppo dissimile da noi stessi.

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