Un’amica, una cara lettrice che mi segue sia sul blog sia su FaceBook, qualche settimana fa, dopo aver letto l’ennesimo spezzone, ha sentito l’esigenza di scrivermi in privato: voleva scusarsi per aver contribuito lei stessa, in tempi non sospetti, a questa fiumana di messaggi che ogni giorno affolla la mia casella di posta elettronica o la chat di FaceBook (più raramente Twitter o Linkedin). Ma non è l’unica. Ricorderete che esattamente un anno fa vi avevo parlato di quella ragazzina che mi aveva spedito una foto del proprio banco, con inciso sopra il precedente slogan del mio blog: “Sbaglia. Fallo senza remore. Ma con la consapevolezza che il passato non si può modificare”. Anche lei, qualche mese fa, ha sentito il bisogno di scusarsi per avermi stalkerato a lungo via mail, chat e whatsapp (nella firma delle mie mail compare infatti il mio numero di cellulare, per cui aggiungermi su whatsapp è un attimo).


A chi non capita di giudicare? Diciamocelo, una delle cose che ci distinguono dal mondo animale non è il pollice opponibile o l’articolazione di suoni fonetici, ma la capacità di formulare, dentro o fuori di noi, un giudizio di valore, di merito, di approvazione o di biasimo su persone o cose che fanno parte, per breve o lungo tempo, del nostro mondo, della nostra realtà.


Scegliete la grammatica; scegliete un sostantivo; scegliete una preposizione articolata; scegliete la sostantivazione dell’aggettivo; scegliete un superlativo del cazzo; scegliete pronomi, avverbi, articoli determinativi e indeterminativi. Scegliete la buona scrittura, il refuso controllato e la sintassi lineare; scegliete un predicato verbale; scegliete un’ortografia pulita; scegliete gli aggettivi singolativi; scegliete uno stile semplice e locuzioni coordinate; scegliete un discorso in tre parti e ricopritelo di retorica; scegliete una punteggiatura corretta e chiedetevi a che serva il punto e virgola; scegliete di sedervi in poltrona a spappolarvi il cervello con una lettura del cazzo, di rispondete a un quiz sul congiuntivo mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in una squallida biblioteca di periferia ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete votato per rappresentarvi; scegliete un futuro anteriore; scegliete la grammatica. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la grammatica: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando si è aspiranti scrittori?