Attendi, scrittore

C’è un tempo per tutto. Per dormire, per mangiare, per lavarsi i denti, e per scrivere anche. Forse non un luogo, ma un tempo c’è. Io ho trovato il mio tempo, ma non è sempre stato così.

La non linearità del tempo

Il tempo non è un concetto. È un fatto. Scorre, ma non solo. Il tempo scandisce la nostra esistenza, ma cronologicamente potrebbe non procedere sempre in una stessa direzione. Soprattutto, non è mai uguale a se stesso.

Se aspetto una notizia, ad esempio, il tempo scorrerà lentamente. Se la notizia che attendo è importante, allora sembrerà incredibilmente fermo. Se di quella notizia non mi importa un granché, il tempo scorrerà normalmente. Se quella notizia è infine giunta e mi indica una scadenza, il tempo schizzerà via come un maratoneta in gara.

Il tempo è subdolo. Fa sempre esattamente il contrario di ciò che ci si aspetta da lui. Se sei giovane e vuoi crescere, il tempo ti farà attendere. Se sei vecchio e vorresti essere più giovane, il tempo non tornerà indietro. Se lavori a un progetto e hai bisogno di tempo, lui non si concederà. Potrei andare avanti così per ore, ma c’è un tempo anche per questo post.

Il tempo è il tempo insomma. Ma non è solo questo. Non scorre semplicemente più lento o veloce. Fa anche altro.

Le stagioni del tempo

Se vuoi mangiare una mela, ad esempio, devi attendere che sia matura. E per ogni tipo di frutta esso è diverso.Per guidare o votare o finire in prigione devi attendere l’età adatta.

Attendere non è piacevole, ma non concedere al tempo il giusto tempo potrebbe essere peggio. Il frutto potrebbe non essere maturo, in auto rischieresti di schiantarti. Attendere, insomma, spesso è necessario. Vale anche per la scrittura?

La giusta attesa

Io scrivo dall’età di dieci anni, anche se ho iniziato a farlo coscientemente solo compiuti i dodici. Ho sempre scritto. Ho sempre desiderato scrivere. Non sono mai stato bravo quanto avrei voluto, ma ho coltivato mire di successo.

All’età di ventun anni poi, ho incontrato una signora. All’epoca frequentavo il secondo anno di università; lei era già anzianotta. Lesse tutto ciò che scrivevo – robaccia, sia chiaro – e mi disse di aspettare.

Avevo talento, disse, ma era più opportuno attendere una maggiore maturità. Lei, l’anzianotta, possedeva una piccola casa editrice qui, a Torino. Una casa editrice specializzata in diari di viaggio e guide turistiche, ma aveva comunque voluto leggere ciò che scrivevo (all’epoca soprattutto fantasy e fantascienza).

La presi malissimo. Le scrissi una lettera piena, non di insulti, ma di rabbia. Una lettera scritta con grande intelligenza, mi ci ero impegnato e probabilmente rappresentava la migliore produzione di quel periodo, ma anche con grande stupidità.

Un consiglio non va sprecato

Il perché lo disse, posso immaginarlo. Se ne avesse il titolo invece, nutro ancora forti dubbi. Il giudizio è un affare pericoloso. Se lo si dà con troppa leggerezza, senza averne motivo o competenze, si possono fare danni. Anche grandi danni.

Potrebbe avere sbagliato nel giudicare il mio talento, ad esempio. Forse ha visto qualcosa che non c’era e io spreco oggi il mio tempo. Oppure ha visto giusto, ma ha sbagliato a dirmi di attendere, e il tempo l’ho sprecato durante. Dopo avere scritto quella lettera infatti, smisi di scrivere per quasi dieci anni. La mia vita è andata avanti comunque. Ho fatto altro, molto altro. Non considero ciò che ho fatto uno spreco di tempo, anzi. Ma se avessi continuato a scrivere, oggi sarei più bravo? avrei già pubblicato?

Crederci oggi

Oggi credo nella mia scrittura più di quanto non abbia mai fatto prima. Quando ho ripreso, mi sono accorto di scrivere meglio di quando smisi. Perché? Perché sono maturato. Perché ho visto posti e conosciuto persone. Perché sono un uomo, invece che un ragazzo. Perché i miei orizzonti si sono ampliati. Soprattutto, perché non ho mai smesso di raccontare storie. Lo facevo di notte, nella mia testa, guardando il soffitto a occhi chiusi.

Forse sono maturato come un frutto. Non so ancora se sono finalmente maturo, però ci sono. Scrivo. Questo mi rende felice. Ma ciò che scrivo oggi, e il modo in cui lo scrivo, dovrebbe forse precludere uno scrivere prima? Si scrive solo quando si è bravi o maturi?

Le fasi della vita

Ogni tempo ha il suo tempo. Come scrivo oggi, e quello che scrivo, è molto diverso da come scrivevo allora. Meglio? Peggio? Chi lo può dire? C’è solo un ora e un adesso.

Adesso ho capito che attendere non serve. Una mela è una mela, che sia matura o acerba. Attendere serve solo a farsi gustare meglio dagli altri; ma non dovremmo scrivere per noi stessi?

Infine sono giunto alla conclusione che quella signora si sbagliava. Oppure ho sbagliato io a crederle. Forse l’ho fatto per orgoglio… Tuttavia ritengo che non si debba mai smettere di scrivere, e non si debba mai attendere un tempo. Il tempo è vigliacco: si fa attendere, ma quando arriva non ne rimane più molto.

15 Comments on “Attendi, scrittore

  1. No, esiste un tempo giusto per pubblicare. Non per scrivere. E sono due cose differenti. Ci tornerò con un post.
    Io non ho fretta di pubblicare, non l’ho mai avuto, ma adesso mi sento pronto, che non significa che avrò successo, ma solo che so che adesso è ora, anche se “adesso” non vuol dire nulla, perché non ho nulla di pronto, ma sto portando avanti opere che voglio pubblicare o far pubblicare.

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    • Per chiarire, la signora intendeva proprio di smettere di scrive e concentrarsi sulla vita (studiare – facevo l’università -, trovare un lavoro, ecc.). Credo che tu abbia ragione e quando deciderai avrei il mio piccolo appoggio. Però, perché adesso ti senti pronto per pubblicare e prima no?

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  2. Io invece credo che esista il momento giusto, quello in cui nel tempo si apre una finestra. Non sempre lo riconosci, soprattutto se sei nell’ordine di idee che tutto debba essere sotto il tuo controllo. Spesso quelli che sembrano errori ci permettono di fare il passo successivo. Ti faccio un esempio personale: con il mio romanzo “Due vite possono bastare” sono arrivata in finale al torneo IoScrittore. Evviva! Ecco fatto l’e-book, ed ecco chiusa la parentesi. Promozione? Nessuna. Intenzione di pubblicare il romanzo in cartaceo per farlo arrivare nelle librerie? Nessuna, almeno per ora. Non solo: per questo e-book ho firmato un contratto ben vincolante con GeMS! A questo punto devo domandarmi a cosa sia servito partecipare, leggermi X libri durante l’estate per valutarli, e poi scoprire che la cosa avrebbe avuto un valore solo se fossi stata pubblicata su carta. Però, però. L’e-book è stato letto. I giudizi mi hanno incoraggiata oltre le mie aspettative e mi hanno indotta a spendere la cifra necessaria per rivolgermi a un agente, che leggendo il romanzo si è detto disposto a rappresentarmi a partire dal mio ultimo romanzo. Ora cosa succederà? Non ne ho idea. Per ora il successo non ha ancora bussato alla mia porta. Voglio solo dire che senza quella partecipazione al torneo, all’apparenza così inutile se non dannosa, non avrei nessuno che mi propone in giro, quindi avrei comunque meno visibilità. Tanto per dire che non è affatto semplice capire cosa ci blocca e cosa ci fa avanzare. Per questo, dopo tanto arrabattarmi per costruire una carriera da scrittrice con i mattoncini Lego, adesso cerco di stressarmi di meno e di restare sveglia rispetto ai cambi di marea, che di solito arrivano. (Scusa la lungaggine!)

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    • Mi piacciono le risposte lunghe. 🙂
      “Spesso quelli che sembrano errori ci fanno fare il passo successivo”. Potrebbe essere il titolo del tuo prossimo romanzo. Ed è anche vero. Sinceramente credo che se avessi insistito la signora avrebbe anche ceduto pubblicandomi. Però avrei sbattuto malamente il naso contro una realtà – editoriale – verso cui non ero pronto. Di questo ne ho la certezza. Quindi è stato un bene? Può darsi, ma io non ho scritto comunque per ben dieci anni. Più danno di così. Il muso l’ho sbattuto bello forte lo stesso. Colpa mia in gran parte, certo, ma alla fine credo sia meglio non seguire mai i consigli degli altri. Almeno se sbatti il grugno è per colpa tua.

      P.S. mi sono ripromesso di leggere il tuo libro, e lo farò!, ma devo prima finire una scorta che mi intimorisce. Indica pure qui nel mio blog dove lo si può trovare, così se fra i lettori ci fosse qualcuno interessato… 😉

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  3. La penso come Daniele, più o meno: c’è sicuramente un tempo giusto per pubblicare. Anticiparlo è un rischio che può segarti le gambe – e toglierti la voglia di andare avanti. Posticiparlo di continuo per paura o insicurezza o pignoleria, come faccio io, può minarti. Bisogna riuscire a cogliere l’attimo giusto, anche quando questo significa forzarti a farlo. Come mi dice sempre mia nonna, che la sa lunga. A volte, per mille paranoie che ci facciamo, lo lasciamo scorrere. Io ho mancato un sacco di appuntamenti con la pubblicazione. E no, il discorso “forse non era il momento” purtroppo non regge.
    Quanto al fatto che non esista un tempo giusto per scrivere, invece, non sono d’accordo – per esperienza personale. Esiste anche un tempo giusto per non scrivere, e non è tempo sprecato: io non ho scritto una parola per oltre dieci anni, tra i sedici e i ventisei/ventisette. Ero indecisa su quale strada prendere: dipingere o scrivere? Oppure avrei dovuto pensare solo a studiare, laurearmi e trovare un lavoro, lasciando perdere l’idea di trasformare quello che allora era un hobby in qualcosa di più importante? In quei 10+ anni ho fatto di tutto, ho testato diverse strade… e alla fine ho deciso. A quel punto ero talmente sicura che avrei scritto che, dopo, non mi ha più fermata niente (non definitivamente, almeno): né le stroncature né le mi crisi ‘esistenziali’ 🙂
    Adesso devo solo crearmi il prossimo momento giusto per pubblicare – ché se continuo a pensare “no, non è ancora quello giusto” finirò per non farlo mai.

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  4. È quello giusto Sam, nel tuo caso è quello giusto. Non lo dico sulla fiducia, ti leggo. Ad ogni modo non mi pento di ciò che ho fatto nei miei dieci anni di “silenzio”, non lo considero tempo sprecato. Ciò che sono oggi è ciò che ho fatto all’ora. Però, però… il tempo passa. È un dato di fatto. Da giovani si pensa che ce ne sia in abbondanza – ed è così in genere – quindi lo si spreca. Poi ci si pente. Il mio post voleva essere un incoraggiamento, per tutti, a non sprecarne più. 🙂

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  5. Ciao a tutti!
    Che bei commenti. Mi sono commossa nel leggerli, anche perché il tempo scivola e finalmente comincio alla mia tenera età a fare dei bilanci, a valutare le mie scelte, a ripercorrere i sentieri passati per trovare le briciole di ciò che ero.
    Prima di farmi toccare dalla Dama Nera nell’ormai lontano ma sempre vivido nella mia mente 2010, mi barcamenavo tra uno schiacciante quanto sterile senso di inadeguatezza e impotenza, che mi succhiava ogni energia e capacità creative.
    Dopo quell’incontro, più esatto definirlo scontro, oltre alle fratture fisiche, ciò che ha subito una bella frattura è stata la mia prospettiva.
    Tutto, tutto è cambiato. E ho ricominciato a coltivare il mio orto scrittorio. Partendo dal concime, i libri, i blog e tutto quello che era in mio potere leggere, anche le etichette 🙂
    Il tempo per scrivere è dettato dall’urgenza (termine ricorrente, ricordi?).
    Se i giudizi e gli ostacoli hanno la capacità di bloccarti allora fermati e aspetta acquattato, ritrovando nell’attesa ferina la forza di ricominciare.

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    • Ciao Emma. 🙂
      In effetti così ho fatto, per ben dieci anni, ma adesso è il momento di rialzarsi e lottare. Non è più facile, ma almeno è più divertente di prima. Da ragazzi si somatizza di più temo… 😉

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  6. Bene!
    Sono determinata e felice di avere dei compagni di strada.
    Sarà anche in salita, ma è vero, è più divertente 🙂
    Dovendo misurare i passi e facendo fatica, si ha più tempo (a proposito) per vedere, per assaporare l’ambiente circostante e le continue sorprese che riserva.

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  7. Questo post mi ha fatto davvero venire i brividi. In senso buono, ovviamente!
    Mi sono emozionata al punto che, a momenti, mi metto a piangere in ufficio.
    La nostra scrittura ha una storia simile: anche io ho smesso di scrivere per cinque anni a causa di un giudizio negativo. La cosa che ancora mi rode, dopo tutto questo tempo, è che ho permesso ad una persona che non stimo di penetrare a fondo nella mia passione più grande, distruggendola. O, forse, mio padre l’ha semplicemente narcotizzata.
    È circa un anno che ho ripreso la tastiera in mano e mi sento come se mi fossi appena risvegliata da un coma molto lungo. in questo periodo mi sento in una specie di limbo.
    Da un lato c’è l’entusiasmo, la proattività, la tensione verso il futuro. Perché io, e ne sono certa, un libro lo voglio pubblicare.
    Dall’altro, però, c’è il dispiacere. C’è il rimpianto. C’è una domanda che mi rimbomba nel cervello, cattiva: se non avessi dato retta a quella voce, forse la mia vita sarebbe stata diversa? Chi lo sa. Certo è che la sensazione di aver perso un sacco di tempo non mi lascia proprio.
    Ma in fondo penso… forse la mia anima non era ancora matura. Forse dovevo macinare anni di sofferenze per comprendere chi sono davvero, per scoprire di avere una voce e per tirarla fuori.
    Della freschezza che si ritrova nei vecchi scritti ho parlato di recente sul mio blog, nel post dedicato alla “percezione dello schifo incombente”. Per il resto, in questa fase di rinascita, spero si possa creare una bella sinergia fra noi aspiranti scrittori e blogger, per poterci finalmente prendere lo spazio che ci spetta.

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    • In parte, è quello che penso anch’io. All’epoca probabilmente non eravamo maturi al punto giusto. Ma… C’è sempre un ma. Se avessimo continuato, anziché smettere, oggi saremmo migliori? Alla fine non conta. Sicuramente abbiamo imparato una lezione. Più di una probabilmente. Andiamo avanti e facciamoci largo!

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