Come una bambola

Leggende metropolitane

La prossima settimana, quella di Natale per intenderci, sempre di giovedì – come la volta precedente –, uscirà il mio nuovo racconto: L’equivoco. È il secondo che invio al Gruppo Mondadori; è il secondo che mi pubblicano. Finora, per esperienza diretta, non posso che affermare: «Non mi hanno mai rifiutato una pubblicazione». Sto con i piedi per terra, tranquilli; solo che… be’ leggendo quel che si dice in giro per il web sull’argomento, cioè che pubblicare sia difficile; che pubblicare poi con una grossa casa editrice (è indubbio che al momento Mondadori sia davvero la più grossa) per un esordiente sia quasi impossibile; che i racconti non li legge e non li acquista più nessuno, eccetera eccetera, mi aspettavo di trovare le porte editoriali serrate a doppia mandata, di ricevere rifiuti su rifiuti, come racconta Stephen King in On writing, e invece… mi pubblicano, di nuovo. Alcune delle cose che si dicono sul web sono solo leggende. O forse sono io a essere fortunato?


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Fondamenti di grammatica per aspiranti scrittori

Finalmente siamo giunti alla parte cicciosa di questo nostro percorso. Molti di voi probabilmente penseranno, anche con ragione, che questo livello di ripasso è eccessivamente elementare: perché rivangare cose fatte già alle scuole elementari e medie? Per due buoni motivi: intanto perché leggo ciò che il web diffonde e mi pare ce ne sia un gran bisogno; poi perché il tempo passa e la memoria non migliora; infine… be’, perché potrebbero esserci molte cose che ignoravate. Da oggi, e nelle successive puntate di questi mini-ripassi, vedremo da quali categorie di parole sono composte le frasi che usiamo normalmente per narrare, in forma scritta, le nostre storie.


Cubo alfabetico

… nella normativa linguistica

«Molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti». 

[Luca Serianni]

L’Espresso delle 8 e 20

Il tedesco di origini romene Eugenio Coseriu, uno dei massimi linguisti del Novecento, nel 1952 pubblica un testo titolato: Sistema, norma e “parole”. In questo libro introduce un bizzarro paragone, quello dell’espresso delle h. 8,20. In esso, dice, si possono individuare alcuni elementi di sistema: «l’orario di partenza e di arrivo, ad esempio, o il numero delle fermate sono tratti costitutivi senza i quali non esisterebbe quel certo treno delle 8,20». Altri, invece, rientrano nella norma, come: «la disposizione dei vagoni, il loro numero, il loro colore e così via». Questi ultimi, sono elementi che ci aspettiamo di vedere rispettati se siamo frequentatori abituali di quel dato treno; se non lo siamo, la loro variazione non implica la «non-esistenza del treno».