Le preposizioni proprie: In

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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Come dicevamo la scorsa volta, le preposizioni si distinguono in proprie e improprie: le prime si adoperano solo come tali, a differenza delle seconde che invece possono assumere anche altre funzioni: ad esempio di congiunzione, di avverbio, ecc. Le proposizioni proprie sono otto (più una): di, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Le ultime due, lo vedremo meglio dopo, sono identiche per significato e funzioni.

In

La preposizione in, come tutte le preposizioni, dà origine a numerosi valori semantici. Un primo nucleo semantico riguarda le «inclusioni stative»[1], vale a dire il ʻriporre dentroʼ lo ʻstare in luogoʼ, che trova espressione delle relazioni:

  • Di stato in luogo: «Vivo in casa dei miei»; «guarda com’è diverso quello che avviene in me e quello che avviene in te» [Pirandello] – uso figurato; «i problemi più difficili li incontrò, anziché nella conquista, nell’amministrazione dei nuovi territori» [Villari].
  • Complementi retti da verbi come credere, confidare, sperare, ecc.: «Credere in Dio», «confidare nella fortuna», «Speriamo in meglio», ecc.
  • Complemento predicativo: «Diede in moglie sua figlia al miglior offerente», «Cesare offrì in sacrificio una vacca. Ma poiché l’auspicio era sfavorevole, ne diede in sacrificio un’altra», «portai in dono due uova di struzzo».
  • Di tempo determinato: «Nacqui nel ‘77», «in agosto nascerà Luigina».
  • Di materia: «un soffitto a cassettoni in legno», «sedili con rivestimento in pelle»; di ambito affine l’uso di in col verbo consistere: «Le nostre cene di solito consistevano in una minestrina di Liebig» [Ginzburg].
  • Di limitazione: «Luisa è brava in matematica», «in che posso ubbidirla?» [Manzoni], «[…] come gli Stati Uniti siano un paese fertile in scambi e notizie strabilianti» [Moravia].
  • Di strumento: «sono venuto in moto», «da Roma a Torino in treno».

«Si colloca tra i valori di ʻlimitazioneʼ e ʻmezzo – strumentoʼ l’uso di in con il verbo peccare: «confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni» (Messale festivo, 300)».[2]

  • Di modo: «parlare in fretta», «andrà a letto in silenzio» [Pavese], «camminare in punta di piedi» [Serianni].
  • Di stima: «mi tiene in gran considerazione».
  • Di quantità: «eravamo in più di dieci» [Pavese].

A questo primo gruppo di relazioni si aggiunge un secondo gruppo semantico che indica ʻmoto o trasformazione del tempo / nello spazioʼ:

  • Di tempo continuato: «non mi hai scritto più in tre settimane» [Carducci]; «le precipitazioni si sono ridotte a zero nei due mesi trascorsi».
  • Di moto a luogo: «Si trasferì nella Columbia Britannica per sfuggire agli esattori».
  • Di moto in luogo: «entrare in casa» [Serianni]; anche in senso figurato: «venire in mente».
  • Di trasformazione: «alla giusta temperatura l’acqua si trasforma in ghiaccio»; «il vaso si ridusse in briciole, quando mi scivolò dalla mano»; «il vetro è andato in frantumi, ma è stato un tiro davvero magnifico».
  • Di finale: «in danno e scorno» [Leopardi], «in memoria di quella prodigiosa» [Manzoni].

«Nell’uso odierno si adopera la preposizione a per il moto a luogo e stato in luogo con i nomi di città, in opposizione a in con i nomi di regione e di nazione».[3]

Come ad esempio in: «Mi trasferisco a Milano, ma i più avveduti vanno in Inghilterra»; «c’ero andato, in Francia, a Grenoble, per un motivo preciso» [Bassani]. Tuttavia:

  1. L’uso di in con i nomi di città, ci ricorda il Serianni, era molto diffuso nell’antichità e ancora nell’Ottocento il Manzoni preferiva scrivere «in Milano» al posto di «a Milano»;
  2. L’uso dei due pronomi, in o a, talvolta oscilla anche per toponimi di una stessa regione: «C’era una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba» [Pavese];
  3. Negli odonimi, a fianco al tipo tradizionale «in via Garibaldi» si affianca il romanesco e meridionale «a via Garibaldi», debordato anche nell’uso letterario (ad. es. Moravia, ecc.);
  4. Nello stile formale o ufficiale si può trovare l’’uso di in con una qualifica professionale seguita da un toponimo: «Ringrazio il sig. Pietro Bilancioni avvocato in Ravenna» [Carducci].

In, come anche molte altre preposizioni proprie, nell’incontro con un articolo può articolare. Le forme articolate sono: nel, nello, nella, nei, negli, nelle.

Conclusioni

Avrei voluto proporvi un articolo riepilogativo di tutte le preposizioni proprie, ma ogni volta c’era qualcosa da aggiungere (e in questo il Serianni non lesina) che pareva male lasciare nell’oblio. Alla fine quindi ho deciso di presentarvi otto diversi articoli, uno per ogni preposizione. La prossima volta, quindi, parleremo della preposizione con.

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Note

[1] Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET 2006

[2] Cit. Serianni

[3] Cit. Serianni

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13 Comments on “Le preposizioni proprie: In

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