La lunga attesa

Cosa succede dopo aver trovato un editore?
Per anni ho immaginato che trovare un editore rappresentasse il punto d’arrivo.
Del resto è questo il traguardo verso cui tende quasi ogni aspirante scrittore. Finisci il tuo romanzo, convinci qualcuno a leggerlo, lo correggi, lo correggi, lo correggi, lo correggi, lo correggi, lo correggi, lo correggi… e finalmente lo spedisci in giro, affollando le caselle postali di editori, agenti letterari, critici letterari, editor presenti su Facebook, scrittori in crisi d’astinenza, insegnanti di scrittura (poco)creativa, vecchi commentatori del blog, librai in pensione, giornalai con la cataratta, flirt con esponente del club del libro, corner in calcio d’angolo: Gol!
La prima sorpresa è stata scoprire che il romanzo, una volta trovato un editore, ricomincia a essere un cantiere. Anzi, probabilmente lo diventa più di prima. Inizia l’editing: il testo viene letto da altre persone; osservato con uno sguardo che l’autore, suo malgrado, non può avere. Si discutono passaggi, si propongono modifiche, si eliminano ridondanze, si chiariscono punti che, a forza di rileggere il manoscritto, avevi finito per considerare ovvi solo perché li avevi scritti tu. È un lavoro curioso, perché fino al giorno prima il romanzo era una cosa esclusivamente tua; dal giorno dopo diventa il risultato di un dialogo. E questo anche se il file inviato all’editore, come dichiara egli stesso, è pulitissimo:
“[…] devo dirti che poche volte mi è capitato di lavorare su un testo così pulito. Gli interventi sono stati davvero minimi e hanno riguardato quasi esclusivamente qualche virgola fuori posto”.
Naturalmente, se troverete qualche refuso nel prodotto libro quando uscirà in libreria, non sarà stata colpa mia… La seconda sorpresa è stata scoprire che esiste un momento preciso oltre il quale il testo smette di essere un testo e diventa un oggetto finito. È l’impaginazione. Da lì in avanti anche una modifica apparentemente insignificante può propagarsi per decine di pagine, spostando paragrafi, rompendo equilibri, costringendo a rifare un lavoro già concluso. È una banalità, se ci si pensa. Eppure ha un peso nell’economia della casa editrice.
Mentre tutto questo accade, il libro continua lentamente a prendere forma. C’è qualcuno che immagina la copertina, qualcun altro che lavora all’impaginazione, qualcuno che rilegge la bozza per l’ennesima volta a caccia di refusi dell’ultima ora – gli INTROVABILI – un autore distratto che insiste per inserire le genealogie in coda al romanzo e, infine, qualcuno che si sforza di immaginare come raccontarlo quando finalmente uscirà in libreria. Dannato marketing… È strano rendersene conto, perché lo scrittore tende a identificare il proprio romanzo con le parole che ha scritto, ma quando entra in gioco una casa editrice, il libro comincia ad acquisire un’identità che va ben oltre il testo. Smette di essere il racconto di una storia, e diventa l’oggetto che contiene quella storia.
La cosa che mi ha colpito di più, però, è un’altra. Per anni ho pensato che la parte difficile fosse convincere un editore a pubblicarmi. Oggi mi viene da sorridere. Quella era la parte più facile di tutta la filiera. Io neanche l’ho cercato, oltretutto (va bene, prima o poi ve lo racconto, credo di aver già programmato il post). Ora, tra editing, revisioni, impaginazione, copertina e organizzazione dell’uscita possono trascorrere mesi durante i quali il romanzo esiste e, allo stesso tempo, non esiste ancora. C’è però una parola che, da quando è iniziata quest’avventura, sento pronunciare con una frequenza impressionante: vendite! Le “vendite” è il principale argomento di cui sentirete parlare da quando vi sedete per la prima volta di fronte al vostro editore, a quando il vostro editore vi prenderà a pedate nel culo, pardon, deretano, a causa delle suddette, appunto, “vendite”. E non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Quindi questa “cosa” occupa un posto piuttosto rilevante in seno alla questione, non trovate anche voi?
Ed è forse proprio questa la cosa che più mi affascina dell’intero percorso. Ho sempre immaginato il libro come un oggetto che nasce nel momento in cui l’autore scrive l’ultima parola. Oggi mi rendo conto che quella è solo la fine della fase, la più felice, della scrittura. Il libro, quello vero, nasce mesi dopo. Nasce dalla volontà e dall’impegno di molte persone. È anche per questo che ho deciso di riaprire il blog. Per la prima volta mi ritrovo in una fase del percorso che da lettore non avevo mai visto. E siccome continua a sorprendermi, penso che valga la pena raccontarla. Non perché abbia qualcosa da insegnare, per me è tutto nuovo; ma perché, fino a pochi mesi fa, molte di queste cose le ignoravo anch’io.
Se questo è il dietro le quinte della nascita di Ulpia, allora credo che ci rivedremo fra circa un mese con il: Visto, si stampi!; ovvero, il momento in cui l’autore dà il via libera definitivo all’editore per mandare il romanzo alle stampe. Questo dovrebbe avvenire a breve, nella mia linea temporale; ma per voi, dipende da quando uscirà questo articolo sul blog. Se i tempi resteranno quelli previsti, entro la fine di ottobre arriverà il momento del preorder: la fase in cui si può preordinare il romanzo. In genere, questa precede l’uscita fisica vera e propria di una o due settimane.
Ne riparleremo…

