Dieci regole per scrivere meglio


Dieci comandamenti nella scrittura

Scrivere è un mestiere difficile. Non ci si fa mai veramente il callo. Non importa se si è principianti o scrittori affermati. Non importa se si è alle prime armi o nell’autunno di una carriera prolifica. Scrivere è mestiere duro.

Per farlo al meglio mi sono dato delle regole. Regole che non sempre riesco a seguire, ma quando lo faccio migliorano la mia resa. Scrivere non diventa meno faticoso, ma più proficuo sì.

Sulla base della mia esperienza, delle mie osservazioni, dei miei tentativi e fallimenti, ecco le mie dieci regole per scrivere meglio:

1. Se vuoi scrivere, scrivi! Leggi quando hai tempo.

Se vuoi imparare a nuotare, non stai seduto sul bordo della vasca a guardare farlo agli altri: ti butti e nuoti. Se vuoi imparare a scrivere, allora devi scrivere. Scrivere è una palestra. Farlo tutti i giorni, un allenamento. Leggere è una fonte di informazioni. Leggere è una sorgente di ispirazione. Leggere è rilassante. Leggere è intrigante. Leggere è interessante. Leggere è indispensabile per sapere cosa scrivono gli altri. Leggere è bello, ma se vuoi scrivere: scrivi!

È questo che vuoi fare, giusto? Allora fallo, scrivi. Scrivi dopo aver letto e dopo aver scritto torna a leggere. Continua così finché sarai stanco. Quando sarai stanco, riposa. Non impegnarti in altro, perché non serve al tuo mestiere; scarica le energie, fa perdere tempo e annebbia le idee. Non distrarti, resta focalizzato.

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Chi c’è al café Wha?


Ho scritto questo racconto nel lontano 2006. Gli anni passano in fretta, sembra ieri eppure sono già quasi dieci anni. È un brutto racconto, non vale la pena leggerlo. Io ti ho avvertito…

Café Wha?

Note di Blues nella moderna Gomorra. New York, The Big Apple. Una città ragnatela, dicevano. In grado di spremerti e gettarti via come un guscio vuoto. Ma io non cercavo di capirla: la vivevo. Sì, proprio così. Ogni notte nel cuore del Greenwich Village, in uno di quei miserabili buchi senza nome stipati tra la Bleecker e la 3rd Street, mi guadagnavo da vivere gomito a gomito con gli altri musicisti da caffè.

Ognuno si inventava un modo tutto suo di tirare avanti, ma tutti facevamo girare il cappello. Un tale, un certo Richie Havens, che vestiva sempre con pantaloni laschi color cachi, camicia sbottonata e una grezza pelliccia di castoro sulle spalle, si era messo d’accordo con una ragazza. Il pubblico allungava qualche dollaro in più con una ragazza. Gran donna quella. Si muoveva tra i clienti con una camicetta scollata. Sopra la camicetta, un cappotto; ma sembrava nuda dalla cintola in giù. Per chi era generoso aveva un modo molto grazioso di ringraziare, con un occhiolino e una scrollata di spalle; ma per chi allungava le mani un ringraziamento speciale gli veniva dal buttafuori alla porta.

Le strade del Greenwich Village erano piene di locali. Minuscoli, fumosi e affollati, proprio come piacciono a me. Le insegne luminose, quando c’erano, riportavano il nome del proprietario o dell’artista di punta. Tranne quel club su MacDougal Street, il Café Wha. Una sorta di caverna sotterranea senza licenza per gli alcolici. Male illuminata e dal soffitto basso. Lì l’imperatore indiscusso era Freddy Neil. Un vero amico, Freddy. Molto gentile nei modi, anche se non ti faceva mai una confidenza. Mi allungava sempre qualche spicciolo dopo la mia esibizione.

«Così stai alla larga dai guai», diceva.

Eravamo in molti a frequentare quel posto. Li giravamo un po’ tutti, ma quello aveva qualcosa di speciale. Era per la gente che ci passava o forse per l’atmosfera che si respirava, non saprei. Ma era unico, a suo modo.

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Attendi, scrittore

C’è un tempo per tutto. Per dormire, per mangiare, per lavarsi i denti, e per scrivere anche. Forse non un luogo, ma un tempo c’è. Io ho trovato il mio tempo, ma non è sempre stato così.

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Le vite che ho vissuto

Non so voi, ma per me un libro ha sia un valore intrinseco – storie, informazioni, concetti, parole – sia un valore autonomo, come oggetto. Di per sé il libro è un bell’oggetto. Ha una sua consistenza, una sua dignità, una sua estetica: il colore dei dossi, le immagini sulle copertine, la forma, lo spessore, la qualità della carta, il tipo di rilegatura, i caratteri… Tutte queste cose concorrono a formare l’oggetto libro.

Tanti libri messi insieme formano una libreria. Le librerie posso avere aspetti molto diversi fra loro. Possono essere un caotico e colorato guazzabuglio di copertine cartonate, oppure una nobile e alterca collezione di dossi in pelle con incisioni dorate, o ancora un saccente agglomerato di dotti saggi monocromatici.

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Dove nascono i sassi

Arriva sempre un momento nella vita in cui ci si guarda indietro e si osserva la strada percorsa. Io alle mie spalle vedo molte cose: tornanti, ostacoli, desideri… ambizioni. Queste ultime pesano un po’ di più. Sono disseminate come piccole pietre che rendono il sentiero accidentato. Uno in particolare è un grosso sasso. Me lo ritrovo sempre tra i piedi. Per molti anni ho cercato d’ignorarlo, ma all’età di 37 anni ci inciampo ancora contro. Gli ho anche dato un nome, si chiama: scrittura.

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