Esistono diversi tipi di segni grafici la cui funzione è racchiudere una citazione. Essi possono essere doppie e basse, dette anche: «francesi o caporali»; oppure possono essere doppie e alte, dette anche: “inglesi o virgolette”; possono persino essere semplici (cioè singole) e alte, dette: ‘tedesche o apici’. Per le citazioni si usano sempre e solo le doppie, sia alte sia basse. Al posto di queste si può adoperare la lineetta lunga. Se le virgolette e le caporali, una volta aperte, richiedono sempre di venire richiuse; la lineetta si chiude solo se il discorso diretto viene interrotto da un inciso o se fa parte di un periodo più lungo. Altrimenti, per alternare il botta e risposta, basta l’andare a capo.


L’ultima volta abbiamo visto i pronomi e aggettivi negativi, oggi parliamo dei quantitativi. Essi sono l’ultimo gruppo tra gli indefiniti, ed esprimono una quantità generica nello spazio («oggi c’è molta nebbia»), nel tempo («verrò tra pochi minuti»), o in astratto («hai troppa pazienza con lei»).


Dai collettivi passiamo ai pronomi e aggettivi negativi; essi, come dice il nome stesso, negano, cioè «escludono del tutto un certo dato»[1]: «non l’ho detto a nessuno», «non c’è niente da mangiare in cucina».


Pur non determinandone la quantità, i collettivi indicano l’insieme di «tutte le singole unità di un determinato ambito concettuale («tutti i mesi» / «ogni mese» / «ciascun mese»)», o attribuiscono a ciascuna unità «la capacità virtuale di rappresentare l’insieme».


Designano qualcuno o qualcosa in modo non specifico. I singolativi, come dice il nome, si riferiscono in particolare a una singola persona o cosa non precisata o precisabile.