narratore

…quando la diegesi è filtrata dal narratore

Ti sei mai chiesto, caro aspirante, chi narra le tue storie? Una domanda facile, immagino… ma la risposta è: no, non sei tu. Tu, caro aspirante, al massimo la storia la scrivi. A narrarla, filtrandola tra te e il lettore, è il: narratore!

So cosa stai pensando… stai pensando che, in fondo, il narratore e lo scrittore siano la stessa persona, giusto? Sbagliato. Tu scrivi, solo questo. È lui, però, a raccontare la storia al lettore. E no, non siete la stessa persona. Questo, a meno che tu non stia scrivendo un’autobiografia. In quel caso, e solo in quello, sei autorizzato a esserne anche il narratore. In tutti gli altri casi, caro aspirante, il narratore te lo devi scegliere. Cerca di sceglierlo bene, d’accordo?

Chi è il narratore?

Quando scrivi un libro, spesso, inevitabilmente, incontrerai persone che ti diranno: «Caspita, amico, non ti facevo un tipo così violento…», oppure «Tesoro, la mamma non ti ha mica insegnato a dire tutte quelle parolacce…» o, ancora, «Ehi, sai essere un tipo davvero sexy… quando ti ci metti». Ok, cancellate l’ultima. Me lo dicono, ma per altri motivi…

Questi lettori distratti non si rendono conto che a narrare la storia non è lo scrittore. Non è lui a dire tutte quelle parolacce. Nemmeno a fare o raccontare tutte quelle porcate. È il narratore a farlo! Se il narratore è uno scaricatore di porto, nato e cresciuto nei sobborghi della Falchera (nota zona di Torino), non può certo parlare come una chierichetta vergine, cazzo! Vi pare?

Chi è, allora, questo narratore e come si è introdotto nel nostro libro? Il narratore è quella voce del romanzo che, certo corrisponde a quella dello scrittore, ma non nella finzione narrativa. Nel meccanismo della narrazione, il narratore, è un elemento distinto rispetto allo scrittore. Un elemento che può essere solo una voce, mai presentata, o assumere una fisionomia ben definita.

Sulla base della storia che avete programmato di scrivere, il narratore può essere:

  • Un personaggio, vale a dire un personaggio della storia che si assume l’onere, essendone testimone, di raccontarla (narratore omodiegetico);
  • Il protagonista, cioè colui che la storia la vive in prima persona e quindi la racconta (narratore autodiegetico);
  • Una voce, esterna alla vicenda e che non ha alcuna fisicità (narratore extradiegetico).

Omodiegetico, autodiegetico o extradiegetico?

La scelta dipende da te, scrittore, e dalla storia che hai intenzione di raccontare. Vediamo degli esempi:

Omodiegetico

Sherlock Holmes, che solitamente si alzava molto tardi alla mattina – tranne i molto frequenti casi in cui rimaneva in piedi tutta la notte – era seduto al tavolo della prima colazione. Io mi ero chinato sulla stuoia distesa accanto al caminetto e avevo raccolto il bastone da passeggio dimenticato dal nostro ospite della sera prima. Era un bellissimo esemplare di solido legno, dall’impugnatura a bulbo del tipo noto col nome di “Penang lawyer”. Proprio al disotto del pomo c’era una grossa striscia d’argento, larga quasi un pollice. Vi era inciso sopra: “A James Mortimer, M.R.C.S., da parte dei suoi amici del C.C.H.”, con data “1884”. Era proprio il tipo di bastone da passeggio che sono soliti portare i medici di famiglia all’antica: era dignitoso, massiccio, ispirava fiducia.

– Dunque, Watson, lei che cosa dice? Holmes sedeva di spalle e non riuscivo perciò a capire come avesse fatto ad accorgersi dei miei movimenti.

– Come diavolo ha potuto capire quello che stavo facendo? Scommetto che lei ha gli occhi anche sulla nuca!

Sir Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville.

A scrivere questo magnifico romanzo, che immagino abbiate riconosciuto al volo, è stato Conan Doyle, certo, ma a narrare la storia non è lui, è Watson. Watson è un tipico esempio di un narratore omodiegetico, vale a dire di una narrazione portata avanti da un personaggio della storia che non è, però, il protagonista.

Autodiegetico

È buio e sta per cominciare a piovere quando arrivo alla chiesa, e Nico è lì che aspetta che qualcuno le apra la porta, si stringe nelle spalle per il freddo.

«Tienimele, per favore» dice. «Non ho tasche». Indossa un giaccone di una specie di scamosciato arancio con un collo di pelliccia arancio acceso. Da sotto il giaccone spunta la gonna del suo vestitino a fiori. Niente collant. Sale verso la porta della chiesa con cautela, poggiando i piedi infilati nei tacchi a spillo neri di traverso sui gradini.

Quello che mi mette in mano è caldo e umido.

Sono le sue mutandine. E lei sorride.

Chuck Palahniuk, Soffocare.

Anche in questo caso, a scrivere il romanzo è l’autore, Chuck Palahniuk, ma a raccontare la storia è Victor Mancini, il protagonista. Tra l’altro, questo romanzo, ha un incipit fenomenale (che non è quello che avete appena letto), in grado di mischiare all’inizio un po’ le acque proprio su chi sia il narratore. Una bella scelta, da parte dello scrittore.

Extradiegetico

Si racconta che il principe di Condé dormì profonda- mente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina. Don Abbondio in vece non sa- peva altro ancora se non che l’indomani sarebbe giorno di battaglia; quindi una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose. Non far caso dell’intimazione ribal- da, né delle minacce, e fare il matrimonio, era un parti- to, che non volle neppur mettere in deliberazione. Con- fidare a Renzo l’occorrente, e cercar con lui qualche mezzo… Dio liberi! – Non si lasci scappar parola… altri- menti… ehm!– aveva detto un di que’ bravi; e, al sentirsi rimbombar quell’ehm! nella mente, don Abbondio, non che pensare a trasgredire una tal legge, si pentiva anche dell’aver ciarlato con Perpetua. Fuggire? Dove? E poi! Quant’impicci, e quanti conti da rendere! A ogni partito che rifiutava, il pover’uomo si rivoltava nel letto.

Alessandro Manzoni, I promessi sposi.

A raccontare la storia, in questo caso, non è Manzoni, ma un narratore anonimo, una voce fuori campo. Nel caso dell’extradiegetico, che poi è anche la scelta più tipica, ci sono un altro paio di cose da dire…

Personificato o impersonale?

Se a narrare la storia è un personaggio che assiste alle vicende (omogiegetico) o il protagonista stesso (autodiegetico), il narratore ha una fisicità e una presenza ben definiti. Si presenta al lettore, dichiara, almeno a un certo punto, chi è e cosa sta facendo.

Nel caso del narratore extradiegetico, invece, questo non è automatico. In questo caso, allora, il narratore, cioè la voce fuori campo, può essere personificato o impersonale. Nel primo caso avremo una voce che dialoga con il lettore; nel secondo, invece, avremo una voce neutra che si limita a esporre i fatti.

Nell’esempio fatto poco sopra, I promessi sposi, il narratore è una voce fuori campo (extradiegetico) che dialoga con il lettore (personificato).

Cosa sa il narratore della storia?

Anche in questo caso, il livello di conoscenza della storia da parte del narratore, dipende da una scelta dello scrittore.

Nel caso di narratore autodiegetico o omodiegetico, la conoscenza è limitata a ciò che il personaggio sa e dal tempo verbale che lo scrittore decide di usare. Se usa il passato remoto, è probabile che il personaggio conosca l’intera vicenda; se usa il presente, è possibile che conosca solo quello che gli è successo e quello che gli sta accadendo in quel momento. Inoltre il personaggio conosce la propria versione della storia, che non è affatto detto sia una conoscenza esatta o completa.

Nel caso di una voce fuori campo, invece, la conoscenza può essere completa in ogni sua sfaccettatura, vale a dire onnisciente, oppure limitata a una porzione della storia, non onnisciente.

La conoscenza è spesso legata alla posizione cronologica del narratore rispetto alla storia, cioè alla trama; se si pone alla fine, allora conoscerà la storia per intero (magari non nelle singole e diverse sfaccettatura, ma per lo meno sa come è andata a finire e lo può raccontare); se si pone a metà, conoscerà la porzione di storia progredita fin lì; se si pone all’inizio, allora la vicenda la deve vivere assieme al lettore.

Molto altro da dire

Come spesso accade ultimamente, mi dilungo troppo. Se la tua pazienza, caro lettore, ha un limite… be’, anche la mia ce l’ha. Su questi narratori c’è sempre così tanto da dire, che non si finirebbe mai di parlarne…

Rimandiamo il resto al prossimo articolo, d’accordo? C’è ancora un sacco da dire, ma il nostro tempo, per oggi, è concluso.

E tu, caro aspirante, che narratore userai per il tuo romanzo?

Continua…

29 Comments on “Chi narrerà la tua storia, scrittore?

  1. Io non rispondo alla tua domanda, perché l’ho già fatto in tutte le salse! 😀
    Stavo proprio pensando a come considerare la “terza persona limitata”: forse un narratore extradiegetico con punto di vista interno? Beh, comunque pone gli stessi problemi di linguaggio del narratore omodiegetico. Proprio ieri mi sono trovata a rileggere un brano in cui il mio protagonista (maschio) riflette sul sesso… credo che dovrò rimetterci le mani, perché ho mescolato la sua mentalità da uomo e la mia da donna creando dei ragionamenti che sembrano molto gay. 😀
    P.S. A Torino c’è il porto?!? Non lo sapevo! 😀

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    • No, ma ci sono io che, alla fine, equivale alla stessa cosa… 😛
      Bella domanda. Secondo me sono cose da considerare in modo distinto, chi narra la storia e il punto di vista. Anche se spesso, in effetti, si incrociano. Ad esempio, un narratore omodiegetico non narra la storia in prima persona? Eppure non è il protagonista… inoltre la sua focalizzazione è concentrata su qualcun altro, anziché su se stesso. Insomma, non vanno mischiati i discorsi.

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  2. Molto preciso il tuo post! Sai però che anche nei casi di autobiografia si tende a distinguere il narratore dallo scrittore? Lo scrittore fa comunque una scelta, consapevole o meno, di cosa mettere nella storia di quale “io” presentare e, magari, quali parti di sé nascondere.

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    • Su questo non avevo riflettuto… Però è anche vero che lo scrittore parla in prima persona di se stesso senza filtri, apparenti almeno. Non saprei, sai? Comunque non mi porrei troppo il problema. Io, ad esempio, non ho alcuna intenzione di parlare di me. 😉

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  3. Molto bello il post, soprattutto gli esempi che hai citato mi hanno chiarito meglio questi concetti.
    Perciò alla vista di quanto detto il mio narratore è:
    faccio prima a descriverti cosa faccio. Terza persona imperfetta. Il narratore a seconda della situazione è uno dei personaggi della storia.

    Di più non saprei dire… Forse è arrivato il momento di leggere qualche manuale, anche solo per riuscire a rispondere a queste domande esistenziali 🙂

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    • Non c’è bisogno che leggi i manuali, basta che leggi me! Li hai sentiti? Si sono messi a ridere pure i piccioni… 😀
      Terza persona imperfetta? Niente passato remoto? Se il narratore alcune volte è protagonista, le altre volte cos’è? Spettatore? Voce fuori campo? Eccetera…?

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      • allora sono una serie di protagonisti… una coralità diciamo.
        Imperfetto-> azioni che stanno avvenendo, passato remoto.> per i ricordi o azione passate. Quando è il turno di A in terza persona narro il suo punto di vista e stato d’animo…
        Spettatore e voce fuori campo nemmeno.
        Lo stile è simile al racconto che postai prima di natale…

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  4. Bell’articolo completo. Con gli esempi è tutto più chiaro, anche se tanto ho già dimenticato i vari omo, dia, meta e chissà che altro 😀
    Quei termini proprio non mi entrano in testa.
    Nel mio c’è comunque un narratore autodiegetico. Credo di non aver mai usato quello alla Watson.

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  5. E il mio profilo è… extradiegetico, a volte personificato, con una conoscenza limitata ! 🙂 Una bella distinzione, quella tra scrittore e voce narrante, non ci avevo mai riflettuto prima (in effetti, se corrispondessi del tutto alla mia voce narrante sarei da mettere in carcere). Mi piace lasciare un alone di oscurità attorno alle vicende che racconto, quindi non uso mai l’onniscienza. Metto in bocca alla voce narrante una serie “forse, pare che, sembra che” che permettono al lettore di fantasticare su quello che non gli viene chiarito. Per i racconti uso in genere il narratore omodiegetico, perchè ho poco tempo per coinvolgere emotivamente il lettore e mi piace raccontare dall’esterno la vicenda di qualcuno senza svelarne il mistero, la psicologia, i pensieri.

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  6. Pingback: Come utilizzare la terza persona narrante | Salvatore Anfuso

  7. Ci fai proprio studiare oggi! Va bene… allora… direi extradiegetico… impersonale… anche un po’ indigesto 😀
    Gli esempi aiutano, grazie, il post è chiaro per un argomento così complesso.

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  8. Pingback: L’alter ego dello scrittore | Salvatore Anfuso

  9. Questo articolo è uno spartiacque per chi non ha ancora preso le distanze dai suoi narratori. 😉
    Come ben dici, bisogna scegliere il narratore in base alla storia.
    Il mio primo romanzo l’ho scritto in terza persona onniscente, il romanzo giallo che sto scrivendo ora è in prima persona da uno dei due investigatori protagonisti e ho in testa un’altra idea che dovrebbe essere narrata in terza persona immersa. In genere però prediligo la terza persona onniscente.

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    • Ciao Renato, benvenuto nel mio blog. 🙂
      Eppure ho sempre pensato che fosse una cosa lampante, quella dello scrittore e del narratore che non sono la stessa persona… Invece mi rendo conto che non è ben chiaro a tutti. Grazie, quindi. 😉
      Scrivi solo gialli?

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      • Grazie a te. Non sempre la differenza è lampante.
        Scrivo diversi generi. Il mio primo romanzo, Apoptosis, è un thriller di genere principalmente fantascienza con hackers e molto altro.
        Poi mi è venuta l’idea di questo giallo e ho deciso di cimentarmi, ho quasi finito la prima stesura e i personaggi potrebbero sostenere una serie di gialli, ma valuterò in futuro, ho altre idee in altri generi che vorrei sviluppare.

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  10. Pingback: Scrivere in prima persona – Salvatore Anfuso ● il blog

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