In letteratura l’archetipo è un modello da seguire, inteso come “primo esemplare” di una certa “cosa” da usare come metro e come guida per altre costruzioni simili. Il vampiro di Bram Soker, Dracula, è forse il primo archetipo del suo genere e quando si scrivono altre storie sui vampiri o si introduce il personaggio del vampiro è inevitabile il confronto con esso. I personaggi però non sono gli unici ad avere degli archetipi, anche i romanzi hanno i loro.


L’errore più comune, quando si comincia a progettare un personaggio, è iniziare col chiedersi cosa egli pensa. Nel ricco e imbolsito occidente siamo tutti figli di Freud. La schizofrenia della società postmoderna (in cui vegetiamo) ci spinge a ignorare il dato materiale; ad esso preferiamo quello rarefatto dell’identità psicologica. In una scheda personaggio, di quelle precostituite, che ho avuto fra le mani per qualche tempo, del personaggio mi si chiedeva la personalità. La personalità? Proprio così: la Personalità!


C’è una cosa che ho sempre voluto fare da quando ho aperto questo blog, ed è intervistare un/una ghost writer. I motivi sono tanti, e sono riassumibili nelle domande che leggerete a breve qui di seguito. Il problema, però, era riuscire ad acchiapparne uno: si sa che i fantasmi sono per loro natura sfuggenti. E per quanto in giro ci siano ormai una valanga di persone che si promuovono come tali, almeno tanti quanto gli editor freelance, ero sicuro che per la mia intervista non avrei mai voluto rivolgermi a nessuno di loro. Il motivo è semplice: c’è qualcosa di sacro e misterioso nella scelta dell’anonimato; ancor di più in uno scrittore che decide di cedere la propria opera restando nell’ombra. Ed era svelare questo mistero la cosa che tanto mi premeva di questa intervista. Va da sé che se uno scrittore si promuove come ghost è perché nell’ombra non ci vuole stare.


«Quello attuale potrebbe essere il momento peggiore per fare lo sceneggiatore», dice Robert McKee, attore di teatro da giovane e adesso insegnante di “Struttura delle Storie” per giovani sceneggiatori in giro per il mondo (ma soprattutto tra Los Angeles e New York, Londra, Parigi, Roma, Tel Aviv, Singapore, San Paolo, eccetera); un’affermazione che non è vera solo per gli sceneggiatori, ma per tutti coloro che intendono intrattenere il loro pubblico raccontando ad essi delle storie. Che vi troviate in uno dei peggiori bar della Tiburtina o nel dietro le quinte di un palcoscenico a poche ore dalla prima o chini sul vostro portatile mentre cercate di escogitare qualcosa di nuovo per i vostri lettori, il problema resta sempre lo stesso: «Cosa potreste raccontare voi che loro non abbiano già visto [… o letto, n.d.r.]?»


La prima cosa da chiedersi, riguardo alla sinossi, non è il come ma il quando. Molti invece si pongono la domanda sbagliata. Se hai scritto un intero romanzo, certamente non avrai problemi a stendere una sinossi. La sinossi non è altro che un riassunto completo della storia che hai trattato nel tuo libro. In essa devono essere inseriti: il meccanismo drammatico, i principali snodi narrativi (cioè, i fatti salienti), i personaggi principali (protagonisti e antagonisti) e l’ambientazione; raccontando tutto questo seguendo esattamente lo svolgersi cronologico adottato nel romanzo.


Si dice che il corpo abbia una memoria. L’arte di esprime emozioni attraverso i gesti e il movimento, come la danza o la recitazione, soprattutto se teatrale, o l’equilibrismo circense, basano la loro stessa esistenza, e bellezza, proprio su questo principio. Sarebbe altrimenti impossibile ripetere con tanta armonia, ed estetica soddisfazione, il flessuoso e suadente corteggiamento di un tango argentino se, per eseguirlo, dovessimo continuamente comandare il corpo, attraverso i ricordi e il ragionamento, con la potenza spesso fallace del cervello. Il corpo impara e interiorizza i ritmi, i passi, i minuetti e, grazie alla musica, li riproduce nella giusta sequenza senza che consciamente ce ne rendiamo conto, lasciando al cervello il solo compito di goderne intensamente.


Alcune scritture sono dissetanti come acqua limpida in un bicchiere colmo. Altre sono pozze di catrame, puzzolenti e nauseabonde, in cui si resta impantanati fino a non poterne più uscire. Alcune voci sono calamitiche, ci attraggono senza sapere il perché. Altre ci annoiano solamente, fin dalle primissime battute. Perché succede?


Forse non tutti sanno che anche i greci, quelli dell’antica Grecia, scrivevano romanzi. Siamo abituati a immaginarceli presi dal loro filosofeggiare o intenti a comporre poemi, eppure di romanzi greci ce ne sono giunti cinque. Solo che loro non li chiamavano così – il termine romanzo [s.m. dal fr. ant. romanz, uso sostantivato dell’agg.] indicava in origine un componimento in lingua romanza, cioè derivante dal latino (francese, spagnolo, italiano, ecc.), sia in versi sia in prosa, che narrava avventure eroiche col fine di dilettare il lettore –, i greci anzi non davano alcun nome a questo tipo di componimento, perché giudicavano la “narrativa d’intrattenimento” così bassa da non essere nemmeno considerata letteratura d’evasione. Insomma fecero di tutto per dimenticarsene e per farci dimenticare che questo tipo di scritto è forse antico quanto la scrittura stessa (il romanzo Aḥīqār, nato in ambiente aramaico sotto l’influenza culturale assiro-babilonese, risale addirittura al 6° secolo a.C.; ma ce n’è uno ancora più antico, Sinuhe, narrazione egizia in prima persona risalente al XVIII secolo a.C.).


Vocabolario critico per giovani autori:

Aggettivazione s.f. [der. di aggettivare]. – Può essere minimalista o iperbolica, ma anche leziosa, sobria, sciatta, voluttuosa, abulica, perniciosa…

Canone s.m. [dal lat. canon -ŏnis, originariamente un regolo da artigiani]. – 1. Tutto ciò che è storicamente bello, secondo l’élite; 2. Tutto ciò che è esteticamente bello, secondo l’élite; 3. Tutto ciò che non è brutto, secondo l’élite.

Manzoni, Alessandro s.m. [antroponimo]. – Viveva nei pressi di Como, sulle rive di un lago… non so altro, prof.

Razzolamerda s. m. e f. [voc. di origine lett.]. – 1. Protagonista principale di un romanzo di David Foster Wallace; 2. Protagonista principale della Repubblica delle Lettere, nel ruolo di cooptato; 3. È per loro che i posteri smetteranno di scrivere (ma non di leggere).

…continua