Amarcord: vecchi ricordi


Salvatore Anfuso

…quando il passato ritorna

Ci sono momenti della vita in cui sentiamo la necessità di ripercorrere la nostra storia, la strada fatta, forse per ritrovare noi stessi. Non sono solito guardarmi alle spalle, né perdere tempo a fantasticare sul futuro. Io vivo il presente. Eppure, la scorsa settimana, un po’ per caso, un po’ per destino, mi sono imbattuto nel mio passato e ripercorrerlo è stato piacevole. No, meglio. È stato emozionante. Possiamo davvero dire chi siamo se non conosciamo la nostra storia?

L’identità non è fatta solo di un nome, una data di nascita e una serie di fatti insignificanti, come: che lavoro fai? Dove vivi? Sei sposato? Ti sei laureato? Con che punteggio? Tutte queste informazioni non dicono chi siamo. Non hanno contribuito a formare il nostro carattere, o la nostra personalità. Sono solo dati anagrafici, buoni per farcire la burocrazia di altre informazioni inutili. Cos’è che ha davvero importanza allora? Cosa dice a noi stessi, prima ancora che agli altri, chi siamo e da dove veniamo? L’argomento di questo post è: vecchi ricordi.


Metti una sera a cena

Prefazione

Il racconto che segue presenta immagini forti, non ideali a un pubblico giovane, o di perbenisti, moralizzatori e baciapile. Altresì, il racconto non rispecchia le idee e i gusti dell’autore. Buona lettura…

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L’attesa sa essere frustrante. Ad esempio quando inviti qualcuno a cena. Qualcuno di importante. Qualcuno di atteso. Fremi, contando minuti che non sembrano passare. Gli occhi cercano di continuo l’orologio. La delusione segue lo sguardo, solo pochi secondi dall’occhiata precedente. È così che mi sento io questa sera.

Lei invece no. È tranquilla la mia mogliettina. Un po’ sorpresa a dire la verità, perché di ospiti non ne riceviamo quasi mai. In cucina canticchia. Lo fa sottovoce. Mentre canticchia prepara da mangiare. È felice, perché questa sera potrà parlare con qualcuno che non sia io. O forse canta per scaricare la tensione.

Ricominciare a scrivere


il piacere di scrivere

…quando la vita cambia la scrittura

Sembra la prima cosa che scrivo da anni. È una sensazione stranissima, fatta di curiosa scoperta e di indignato fastidio. Eppure sapevo scrivere… Lo ricordo benissimo. Le dita scorrevano veloci sui tasti, battendo a ritmi serrati, senza mai un dubbio, una titubanza. Adesso, invece, rifletto. Leggo fra le righe prima di scriverle. Non so bene cosa dire… forse, non so bene il perché dirlo. Sì, credo sia questo. Oggi parlerò di motivazioni, ma lo farò in maniera diversa dal solito.

Quando stavo ancora con la mia ex, vale a dire fino a un paio di settimane fa, il motivo per cui scrivevo era per me chiarissimo: una chance di crescita per la mia famiglia. Potevo negarlo, a me stesso per primo, ma la ragione che mi spingeva a svegliarmi ogni mattina alle 4, per scrivere prima di andare in ufficio, era la possibilità, per quanto surreale, di guadagnare soldi extra con la scrittura. Di fare un salto qualitativo di vita. L’argomento di oggi, quindi, è: nuove motivazioni.