Di recente sono andato a trovare mia madre. Mi ha consegnato un plico di cose che ho scritto da ragazzo. Le ha raccolte e conservate con cura in una busta gialla. Tutta robaccia che non ricordavo nemmeno più di aver scritto. Questo, in particolare, è un breve sketch teatrale. Avevo diciassette anni. Era il ’94. Forse sono un po’ nostalgico, ma ho deciso di proporvelo così come lo scrissi.


Insomma, pubblicare è come vivere: c’è la gioia e ci sono i dolori. La prima è quasi sempre al singolare, i secondi quasi sempre al plurale. Ma se non ci fossero entrambi, forse di vivere non ne avremmo la voglia.


La sera, prima di cominciare, riordino la scrivania. La pulisco con un panno umido, spolvero e allineo i libri. Ne sfoglio qualcuno. Mescio un caffè lungo, all’americana, che con il suo pennacchio di fumo riempie la stanza di calore e aroma. Poi mi siedo, accendo il mac, e comincio a scrivere…