…ma sempre a piagne’ state!
Il 15 gennaio scorso, l’ISTAT (istituto nazionale di statistica), ha pubblicato il solito report annuale sulla produzione e lettura di libri in Italia. L’attimo subito successivo alla messa in web di questo pamphlet, editoriali giornalistici delle più svariate testate nazionali e regionali hanno pubblicato i soliti titoloni del tipo: “L’Italia non è un paese per lettori” (parafrasando involontariamente McCarthy), oppure “In Italia si legge sempre meno” o, ancora, “Nuovo trend negativo”, manco stessimo parlando di quotazioni azionarie.
«Ma sempre a piange’ stanno questi?».
«Vecchio, cerchiamo di mantenere la calma!».
«Ma carma er cazzo, c’hanno rotto li cojoni».
«Vecchio, t’è uscito un leggero accento romanaccio questa volta…».
«So’ stato in vacanza ar Campo de’ Fiori…».
«Come mai?».
«Pensavo se trattasse de un parco nazionale, c’hanno portato coi purman sabbato scorso, envece ce stavano ‘e bancarelle!».
Stendendo un velo pietoso sulle condizioni mentali dei vecchi nel bel paese, in particolare la carogna fuggita dalla pensione/lager che mi si è appioppata addosso su questo blog, proviamo per un attimo ad analizzare i dati dell’ISTAT.





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