Sono le sette e ventitré di mattina. I primi cronisti, ancora assonnati, vengono respinti uno dopo l’altro dai poliziotti di turno nell’atrio. Un uomo, ammanettato, attende solo in una stanza. Nell’ufficio attiguo l’ispettore sta consultando il suo superiore.


Capii che il disegno non faceva per me quando arrivai alla parte più noiosa del manuale: gli esercizi.


Sono seduto all’interno di una lavanderia a gettoni. Quella che c’è a Torino, all’angolo tra via Cigna e via Cecchi. Attendo che il ciclo dei colorati finisca. Nell’attesa sto leggendo “Se una notte d’inverno un viaggiatore…”. Sono a pagina 41, ed è notte. Io il bucato lo faccio solo a tarda sera, dopo che le strade si sono svuotate di gente. Non è inverno però; è estate e fa un caldo proibitivo. Soprattutto qua dentro. Il bucato nella lavatrice ruota con indolenza e la luce al neon ogni tanto saltella.
Entra una giovane donna. Indossa una gonna rossa e una camicetta bianca, scollata sul davanti. Sotto braccio porta una cesta piena di panni. L’appoggia sopra una lavatrice vuota, a lato della mia, e si lascia cadere sul sedile a fianco al mio.