La volta precedente abbiamo introdotto, in modo elementare, le nozioni di categorie grammaticali e sintattiche, di sintagma, di frasi semplici e di frasi complesse (periodo). Oggi affrontiamo un altro aspetto, altrettanto elementare, dell’analisi logica: le tipologie di frasi che possono essere create con le categorie sintattiche.


Da oggi, e nelle successive puntate di questi mini-ripassi, vedremo da quali categorie di parole sono composte le frasi che usiamo normalmente per narrare, in forma scritta, le nostre storie.


«Molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti».

[Luca Serianni]


Torniamo, con questo post, a parlare dei segni paragrafemici non sintattici (cioè, privi della funzione specifica di sintassi, anche se in realtà lo sono tutti). Rimanevano le parentesi (tonde e quadre), l’apostrofo, l’asterisco e la sbarretta. So che si sono aperte delle scommesse, se riuscirò o meno a terminare con questo articolo il discorso sulla punteggiatura: vedremo…


Finalmente, la volta scorsa, avete trovato soddisfazione nella vostra curiosità circa il punto e virgola. Tuttavia ci sono segni paragrafemici molto più importanti di quelli sintattici: esistono, infatti, le virgolette, i trattini, le parentesi (tutti i tipi di parentesi), l’apostrofo e, infine, l’asterisco. Non so se riusciremo a vederli tutti oggi… ma, fidatevi, molti di questi segni non li conoscete quasi per nulla: eppure li usate lo stesso!