Like: il bello e il brutto in letteratura (… e nella vita)


I confini di questa realtà posticcia sono definiti da quell’idea secondo cui ai fatti si sostituiscono le interpretazioni. Non è solo una questione di prospettiva – o di soggettivismo: «il ‘soggetto’ non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione»[3] – ma di bisogni, poiché sono proprio essi a interpretare il nostro mondo. L’illusione, la finzione, è creata dalla necessità. Questo per dire che il postmodernismo non è follia; esso risponde a una esigenza.


Il punto, credo di intuire da questi ragionamenti, è che al di là della propria «adeguatezza», cioè delle caratteristiche genetiche di chiaro successo, il caso ha comunque un ruolo rilevante; forse più rilevante di quanto Darwin stesso potesse sospettare. All’interno di un contesto in cui gli effetti stocastici sono controllati o ridotti a zero, è probabile che l’individuo che mostra caratteristiche di migliore adattabilità sia quello che effettivamente ha più probabilità di sopravvivenza. Poi c’è la realtà…